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giovedì 8 aprile 2021


Il freddo picchia duro su frutta e asparagi

Il gelo torna a picchiare duro. Dopo il ritorno di freddo di metà marzo, che aveva causato danni soprattutto alle drupacee di Emilia-Romagna, Veneto e Toscana, l’Italia intera da inizio settimana si trova a fare nuovamente i conti con il freddo invernale, neve fino a bassa quota e perfino grandinate. Un clima "strambo", del tutto impensabile fino alla Settimana Santa di Pasqua, che aveva fatto registrare temperature diurne di oltre 30 gradi centigradi. Da questo picco positivo si è scesi, in pochi giorni, a un picco negativo con minime notturne che sono finite sotto lo zero termico su buona parte delle Regioni del Nord e del Centro Italia, fino a Lazio e Molise. La preoccupazione è ovviamente massima per tutte le specie frutticole estive, ma anche per quelle autunno-invernali come mele, pere, kiwi e kaki. Si temono conseguenze anche per lo stress termico che, in linea teorica, potrebbe incentivare problematiche legate all’allegagione ed ai calibri dei frutti.

Fino alla mattinata di domani (venerdì 9 aprile), in base alle ultime previsioni meteo, il rischio gelo rimane elevato per l’ortofrutta italiana. E non solo. “Ciò che si può dire già oggi con certezza è che questa seconda ondata di gelo non farà bene alla frutta di tutta Europa, in quanto il freddo sta interessando l’intero continente, dalla Spagna alla Francia passando per la Germania ed il Belgio”, commenta a Italiafruit News Francesca Aldegheri, referente di giunta di Confagricoltura Verona per il settore frutticolo. Che prosegue: “Focalizzando l’attenzione sulla Regione del Veneto, le minime nelle scorse nottate sono scese sottozero in modo uniforme più o meno in tutti i territori. Per valutare i nuovi danni bisognerà aspettare almeno questo fine settimana. Ora non è possibile. C’è comunque molta preoccupazione non solo per albicocche, pesche e nettarine, ma anche per il kiwi che presenta ormai i bottoni fiorali e per le mele e le ciliegie, due specie che oggi si trovano in fioritura”.

“Le gelate mattutine di questi giorni - spiegano dalla Cia Padova - rischiano di bruciare le gemme delle viti, oltre che di alcune varietà di peschi, albicocchi e susini e seminativi quali barbabietola e mais. In particolare, nel Montagnanese, a Monselice, a Conselve e nell’area dei Colli. Proprio nel Conselvano nella notte fra martedì e mercoledì Condifesa Padova ha registrato la temperatura più bassa di tutta la provincia".



"A preoccuparci il gelo prolungato, dalla sera alla mattina. I ciliegi sono in piena fioritura, ma stanno iniziando a fiorire anche meli e peri. Si rischia grosso, perché i trattamenti antibrina possono fare poco in casi di freddo intenso - aggiunge da parte sua Adriano Favazza, presidente del settore ortofrutta di Confagricoltura Padova - Negli ultimi anni stiamo assistendo a gelate tardive sempre più frequenti, con l’aggravante che gli inverni sono miti. La conseguenza è che le fioriture sono precoci e, con queste gelate, i fiori vengono bruciati e di conseguenza le produzioni sono ridotte o addirittura azzerate. Ma anche senza arrivare alle conseguenze più gravi della perdita di frutti, lo stress termico nelle piante è comunque dannoso perché porta a calibri dei frutti più ridotti”.

Pure in Emilia-Romagna, giorno dopo giorno, la conta dei danni sale. In zone vocate alla frutticoltura come Lugo, Bagnacavallo, Russi, Faenza e Imola, il termometro nelle scorse nottate è sceso ancora tra i meno 2,5 ed i meno 4,5 gradi centigradi. Temperature molto basse che possono provocare problemi importanti sulla frutta. “Le nuove perdite non sono quantificabili, ma dalle segnalazioni si possono già riscontrare nuovi danni da freddo sulle piante di drupacee, kiwi, kaki e, in alcune zone, sui vigneti”, spiega a Italiafruit News Nicola Servadei, presidente della sezione frutticola di Confagricoltura Ravenna, nonché vicepresidente regionale dei frutticoltori della stessa organizzazione agricola.



“Ciò che si era salvato dopo l’ultima ondata di gelo del 18-20 marzo scorso, ora è andato perso. Mai come quest’anno, probabilmente, la frutta romagnola sparirà dai banchi del mercato come pure le ciliegie del comprensorio vignolese". Lo denuncia in una nota Confagricoltura Emilia-Romagna, che precisa: "Sono in sofferenza, in Romagna, i vigneti del Sangiovese e del Trebbiano e quelli di uve bianche precoci, Pinot e Chardonnay; danni ingenti, nella zona di Modena, alle produzioni di Lambrusco e di Pignoletto ma anche ai ceraseti di amarene e ciliegie del comprensorio vignolese. Colpita tutta la provincia di Ferrara, in particolare il comparto frutticolo, dalle drupacee alle fragole in campo. Preoccupa infine - rileva l’organizzazione agricola regionale - lo stato di salute delle barbabietole da zucchero sui 18mila ettari complessivi coltivati nel bacino emiliano-romagnolo, di cui 5.000 ettari nel ferrarese".

“Le gelate primaverili di queste notti mettono a rischio vigne, melonaie e alberi da frutto in piena fioritura”. Parole di Antenore Cervi, presidente di Cia Reggio Emilia, che rileva la difficile situazione che sta vivendo l’agricoltura del territorio: “I nostri tecnici hanno ricevuto tantissime segnalazioni e stanno facendo diversi sopralluoghi per una prima ricognizione dei danni".



L’aria gelida, come già detto in apertura dell’articolo, sta interessando in maniera generalizzata anche le importanti zone frutticole del Piemonte e del Trentino Alto-Adige, dove numerosi produttori di frutta hanno azionato gli impianti antibrina per proteggere i raccolti. "In Piemonte si sono registrate temperature sottozero soprattutto nel nord - sottolinea Coldiretti Piemonte - dove ha anche nevischiato tra le province di Novara e Vercelli come pure nel monregalese, in provincia di Cuneo, e nella provincia di Alessandria con gelate in particolare nell’acquese e nel novese. Nella pianura del torinese, per la prima volta, le temperature sono andate sotto lo zero, era già successo nel pinerolese nelle scorse settimane, ma le colture non erano ancora fiorite, provocando lievi danni a kiwi, pesche e albicocche. Il gelo ha segnato, tra le orticole, gli asparagi di Santena e del Pianalto di Poirino”.

Anche il settore dell’ortofrutta toscana conta i danni: secondo Confagricoltura Toscana la produzione di albicocche è stata danneggiata quasi totalmente, si stima l’80%; nettarine e pesche dal 70 al 50% in meno. "Una situazione drammatica, è il terzo anno consecutivo che registriamo danni ingenti, ma questo 2021 è peggio degli altri”, è l’allarme di Antonio Tonioni, presidente del settore ortofrutta di Confagricoltura Toscana. Meno 5,3 gradi registrati in Valdichiana, dove si concentra la maggiore produzione ortofrutticola toscana, e fino a meno 3 sulla costa, tra Livorno, Grosseto e Pisa. Ora l’attenzione è sul melo e il pero in piena fioritura: “Un’altra gelata sarebbe disastrosa”, continua Tonioni.



Negli areali del Sud Italia a essere penalizzati sono prima di tutto gli ortaggi in campo aperto, a partire dagli asparagi che stentano ad entrare in piena produzione. “Nel Foggiano ci siamo svegliati con temperature di 5 gradi in pianura e la neve su Monti Dauni e Gargano. In questi giorni non si raccoglierà nemmeno un chilo di asparagi”, dice sconsolato Giorgio Mercuri, vice presidente del Consorzio Apo Foggia“Le raccolte dei turioni erano iniziate solo mercoledì scorso, in netto ritardo rispetto all’avvio programmato per metà marzo. Finora abbiamo già perso almeno il 10-15% della produzione annuale di asparagi e, a causa delle correnti di aria gelida di questa settimana, ci saranno ripercussioni anche sui trapianti già realizzati di pomodorini da industria, con potenziali danni nelle aree più fredde e forti ritardi nelle raccolte precoci che avevamo programmato per fine luglio”.

Anche il settore frutticolo pugliese corre comunque un alto rischio, viste e considerate le previsioni per oggi e domattina. Come segnala a Italiafruit News Luigi Catalano dell’Agrimeca Grape and Fruit Consulting di Turi (Bari), infatti, “nel Nord della Regione si registrano già danni legati al freddo su albicocche, nettarine precoci e mandorle. Si devono però aspettare le prossime notti per tracciare un quadro realistico della situazione”. Una considerazione che vale per tutta Italia, compreso il Lazio dove a tremare sono soprattutto i coltivatori di kiwi.
 
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