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lunedì 4 ottobre 2021


«Saremo anche terra di arachidi e castagne»

Non solo noci. L’Emilia-Romagna è terreno fertile per la coltivazione di altre specie di frutta a guscio quali arachidi, nocciole e castagne. E New Factor – industria alimentare specializzata in frutta secca – attraverso il presidente Alessandro Annibali, è in prima linea per sostenere l’espansione di tutte le nascenti filiere produttive. E’ quanto emerso a margine della 17esima giornata edizione della Giornata delle Noce che si è svolta venerdì scorso, 1 ottobre, presso la tenuta dell’Azienda San Martino di Forlì. 

“Vogliamo che la nostra Regione possa diventare davvero un avamposto della frutta a guscio italiana – ha dichiarato il patron di New Factor ed Azienda San Martino, eletto da poco presidente della sezione frutta a guscio di Confagricoltura Emilia-Romagna – Il clima ed i terreni adatti ce li abbiamo, così come abbiamo il know-how, l’innovazione e l’inventiva. Nei prossimi anni vedremo sicuramente crescere altre filiere oltre a quella della noce che, anche grazie ad Agrintesa, sta avendo un importante sviluppo”.
   
L’Emilia-Romagna sarà quindi – in futuro – anche terra di nocciole, arachidi e castagne: “Abbiamo un potenziale ancora tutto da sfruttare per soddisfare la domanda interna di frutta a guscio e frutta disidratata, offrendo nuovi sbocchi a eccellenze locali quali albicocche, pesche e susine – ha proseguito – Ci sono le condizioni per fare crescere filiere redditizie e di qualità, in grado di ridurre la dipendenza dell’Italia dalle importazioni. Il nostro obiettivo è aggregare gli agricoltori e creare sinergie tra imprese agricole e cooperative. Daremo agli imprenditori un manuale di buone pratiche agronomiche per guidarli nella nuova avventura, mettendo a disposizione le competenze e la forza commerciale di New Factor”.


Da sinistra: Marcello Bonvicini, presidente Confagricoltura Emilia-Romagna con Alessandro Annibali, suo figlio Tito ed il sindaco di Forlì Gian Luca Zattini 

“Lo sviluppo del comparto della frutta a guscio, sulla quale crediamo fortemente, sarà una opportunità per gli agricoltori locali – ha precisato Marcello Bonvicini, presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna – Nel Pnrr ci saranno oltre 800 milioni di euro per le filiere e noi dobbiamo creare un progetto credibile per intercettare quei tipi di finanziamenti. Visto che nel settore ortofrutticolo c’è una crisi imperante, soprattutto nelle pere, ci piacerebbe che le riconversioni fossero indirizzate sulla frutta in guscio per dare nuove opportunità e linfa economica agli agricoltori del territorio”. 

Per la noce, la Regione concentra già oggi circa il 30% degli impianti intensivi d’Italia, destinati alle varietà Chandler, Howard e Lara. Il progetto Noci di Romagna di New Factor e Agrintesa coinvolge più di 21 aziende agricole, con più di 500 ettari coltivati nel bacino che va da Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna fino a Bologna e Ferrara. Ma è prevista per i prossimi anni l’implementazione di altri 500 ettari. Un esempio ben riuscito di investimento pubblico-privato, che ha potuto contare sulle risorse del Psr regionale. 


Noci pronte per la raccolta

“Per il raccolto 2021 si stima un aumento della produzione del 30%, passando dalle 600 tonnellate dell’anno scorso a 800 tonnellate – ha specificato Annibali – La produzione dell’annata presenta una qualità eccezionale, ma tutto dipenderà dai prossimi 20 giorni di raccolta. Lo scenario peggiore per noi è quello della pioggia continua. In ogni caso, la stagione delle noci nazionali parte sotto le migliori prospettive. La California ha ridotto i volumi di produzione ed alzato i prezzi. Di conseguenza, il differenziale di prezzo tra le noci italiane e quelle californiane si è un po’ assottigliato rispetto all’anno scorso. Avremo quindi meno difficoltà a piazzare le nostre produzioni – ha proseguito – Occorre inoltre segnalare che le problematiche delle spedizioni per l’Europa dall’America e l’aumento della domanda mondiale di merci che sta facendo lievitare tutte le materie prime, comprese le derrate alimentari, causeranno una diminuzione del prodotto importato nel periodo natalizio. Riteniamo che in un momento delicato come questo, sia importante continuare ad investire per non lasciarsi sfuggire nessuna occasione per il rilancio. E per farlo dobbiamo essere uniti, in un’idea di sistema, anche aprendo a collaborazioni con altre Regioni d'Italia".

Attualmente la cooperativa Agrintesa può contare su 260 ettari a noceto in Romagna – in prevalenza Chandler – anche grazie all’apporto di Agro Noce (progetto specializzato di Idea Agro). "Con i nuovi impianti in fase di sviluppo supereremo i 300 ettari alla fine del prossimo inverno. La noce è una coltura impegnativa e altamente specializzata che richiede grande professionalità, quella professionalità che i nostri soci hanno storicamente dimostrato in ogni occasione – ha sottolineato Cristian Moretti, direttore generale della cooperativa di Faenza – Noi riteniamo che la Noce di Romagna abbia dei plus importanti: è italiana, ha caratteristiche organolettiche superiori a quelle di altre nazioni e la pianta si sta ambientando bene nel territorio. Tanto è vero che gli impianti maturi raggiungono buone produzioni per ettaro. A livello commerciale dovremo essere bravi nel fare capire a consumatori e clienti che dietro al marchio Noce di Romagna c’è una filiera di qualità, in modo da fronteggiare la concorrenza a basso prezzo”.


Cristian Moretti, direttore generale Agrintesa 

Oltre a questo progetto, l’Emilia-Romagna ha visto nascere anche la filiera della noce biologica (in commercio dall’anno scorso) con il Consorzio noci del Delta del Po e l’Op La Diamantina che hanno messo a regime circa 170 ettari nel Ferrarese e nel Ravennate, con risorse del Psr investite in nuovi impianti, macchinari e ricerca. In collaborazione con il Crpv è stato inoltre avviato uno studio sperimentale per migliorare la difesa fitosanitaria del noce coltivato con metodo biologico. Un lavoro utile ai produttori di noci bio e non, alla luce della direttiva Ue che a gennaio del 2022 farà scattare il divieto assoluto di utilizzo del fitofarmaco più efficace contro le malattie fungine: il mancozeb.

La sezione regionale di Confagricoltura dedicata alla frutta a guscio lavorerà nei prossimi mesi alla definizione del "catasto dei noceti”, una sorta di mappatura degli impianti presenti sul territorio, e alla modifica del disciplinare che limita l’uso del rame contro la batteriosi del noce a 4 chili per ogni pianta (lo stesso quantitativo richiesto per una vite che è di dimensioni notevolmente più ridotte), oltre a condividere una fitta rete di strategie con i produttori del Veneto.


Noceto dell'Azienda San Martino

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