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venerdì 25 marzo 2022


Cina verso l'approvazione del genome-editing

Il secondo Paese al mondo a dare il via libera all’uso del Genome-Editing in agricoltura sarà la Cina. L’unica altra nazione in cui ciò è attualmente possibile, seppure con regole diverse, sono gli Stati Uniti. Le linee guida preliminari per effettuare ricerche su varietà resistenti utilizzando questa nuova tecnologia sono state rilasciate lo scorso 24 gennaio dal Ministero dell’Agricoltura Cinese. Secondo i ricercatori, le nuove linee guida per il genoma-editing potrebbero ridurre il tempo di approvazione a due anni.

La notizia ha creato agitazione nel mondo nella ricerca, molti esperti si sono affrettati a presentare domande riguardo l’uso delle colture trasformate utilizzando la nuova tecnica. Il genome-editing, infatti, è un metodo di miglioramento genetico, molto preciso ed efficiente, che consente di modificare o sostituire con grande precisione piccole parti del Dna degli esseri viventi. Le modifiche possono consistere nella rimozione, aggiunta o sostituzione di alcune porzioni di geni, più raramente di geni interi, al fine di modificarne l’espressione e, quindi, le caratteristiche derivanti nella pianta.



Tra le possibili colture interessate troviamo il frumento, vite, alcuni ortaggi e vari alberi da frutto, per cui si cercano linee resistenti all’Oidio (o Mal Bianco). Per quanto non sia un patogeno mortale, in quanto è obbligato a vivere sugli ospiti che colpisce, questo fungo presenta una elevata aspecificità che lo porta a poter colpire più di diecimila specie di piante. Caixia Gao, biologa vegetale dell’Istituto di genetica e biologia dello sviluppo dell’Accademia cinese delle scienze di Pechino, ha collaborato alla realizzazione di un articolo riguardante questo patogeno che è stato pubblicato anche sulla rivista Nature. Per la biologa, l’apertura al genome-editing è un avvenimento positivo, come riportato su AgriFoodToday “Questa è una notizia molto buona per noi. Apre davvero le porte alla commercializzazione”.

Tuttavia, è necessario conoscere bene il controllo dei geni sulla fisiologia della pianta per ottenere risultati interessanti. Quando, nel 2014, Gao e il suo team hanno utilizzato il genome-editing per eliminare un gene che rende il grano suscettibile, hanno ottenuto piante resistenti la cui crescita era bloccata dall’assenza dello stesso gene. Per fortuna, tra le piante modificate ce n’è stata una che è riuscita a crescere normalmente, grazie alla rimozione di una porzione Dna più ampia. Successivamente, i ricercatori hanno sperimentato la rimozione della stessa porzione in altre piante, ottenendo varietà resistenti ad Oidio e capaci di crescere.

Le regole introdotte in Cina sono più restrittive rispetto agli Stati Uniti, in questo caso vengono infatti regolate anche le tecniche che causano piccole modifiche simili a quelle che potrebbero verificarsi per evoluzione naturale. In ogni caso, le misure saranno più indulgenti rispetto a quelle applicate finora in Ue dove, tramite una decisione della Corte di Giustizia, si è deciso di assimilare l'editing del genoma agli OgmPer superare questo ostacolo burocratico, l’Ue ha avviato una riforma della propria normativa in ambito di Organismi geneticamente modificati che ha trovato supporto di diversi Paesi, tra cui l’Italia, e l’opposizione di svariate associazioni ambientaliste, come Greenpeace e Slow Food

Le piante ottenute tramite l’editing del genoma vengono sottoposte a interventi di modifica con tecnologie come Crispr-Cas9. Questa tecnologia consiste nell’associazione di una proteina, la Cas9 che si comporta da forbice, andando a tagliare il Dna in un punto altamente specifico, col fine di inserire o rimuovere una parte del codice genetico stesso. Una grande differenza rispetto all’Ogm classico, che è ottenuto sottoponendo le cellule a trattamenti di inserimento casuale di una porzione di Dna esterno, proveniente da individui della stessa specie, specie diverse o anche regni diversi (es. geni animali in piante). I classici organismi transgenci e cisgenici, infatti, possiedono il gene “estraneo” in una posizione casuale del proprio Dna, poiché manca la specificità propria della tecnologia Crispr-Cas9.

Nonostante la possibilità di ridurre i tempi di ottenimento di piante migliorate, si ipotizza, infatti, che con il genome-editing sarà possibile passare dalla ricerca al commercio in appena 2 anni, l’accettazione di questa tecnologia ha fatto sorgere dubbi riguardo l'ambiguità di alcuni passaggi, tra i ricercatori. I dati richiesti per la valutazione del materiale ottenuto riguardano le sole prove di laboratorio e solo su piccola scala, qualora le colture non rappresentino rischi ambientali o sanitari.  



Tali regole si applicano alle colture in cui l'editing del genoma viene utilizzato per rimuovere i geni o cambiare piccole parti di essi, ma non è chiaro siano valide anche nel caso in cui le sequenze provengano da altre varietà della stessa specie. Il parere di Chengcai Chu, esperto in genetica del riso alla South China Agricultural University di Guangzhou, è stato riportato da AgriFoodToday: "Dovremo confermare se questi sono consentiti, perché è importante avere chiarezza sulle regole”.

Attualmente, l’applicazione di queste tecnologie è ristretta alle sole piante di interesse economico che mostrino risposte positive al trattamento. Chissà che questa nuova tecnologia non porti, in futuro, a parlare di Organismi geneticamente migliorati o di evoluzione assistita, riguardo le piante ottenute con questa nuova tecnologia. Che l’agricoltura abbia bisogno di risposte è chiaro, che abbia tante domande, anche, ora serve ancora tempo per capire se il genome-editing possa essere una valida soluzione. 

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