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lunedì 6 giugno 2011


IL MERCATO ORTOFRUTTICOLO DI GUIDONIA NELLE MIRE DELLA 'NDRANGHETA?

A Roma si è ricominciato a sparare, a minacciare, a gambizzare. I sistemi mafiosi e criminali seguono l’evoluzione affaristica come nel resto dell’Italia. L’infiltrazione della mafia, della camorra e della ‘ndrangheta nel territorio laziale è ormai un dato assodato. Ma anche delle mafie africane e slave. Il quadro fotografato dalla relazione del sostituto procuratore antimafia Diana De Martino non lascia spazio a dubbi. Le mafie straniere hanno il controllo dei centri di accoglienza. Camorra e ‘ndrangheta si spartiscono appalti, droga, prodotti ortofrutticoli e trasporti.
Il Lazio è ormai un terreno fertile da conquistare. Anzi, già conquistato dai più noti “clan”. Famiglie come gli Alvaro di Sinopoli, i De Angelis di Cassino legati ai Casalesi di Francesco Schiavone, i Licciardi e i Mallardo sempre vicino ai casalesi. Ma anche i Terenzio ed i Di Stefano. Senza tralasciare i clan siciliani Santapaola e Ercolano. E ora l’espansione si dirige anche verso zone che, almeno inizialmente, sembravano avere scarsa rilevanza per i clan. Il territorio ad esempio della provincia nord-est, ovvero quello del mercato ortofrutticolo di Guidonia. Proprio qualche mese fa era stato lanciato l’ultimo allarme. In un’interrogazione parlamentare al Ministro degli Interni Roberto Maroni, i deputati del Pd Laura Garavini e Jean Leonard Touadì chiedono di intervenire sulla situazione del Centro Agroalimentare di Roma. Il sospetto è che la struttura sia finita sotto il controllo della ‘ndrangheta. Estorsione e usura i reati più frequenti. Inoltre, emergerebbe anche l’utilizzo della zona di Tivoli e Palestrina da parte di alcune famiglie legate alla ‘ndrina di Sinopoli come nascondiglio di soggetti malavitosi. E se fino a qualche giorno fa si poteva ancora ipotizzare la marginalità degli investimenti sul territorio, l’ultimo maxi sequestro delle Fiamme Gialle di Roma e Napoli spazza via ogni dubbio. Seicento milioni di euro, 300 beni immobili tra appartamenti e terreni. Città come Guidonia, Mentana, Fonte Nuova e paesi come Sant’Angelo Romano, sono stati presi d’assalto da una montagna di denaro sporco da riciclare.
Ed è da li che parte la grande inchiesta della Dda (direzione distrettuale antimafia) di Napoli. La struttura era semplice e il gioco lo era ancora di più. Tutto passava nelle mani di Michele Palumbo, “Don Ciccio” per tutti, referente di zona del clan Mallardo. Uno che incontrava nella sua “abitazione” in un noto albergo sulla via Nomentana, politici, imprenditori e anche forze dell’ordine. Tramite Palumbo il clan di Giugliano investiva grosse quantità di capitali “sporchi” che venivano lavati con l’acquisto di terreni, abitazioni, auto e moto di lusso. Ma anche agenzie di scommesse, e soprattutto la commercializzazione del caffè Seddio, di proprietà dei Mallardo. Un caffè che a Giugliano non aveva rivali, visto il modo “senza possibilità di rifiuto” con cui era commercializzato.

Fonte: Terra


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