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giovedì 7 luglio 2022


L'ortofrutta traina il mercato bio, ma calano i consumi

Continua la crescita del bio in Italia, con l’ortofrutta che fa da categoria di acquisto trainante (46,1%) nonostante una generale flessione delle vendite. Per quanto riguarda gli orientamenti culturali, invece, la frutta è in crescita con un’estensione pari a 42mila ettari nel 2021. Stabile la frutta secca (55mila ettari). Va meno bene per gli ortaggi, che lo scorso anno hanno perso il 13% della superficie da un anno all’altro, scendendo a 60mila ettari. Situazione simile per gli agrumi, che come coltura bio sono calati dell’11% attestandosi a 32mila ettari.

Tra le diverse coltivazioni biologiche crescono soprattutto le colture permanenti (+3,5% nel complesso), con andamenti diversificati tra le diverse tipologie: si riducono gli agrumeti (arance -17,2% e limoni -0,8%) e rimangono sostanzialmente stabili i meleti bio (-0,4%) e gli oliveti (+0,5%) mentre aumentano i vigneti (9,2%) e i noccioleti (+12,5%). 



I dati sono stati presentati al convegno Ismea “Appuntamento con il bio: l’agricoltura biologica del futuro” che si è tenuto ieri a Roma a cui ha partecipato anche il sottosegretario alle Politiche agricole Francesco Battistoni. 

Il mercato mostra però i primi segnali di cedimento dei consumi, di riflesso alla perdita di potere d’acquisto delle famiglie, aggravata dalla forte spinta inflazionistica degli ultimi mesi. In uno scenario contrassegnato dagli sconvolgimenti geopolitici scatenati dall’aggressione russa in Ucraina e da nuovi timori sulla sicurezza alimentare globale, Bruxelles ha confermato il pacchetto di iniziative del “Green Deal”, che vede nello sviluppo dell’agricoltura biologica, con il target del 25% della superficie europea a bio entro il 2030, uno dei cardini della transizione green in agricoltura. L’Italia, nel frattempo si è dotata, dopo un lungo e travagliato iter, di una legge nazionale sull’agricoltura biologica, destinando cospicue risorse al settore nella programmazione 2023-2027 della nuova Pac, ma è evidente come il mutato quadro di riferimento, in cui dapprima la pandemia, poi la guerra e ora anche le siccità insistono senza soluzione di continuità, ponga più di un interrogativo sul futuro del comparto.





La superficie biologica italiana è aumentata del 4,4%, come è emerso dai dati Sinab presentati da Ismea in apertura del convegno, arrivando a sfiorare i 2,2 milioni di ettari a fine 2021. Il mantenimento di questo ritmo di crescita anche nei prossimi anni permetterebbe di raggiungere i 2,7 mln di ettari al 2027, ultimo anno della Pac 2023-2027, e toccare i 3 mln al 2030, valore prossimo al target Farm to Fork del 25% di superficie bio, da raggiungere entro la fine del decennio.

Il quadro nazionale non è tuttavia omogeneo tra le diverse regioni, con alcuni territori come, ad esempio, Campania (+55%), Toscana (+25%) e Friuli-Venezia Giulia (+23%) in cui le superfici biologiche crescono a ritmi mai visti finora e altri come la Sicilia, che pur mantenendo il suo primato, ha perso in un anno più superficie biologica di quanta ne conti l’Abruzzo. Alla base di queste dinamiche molto differenziate, le diverse scelte operate dalle Regioni relativamente agli impegni agroambientali dei PSR 2014-2020 e in particolare l’uscita di nuovi bandi della Misura 11.



“L’Italia conferma e rafforza il proprio impegno sul biologico, stanziando fondi per la programmazione 2023-2027 della Nuova Pac, per oltre 2 miliardi di euro” – dichiara il sottosegretario al Mipaaf, Francesco Battistoni. “Ciò, rappresenta un segno tangibile di quanto l’Italia creda nell’agricoltura biologica e di come gli interventi messi in atto, a partire dall’approvazione della legge sul biologico fino al Piano d’Azione Nazionale, rientrino in un quadro organico e complessivo finalizzati alla crescita del settore” - continua. “Da sottolineare, inoltre, che fra il 2020 e il 2021, la SAU nazionale a coltivazione biologica è aumentata di oltre il 4%, una tendenza in continua crescita che ci fa ben sperare. Se nei prossimi anni gli incrementi saranno costanti, - prosegue Battistoni - confido che nel 2025 potremmo raggiungere l’obiettivo del 20% di SAU nazionale a coltivazione biologica e arrivare alla soglia del 25% nel 2027, anticipando di 3 anni gli obiettivi contenuti nel Green Deal europeo” - conclude.



“Rileviamo quattro dati importanti” - ha sottolineato Angelo Frascarelli Presidente di ISMEA. “Da una parte continuano a crescere la superficie e gli operatori bio con l’esplosione nel 2021 del settore vitivinicolo dall’altra l’incidenza sugli acquisti alimentari delle famiglie resta stabile al 3,9%. Lo sviluppo dell’agricoltura biologica è considerato tra i principali driver della transizione verde e la politica italiana ha deciso di aumentare il sostegno al bio, con un incremento di risorse di 720 milioni di euro nei prossimi 4 anni. In sintesi, cresce l’offerta e il ruolo politico-ambientale del bio, ma non cresce il consumo e il valore del mercato. Molte luci e qualche ombra: è necessaria una valutazione del ruolo del bio nella specificità italiana.”



Al convegno, moderato dal conduttore radiofonico e televisivo  Beppe Convertini, hanno preso parte anche Fabio Del Bravo di Ismea, Pietro Gasparri dell’Ufficio PQAI1, MiPAAF, Alberto Mattiacci - professore della Sapienza di Roma, Maria Grazia Mammuccini - presidente Federbio, Giuseppe Romano - presidente AIAB, Jacopo Gabriele Orlando - vicepresidente Assobio,  Francesco Torriani - Coordinatore del settore biologico dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Italiane, Federico Marchini – presidente Anabio-Cia, Giovanna Parmigiani, componente della Giunta esecutiva di Confagricoltura,  Ettore Prandini - presidente Coldiretti,  Franco Verrascina - presidente Copagri.

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