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lunedì 19 luglio 2021


Radicchio di Chioggia, la riscossa ha un retrogusto amaro

Dopo l'annus horribilis, l'anno d'oro. Senza mezze misure. Vive un 2021 positivo, sotto il profilo commerciale, il radicchio di Chioggia. Ma c'è preoccupazione per il futuro del "suo" Mercato ortofrutticolo. E scatta l'ultimatum al Comune per liberare gli spazi occupati “senza titolo” a Brondolo e per sciogliere i nodi che da anni bloccano lo sviluppo della piattaforma.

Partiamo dai prezzi: il precoce, in questo 2021, ha raggiunto quotazioni che non si vedevano da lustri grazie a minori investimenti, alle gelate di aprile e alle scorte carenti che hanno permesso di vendere bene il prodotto facendo guadagnare le imprese, reduci da un 2020 da incubo. 



“L’anno scorso, complice il blocco totale dell'Horeca, avevamo dovuto lasciare il radicchio in campo mentre quest'anno si faceva fatica a trovare - sottolinea Giuseppe Boscolo Palo presidente del consorzio di tutela del Radicchio Igp di Chioggia - La musica, in questi mesi, è cambiata. Le celle frigorifere vuote e le gelate dei primi 10 giorni di aprile hanno fatto andare a ruba il precoce”. Alcuni dati: il costo di produzione dell'ortaggio, ad aprile e maggio, è stato di 60 centesimi al chilo mentre il prezzo di vendita si è attestato rispettivamente a 1,55 euro il chilo e 1,12 euro. 

Il rovescio della medaglia è rappresentata dalla struttura mercatale cui fa riferimento il radicchio di Chioggia, amministrata dallo stesso Boscolo Palo. Che ha snocciolato tutti i nodi da sciogliere nel corso di una recente conferenza stampa: dal mancato decollo del polo agroalimentare promesso nel 2007 nell’atto di acquisto del terreno demaniale allo spazio di 1.000 metri quadri ipotizzato per il nuovo centro cottura non ancora trasferito; dai materiali di scarto del Comune ancora negli spazi mercatali ai numerosi punti interrogativi sulla trattativa con Opo Veneto per investire nel mercato fino ai problemi burocratici per il trasferimento del Consorzio Agrario. 



"E poi bisogna fare i conti con la legge Madìa - incalza Boscolo Palo - che impone agli enti pubblici di uscire dalle società partecipate che non fatturino un milione di euro l’anno, esponendo la gestione del mercato all’ingresso di multinazionali. Il termine era fissato per il 31 dicembre: un emendamento passato recentemente in commissione Bilancio ha prorogato di un anno la scadenza. Però, attenzione, nessun privato si sente tranquillo a investire in una struttura che da qui a un anno e mezzo potrebbe passare in mano a chissà chi. Abbiamo comunque un anno in più di respiro per risolvere i moltissimi problemi, cerchiamo di utilizzarlo bene".
euro.  

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