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lunedì 10 maggio 2021


Frutta estiva, i numeri da cui ripartire

Le aspettative sono interessanti, ma la partita è ancora tutta da giocare. Per la frutta estiva – alle prese con una nuova campagna condizionata dalle gelate primaverili - di sicuro ci sono solo i numeri dello scorso anno: un punto di partenza su cui costruire le strategie per affrontare l'imminente avvio delle vendite di albicocche, pesche e nettarine italiane. Di questo abbiamo parlato venerdì scorso nella nostra diretta “Il rebus della frutta estiva” (clicca qui per rivederla) con Alessandro Palmieri (presidente dell'Op Palmieri), Salvatore Garofalo (responsabile acquisti ortofrutta della Tatò Paride), Roberto Della Casa (fondatore di Agroter e Italiafruit News) e con Alfonso Bendi e Fabrizio Pattuelli di Agroter.



Il Monitor Ortofrutta, per l'occasione, ha elaborato i dati sull'andamento della produzione di albicocche, pesche e nettarine in Italia; e delle vendite di questi frutti in Gdo: le potete vedere all'interno di questo articolo.



Le previsioni indicano volumi avari per le drupacee. Ed è la seconda campagna consecutiva che si propone questo scenario. Quali rischi si potrebbero incontrare? “L'Italia, a livello distributivo, è ormai proiettata ad essere un Paese del Nord Europa, dove i primi cinque gruppi della grande distribuzione controllano una quota preponderante delle vendite – ha spiegato Della Casa – Questi gruppi devono per forza sviluppare strategie che spesso e volentieri poggiano sulla marca del distributore, quindi su disciplinari di produzione che non permettono di passare da un fornitore all'altro con grande facilità. Quindi, nella peggiore delle ipotesi il prodotto potrebbe non essere presente nei negozi, ma questo è un grande problema: il consumatore cambia in fretta le sue abitudini e perché ritorni a quelle precedenti ci vuole tempo. Oppure un produttore che non ha la capacità di stare sul mercato e di essere affidabile, viene sostituito da un altro; e quando una nuova realtà entra e soddisfa le esigenze del distributore, poi non è facile tornare al proprio posto. Questo sullo scenario nazionale, dove il prodotto italiano è generalmente preferito dagli italiani: sul panorama internazionale il rischio è di essere sostituiti da altri fornitori, come Grecia e Spagna, poi riconquistare quegli spazi non sarà semplice, salvo che quelle imprese e quei territori non subiscano le nostre stesse problematiche. Vediamo quindi che la presenza di prodotto – ha concluso Della Casa – diventa un elemento strategico di competizione ancor prima della qualità e i rischi di perdere oggi quote di mercato sono più alte che in passato”.

Gli areali produttivi del Nord sono stati colpiti pesantemente, ma anche il Sud non è passato indenne dalle gelate. “Anche in Puglia ci sono zone colpite: a San Ferdinando, dove ha sede la nostra azienda, non ci sono stati danni, mentre nei comuni limitrofi sì – ha illustrato Alessandro Palmieri, presidente dell'Op Palmieri – La produzione nel complesso sarà inferiore. Le difficoltà maggiori ci saranno su nettarine e pesche bianche, oltre che su albicocche tardive. Per il resto non dovremmo avere nessun genere di difficoltà, almeno nella nostra azienda. Le aspettative sono altissimi, ma dobbiamo capire il riscontro che ci sarà sui punti vendita”.



La distribuzione, davanti a questo scenario, che scelte farà? “Sono situazioni particolare che possono essere ammortizzate, l'importante è non farsi la guerra con prodotti che possono arrivare dai Paesi limitrofi – ha avvertito Garofalo – In un modo o nell'altro si riesce ad avere merce da mettere in reparto, il vero problema è la difficoltà ad avere frutti di un certo standard gustativo. Sarebbe bello se si tentasse di dare valore al prodotto italiano, concentrandosi sulle varietà buone e mettendo in secondo piano l'aspetto commerciale della negoziazione del prezzo”.



Pesche e nettarine, come ha ricordato Pattuelli, negli ultimi dieci anni hanno avuto un crollo della produzione e non solo per colpa del meteo: a livello di superfici dal 2010 al 2020 si è perso oltre il 30% dei pescheti (da 85mila a 62mila ettari, come certifica l'Istat). Per le albicocche, invece, si una nota una certa alternanza nella produzione, ma le superfici sono grosso modo costanti.



“Oggi è importante avere frutta che prediliga gli aspetti gustativi, ma produttività ed estetica non si sposano sempre con le buone caratteristiche organolettiche – ha rimarcato Palmieri – Dove produciamo 40 tonnellate a ettaro non possiamo avere lo stesso gusto di quelle varietà che producono 26 ton a ettaro. Negli ultimi anni abbiamo condotto un grande lavoro con Psb e Ips per avere selezioni varietali che prediligano il gusto: se la frutta è buona il consumatore poi torna a comprarla. Non per forza, però, dobbiamo arrivare il prima possibile: dovremmo pensare di iniziare dopo la metà di maggio con le prime raccolte; perché negli ultimi anni si è accentuata una corsa a cominciare presto, ma poi il consumatore che resta deluso dal gusto di un frutto non lo compra per venti giorni. Posticipare l'inizio delle campagne può essere una strada per offrire al mercato una qualità superiore”.



La mancanza di prodotto lo scorso anno ha condizionato le performance della frutta estiva in Gdo. Le vendite in volume sono state ovviamente molto inferiori, come ha osservato Alfonso Bendi, ma la scarsa disponibilità ha portato un aumento a valore. La Gdo è fortemente influenzata dagli andamenti delle campagne produttive e a fronte di albicocche e pesche che mancano, ci sono prodotti che guadagnano spazio, come l'uva da tavola.

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