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venerdì 24 dicembre 2021


«Uva da tavola, la botrite ha distrutto l'80% del prodotto»

Se a novembre i quantitativi di uva da tavola italiana sembravano bastare fino a Capodanno, ora la situazione si è capovolta e la disponibilità del prodotto appare limitata. Una situazione in cui molte catene distributive reagiscono con l’approvvigionamento del prodotto estero, causando la relativa perdita di valore per il made in Italy. Ma come si dovrebbe attrezzare il settore produttivo italiano per continuare ad essere performante ed evitare crisi stagionali? Lo abbiamo chiesto a Donato Fanelli della Commissione Italiana Uva da Tavola.

Quale situazione sta vivendo il settore produttivo?
A novembre i produttori dovevano iniziare a pianificare la conservazione del prodotto in vista di Capodanno ma l’umidità altissima registrata ha causato una terribile botrite, che ha distrutto più dell’80% del prodotto. Per questi ultimi giorni dell’anno i quantitativi di uva Italia disponibili saranno davvero esigui e insufficienti a soddisfare la domanda: ecco perché molte catene distributive hanno preferito acquistare merce spagnola e di Oltreoceano.


Donato Fanelli

Come prevenire in futuro il verificarsi di questi problemi?
E’ inutile pensare come sarebbe andata senza botrite: sarebbe stata sicuramente un’annata positiva per volumi e qualità ma i problemi sono di portata ben più grande. Se il settore produttivo italiano vuole continuare ad essere protagonista in Europa, è necessaria una riflessione: non è possibile continuare a tenere l’uva appesa ai ceppi fino a novembre. Si tratta di una tradizione agronomica non più in linea con gli andamenti climatici attuali e non ha senso portarla avanti. Altri Paesi come Spagna, Cile, California e Sudafrica lo hanno già capito e stanno investendo in tecnologie di conservazione come strutture refrigerate avanzate. In questo modo l’uva viene raccolta e incamerata tutta a metà ottobre, evitando eventuali problematiche di umidità.

L’Italia è pronta per adottare tecnologie avanzate e installare grandi centri di stoccaggio e conservazione? 
Solo a patto di costruire prima una reale aggregazione degli operatori in gioco. Finché continuiamo con il concetto per cui ogni operatore deve essere dotato del suo personale (seppur limitato) magazzino, allora non andremo da nessuna parte. Vanno aumentate le capacità di stoccaggio tramite grandi centri di consegna: questo passaggio può essere fatto solo se gli operatori commerciali iniziano ad accordarsi e a collaborare. E per capire se questo metodo funziona basta guardare al Cile: lì gli operatori hanno già creato ampi centri di stoccaggio avanzato in cui la merce viene consegnata entro date prestabilite. Presso gli stessi centri sono state costruite anche strutture di soggiorno per gli operai, in grado di garantire una continuità lavorativa senza precedenti. E’ importante prendere ispirazione prima che qualcuno ci superi…



Un aiuto per il cambiamento può arrivare anche dalle nuove varietà brevettate, come le seedless?
Assolutamente sì, peraltro quest’anno abbiamo assistito a un sorpasso definitivo nei consumi di uva senza semi rispetto alle varietà tradizionali. Puntando sulle seedless, il vantaggio non è solo economico: si tratta di frutti che hanno insito nel loro processo produttivo un taglio anticipato, modalità che favorisce anche le capacità di stoccaggio nei magazzini frigo-conservati.

Il panorama per i produttori è variegato: nuovi investimenti in tecnologia e promettenti varietà, da dove iniziare?
Prima di tuto serve un cambio di mentalità, l’unico modo per poter affrontare tutto ciò che di nuovo propone il settore. Non basta raccogliere i grappoli ad autunno inoltrato ancorandosi ad una tradizione: i tempi sono cambiati e la sopravvivenza del settore passa anche dalla capacità di adattarsi ai nuovi trend climatici e di mercato. E lo stesso vale per i centri di stoccaggio: quanto conta averne uno a testa se poi le capacità rimangono limitate? Siamo davanti a un bivio e invito i produttori a ragionare sulle esperienze di successo mondiali prima di decidere quale strada prendere.

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