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lunedì 7 giugno 2021


«Auspico un’agricoltura libera da fondamentalismi»

Biodinamico sì, biodinamico no: la decisione di finanziare con fondi pubblici l'agricoltura biodinamica (per ora votata al Senato) continua ad alimentare il dibattito all'interno della filiera ortofrutticola. La presa di posizione dell’Accademia Nazionale di Agricoltura (clicca qui per leggerla) e il commento di Paolo Pari di Almaverde Bio (qui l'articolo) hanno stimolato la reazione di Angelo Minguzzi, dottore agronomo, piccolo agricoltore, costitutore privato di varietà frutticole, un trascorso di sperimentatore nel Sistema regionale dell'Emilia Romagna della Ricerca e Sperimentazione Agraria, appassionato alle tematiche della qualità della frutta.

"Scusate se mi inserisco nella dotta disputa, pur senza portare targhe particolari - scrive Minguzzi in una lettera inviata a Italiafruit News - L’idea di scrivervi mi è venuta dopo aver letto la presa di posizione dell’Accademia Nazionale di Agricoltura. Sulla questione della votazione in Senato sull’Agricoltura Biologica e sul passo riguardante quella Biodinamica seguivo le numerose prese di posizione che ne erano scaturite, a cominciare da quella in tempo reale della senatrice professoressa Elena Cattaneo. Seguivo soprattutto le riviste online che si occupano di agricoltura, dove ero stato attratto in particolare dall’intervento di Paolo Pari, e i post su Facebook, lasciandomi invischiare nei commenti fatti anche da ricercatori, con il risultato di suscitare permali al punto da rischiare di rompere vecchie amicizie. Le argomentazioni erano in parte alla portata della mia preparazione culturale, scolastica e professionale, guidato dalla logica e dal buon senso; in parte erano nuove e sorprendenti. L’atmosfera era avvincente e portava a schierarsi; o di qua o di là. Eppure c’era qualcosa che non mi convinceva del tutto. Il dibattito, più o meno corretto, verteva soprattutto sulla liceità di equiparare il Biodinamico al Biologico. Allora ho scritto una prima e-mail all’Ana; di getto, senza guardare tanto alla forma; la trascrivo tal quale qui di seguito".



Minguzzi pensa che "il problema non sia solo quello della equiparazione del Biodinamico al Biologico. Estenderei una posizione critica al proliferare di diverse tipologie agricole, con denominazioni e sfumature diverse; convenzionale, integrata, biologica, biodinamica, conservativa, permacultura... Sorte in nome del diritto del mondo agricolo di darsi diverse forme organizzative e di fare diverse scelte tecniche, funzionali a soddisfare le diverse richieste dei consumatori - o dei mercati?! -, si è creata una enorme confusione, che spesso si risolve proprio in un danno per i consumatori e, a caduta, si ritorce contro i produttori stessi. C'è bisogno di una agricoltura di base seria, quella a cui fa riferimento l'Ana e che mi hanno insegnato a scuola e nella azienda della mia famiglia prima: che dia da mangiare a tutti, per risolvere il problema della fame; che le produzioni abbiano requisiti qualitativi tali da soddisfare le legittime esigenze nutrizionali, salutistiche e gustative dei consumatori, senza cedere a capricciose e/o fondamentaliste richieste; che permetta agli imprenditori e ai lavoratori agricoli di vivere in salute e di ricavarne perlomeno dignitose soddisfazioni economiche; che non rovini l'ambiente e il paesaggio, anzi sia essa stessa espressione e immagine dei luoghi in cui si svolge".

Questi i passaggi della missiva spedita da Minguzzi all'Ana. Ma nella lettera a Italiafruit l'esperto si rivolge anche al direttore di Almaverde Bio. "Da una parte ci vedo le ragioni della scienza - ribadisce Minguzzi riferendosi all'Ana - mentre dall’altra la difesa di un sistema costruito su basi e princìpi autoreferenziali; e non voglio ripetere quanto e meglio di me hanno già detto gli scienziati. Colgo solo alcuni punti del dire di Pari. 'Avete mai mangiato un’albicocca biodinamica?… L’impianto di pere biodinamico che coltiva il presidente di Canova … I frutti sono molto dolci, aromatici'. A me lo dice? Saranno buone o cattive, in relazione alla varietà, alla carica dei frutti lasciati con il diradamento, (o non li diradate perché il diradamento è una pratica contro natura?), dell’irrigazione e, soprattutto, se sono state raccolte al momento giusto; e, per le pere, come sono state conservate prima del consumo. Mi sarei aspettato i risultati di prove di valutazione qualitativa e test di analisi sensoriale".



E qui Minguzzi cita le valutazioni analitiche e sensoriali eseguite da un laboratorio qualificato e frutto di un progetto Psr dell'Emilia-Romagna di qualche tempo fa.
"Un lavoro fatto su 21 campioni di frutta di specie varie (pesche, nettarine, susine, mele, fragole, pere estive e pere autunnali), coltivate con il metodo convenzionale a confronto con le equivalenti coltivate con quello biodinamico - continua Minguzzi - Quali sono risultati i frutti più buoni? Dalla prova non si capisce; in alcuni casi i campioni provenienti dal convenzionale, in alcuni casi dal biodinamico. Ma spesso il giudizio di gradimento è influenzato dal livello di maturazione alla raccolta. E spesso i frutti del campione biodinamico erano raccolti più acerbi e degustati ugualmente anche se erano ancora duri, perché stavano marcendo".

"Qual è l'agricoltura che auspico? - prosegue Minguzzi - L’agricoltura integrata, nei confronti della quale il mondo della produzione organizzata è colpevole di non averla saputa valorizzare, lasciando uno spazio vuoto che è stato occupato dal biologico. Un’agricoltura libera da fondamentalismi e aperta ai ritrovati della scienza e della tecnica; e che produca prodotti sani e naturali e che restituisca a queste parole la dignità di patrimonio comune, sottraendolo al monopolio indebito di un solo tipo di agricoltura - conclude Angelo Minuzzi - biologico o biodinamico che sia".

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A cura della Redazione

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