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martedì 27 luglio 2021


Serre, costi delle materie prime fuori controllo

Tra i segni indelebili lasciati dall’epidemia, dopo quelli sulla salute, ci sono anche quelli sull' economia. Non siamo nuovi a questo argomento, negli ultimi tempi ne abbiamo parlato a più riprese: i mesi di stallo hanno bloccato interi settori, tra cui quello delle materie prime, strettamente interconnesso con tutti gli altri.
A pagarne le conseguenze è anche l'ortofrutta, che deve fare i conti con prezzi triplicati per packaging, mezzi tecnici, strutture, trasporti...

“Le materie prime sono ‘schizzate’, alcune raddoppiate, altre triplicate e stanno mettendo in difficoltà il nostro settore, che fa fatica a capirne la motivazione” spiega a Italiafruit News Massimo Lucchini di Idromeccanica Lucchini. E continua: “Se a breve termine non avverrà un cambiamento, cosa che ritengo altamente improbabile, potremmo arrivare a un raffreddamento degli ordini e delle commesse. Ovvero, i clienti acquisteranno solo se saranno costretti altrimenti aspetteranno prezzi migliori”.



Lucchini fa un’analisi puntuale sui rincari delle materie prime necessarie per gli impianti serricoli: “Il ferro è aumentato e soprattutto il tubo zincato in ferro: il suo costo è due volte e mezzo superiore rispetto a prima ed è difficilmente reperibile. Anche noi abbiamo dovuto cambiare fornitori, a volte rivolgendoci a Paesi europei diversi dal nostro: in alcuni casi purtroppo abbiamo rischiato di mettere a repentaglio la qualità”.

Il problema ora è quello di approvvigionamento: “Se in azienda posso contare su delle materie prime entrate tre mesi fa, allora il costo è del 20% in meno rispetto alle materie prime acquistate oggi. Ora il punto è capire se questa situazione dei rincari rimarrà tale per il lungo periodo, in questo caso servirà organizzarsi in maniera diversa”.



Fortunatamente Idromeccanica Lucchini non ha subito ritardi nelle consegne dei materiali grazie ad una impeccabile organizzazione interna e ad un ottimo potere di acquisto. “Facciamo fortissimi approvvigionamenti – sottolinea il Ceo – per intenderci se abbiamo bisogno di 10 quantità di materie prime, ne compriamo almeno il quintuplo. Inoltre siamo fortunati ad avere fornitori seri che ci rispettano e non ci lasciano mai senza prodotto: è il frutto della serietà aziendale che abbiamo costruito negli anni, fatta di coerenza e di pagamenti regolari. Probabilmente tra tre mesi la situazione sarà profondamente cambiata”.

Lucchini sottolinea rincari nei prezzi finali “quasi da vergogna” con prodotti impossibili da vendere: in questo scenario i clienti rimarranno alla finestra, aspettando prezzi diversi.

“Nei primi sei mesi dell’anno siamo andati benissimo grazie al vigore, all’entusiasmo e alla voglia di ripartenza – commenta – ma a breve la domanda di serre si fermerà. O si trovano alternative o stimoli grazie ai piani sviluppo rurale, agli aiuti regionali o altre agevolazioni che fanno ridurre i costi degli investimenti, altrimenti il mercato si bloccherà. Non avverrà una riduzione dei costi delle materie prime in tempi brevi, a meno che non si verifichi una crisi economica in cui nessuno costruisce più niente e l’offerta è costretta a scendere. Ma questo è solo uno scenario isolato perché probabilmente ci sarà sempre più bisogno di acciaio, alluminio e altri materiali per le costruzioni”.

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