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lunedì 11 aprile 2022


«Guerra, necessario aprire a nuovi mercati»

Il conflitto in Ucraina e le ripercussioni sul mercato ortofrutticolo europeo. Di questo e di altri effetti gravi che riguardano il settore alimentare, il professore Massimo Tagliavini, docente di Arboricoltura generale della Facoltà di Scienze e Tecnologie dell’Università di Bolzano, ha parlato a un’audizione alla Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, proponendo l'apertura a nuovi mercati. 

Insieme all’esperto della filiera ortofrutticola, anche i professori Michele Pisante (Università di Teramo), Giuseppe Pulina (Università di Sassari), Amedeo Reyneri di Lagnasco (Università di Torino), in rappresentanza della comunità scientifica che si occupa delle principali filiere produttive del settore agricolo. 



“Gli effetti più gravi per il momento si stanno osservando per le grandi colture per l’alimentazione umana e per zootecnia”, spiega Tagliavini, “ma vanno tuttavia tenuti presenti anche gli effetti sulle aziende ortofrutticole, a causa dell’aumento dei costi dell’energia utilizzata nei magazzini di conservazione e trasformazione, dei combustibili molto utilizzati nelle serre riscaldate e degli effetti distorsivi sul mercato. 

“Ad esempio, la Polonia, il maggior produttore di mele a livello europeo, prima della guerra esportava molto prodotto in Russia tramite triangolazioni con Bielorussia e Serbia. Adesso quel mercato è chiuso e quindi ci si aspetta che le mele polacche ancora nei magazzini e quelle della prossima stagione saranno riversate sul mercato interno europeo, con un effetto negativo sui prezzi”.

Tra le soluzioni proposte per la filiera ortofrutticola, il docente insiste sulla necessità di avviare azioni comuni per mitigare i contraccolpi. “Una prima azione riguarda forme di sostegno all’acquisto di fertilizzanti, energia e combustibili – puntualizza - Ciò andrebbe accompagnato dalla apertura di nuovi mercati come quelli dell’Estremo Oriente, attraverso la rimozione di barriere fitosanitarie che al momento ostacolano le esportazioni di frutta italiana in quei Paesi”.



Il settore agroalimentare è messo a dura prova anche dal clima. A riguardo Tagliavini e i colleghi chiedono lo sblocco a livello europeo delle sperimentazioni in campo delle piante ottenute dalle NBT, o New Breeding Techniques, che potrebbero rendere le coltivazioni più forti e resistenti agli agenti patogeni e di raggiungere meglio gli obiettivi dell’ambiziosa politica agraria europea (Farm to Fork). 

“Le tecnologie potrebbero portare a una diminuzione considerevole dei trattamenti fitosanitari e rendere le colture più produttive e più sostenibili. Per questo bisogna ripensare le politiche agricole nazionali e comunitarie”, conclude Tagliavini.

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