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martedì 1 marzo 2022


Rincari, strategie a confronto

La fiera dello sconto non può essere la soluzione. Il consumatore va tranquillizzato, è vero, ma l'aumento dei costi di produzione è un fattore che va riconosciuto e ammortizzato lungo la filiera ortofrutticola: è il momento delle scelte e delle strategie. Cosa fare? Abbiamo messo a confronto le idee di due esperti di lungo corso: Giampaolo Ferri e Roberto Della Casa.

Se la prima pandemia ha insegnato a ripensare a nuove strategie – con produzione e distribuzione che per un momento si sono trovate dalla stessa parte della barricata, finalmente - ora per uscire dalla nuova emergenza dei rincari serve fare la stessa cosa. Ma il fattore tempo non è secondario.

Il punto di vista di Giampaolo Ferri



Stiamo finalmente uscendo dall'emergenza pandemica, ma ecco che ci troviamo catapultati in un'altra emergenza, non meno grave e difficile da superare. Le informazioni giornaliere sui rincari già a gennaio hanno avuto i primi effetti concreti sul rallentamento dei consumi (clicca qui per leggere l'Ortofrutta in Cifre) proiettandoci velocemente in una nuova situazione di cui non conosciamo i tempi di uscita e sopratutto dove ci porterà.

Dal momento che i consumatori stanno già mettendo in pratica le loro scelte in tema di risparmio, tutta la filiera - dai produttori ai distributori - dovrà fare altrettanto, trovando insieme e in modo veloce contromisure. La produzione deve programmare con chi distribuisce in modo da produrre ciò che serve realmente, evitando quel surplus che - se non venduto - ricadrebbe sui costi dei produttori. Questo mantenendo sempre la qualità e ottimizzando la logistica.



Il continuo aumento dei materiali di confezionamento ci deve imporre un ripensamento: se continuare verso quel modo di vendere o se invece non convenga limitarlo (lasciandolo al canale on-line, per quelle insegne che lo hanno), scegliendo quindi di vendere più prodotti sfusi, recuperando cosi lungo tutta la filiera i costi del confezionato e ridistribuendo a tutti un po' di marginalità, oltre ad abbassare i prezzi di vendita finali. Vero che in questi ultimi anni i trend del confezionato sono in costante aumento, ma siamo in emergenza e le azioni da fare devono esserlo altrettanto.

Una riflessione anche sugli assortimenti: se la profondità degli stessi in questi anni era stata una scelta commerciale delle varie insegne per attrarre i consumatori, abbiamo già capito che i consumi sono in contrazione e lo saranno per gran parte del 2022; quindi varrebbe la pena rivedere gli assortimenti che spesso sono ridondanti rispetto alla reali esigenze e spesso creano inefficienze e sfridi lungo la filiera.

Il punto di vista di Roberto Della Casa



La discontinuità che i rincari delle materie prime e dell’energia stanno generando nel nostro potere d’acquisto offre una straordinaria opportunità di cambiare la curva dell’esperienza su frutta e verdura o, almeno, su una parte consistente della stessa.

Così come un evento scioccante come lo scandalo del metanolo fu la pietra miliare dello sviluppo dei vini di qualità e della rinascita di questo comparto con soddisfazione per tutti, i rincari a due cifre delle materie prime e dell’energia possono essere l’inizio della fine dell’ortofrutta a 0,99 e dei prezzi bassi, anziché una leva per svilupparli ulteriormente.

Fatta salva una quota di prodotti ad accesso garantito per tutti e con prezzi popolari perché di prima necessità, la gran parte dell’ortofrutta deve entrare nella sfera della soddisfazione, oltreché della salute, aggiungere valore e meritare un riconoscimento economico, che è poi un piccolo sacrificio per un grande beneficio.



Cogliamo l’occasione per cancellare l’assioma che in stagione si può trovare frutta buona a prezzi popolari. Non è vero, capita solo quando c’è troppa offerta e i prezzi al consumo bassi si ripercuotono su produttori che non fanno reddito, generando povertà in questa fase della filiera.

Fare ortofrutta buona, così come per il vino, costa e chi la vuole deve essere disposto a pagarla. Il gasolio, il gas, l’energia elettrica sono beni di prima necessità che oggi dobbiamo, non vogliamo, pagare cari malgrado diano le stesse prestazioni di prima. Perché non dovrebbe essere così per frutta e verdura, soprattutto se ne alziamo le prestazioni?

Basta slogan insostenibili sul mantenimento del potere d’acquisto che, guarda caso, vanno a penalizzare le filiere più disorganizzate e frammentate: facciamo un salto di qualità. Mangiare bene deve stare ai primi posti nella scala delle nostre priorità e frutta e verdura sono fra i cibi più importanti della nostra dieta. Cogliamo questa occasione per cambiare il loro corso anziché inseguire come contenerne i prezzi deprimendo ulteriormente la qualità.

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