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Caporalato giovedì 22 ottobre 2020


Ecco come cambia la mappa del caporalato

Caporalato fa rima con Meridione, ma solo nella mente delle persone perché i casi emersi cambiano la geografia del fenomeno, sempre più presente anche al Nord. Caporalato non è solo agricoltura, ma il settore primario resta quello dove lo sfruttamento del lavoro è più presente: l'ortofrutta, poi, fa la parte del leone. Non è un caso, quindi, che trasmissioni come Presa Diretta raccontino questa pagina nera del mondo del lavoro partendo proprio dal nostro settore.

Questi aspetti vengono messi in luce dal quinto rapporto Agromafie e caporalato, presentato la scorsa settimana. Il Laboratorio sullo sfruttamento lavorativo e sulla protezione delle sue vittime costituito nel 2018 dal Centro di Ricerca interuniversitario L’Altro diritto e dalla Flai-Cgil ha attualmente in corso di analisi 260 procedimenti. E, fa notare lo studio, c'è un indicatore eclatante: solo un terzo delle inchieste monitorate e` iniziato dietro denuncia delle persone offese. "Spesso, nel corso delle investigazioni, i lavoratori si sono dimostrati riluttanti a collaborare con le autorita` - si legge nel rapporto - Anche i sindacati e gli operatori del terzo settore ci hanno rappresentato in piu` occasioni che i lavoratori percepiscono la denuncia, eventualmente presentata da un terzo, o comunque l’inizio dell’inchiesta, non come un intervento a loro tutela, ma come un’iniziativa che li priva di quella che appare loro l’unica fonte di sostentamento possibile".



Ma veniamo alla mappa del caporalato. "Nonostante sia convinzione comune e radicata che lo sfruttamento si concentri nel Meridione, su 260 procedimenti monitorati dal Laboratorio, piu` della meta` e, per l’esattezza, 143, non riguardano il Sud Italia. Tra le Regioni piu` colpite, oltre alla Sicilia, alla Calabria e alla Puglia, vi sono il Veneto e la Lombardia: le Procure di Mantova e Brescia stanno seguendo, ciascuna, ben 10 procedimenti per sfruttamento lavorativo. Allarmante anche la situazione dell’Emilia Romagna, in cui lo sfruttamento e` diffuso in tutte le province; del Lazio e, in particolare, della provincia di Latina; e della Toscana, dove il maggior numero di procedimenti e` incardinato presso il Tribunale di Prato", viene riportato nello studio, che fa notare come lo sfruttamento non riguardi solo il lavoro agricolo. Infatti 97 vicende su 260 sono riferite ad altri settori e riguardano attività che non richiedono un alto grado di specializzazione o in cui la domanda di lavoro è superiore all'offerta.

L’agricoltura, però, resta il settore maggiormente rappresentato: sono 163 i procedimenti seguiti in cui le presunte vittime venivano impiegate nella raccolta e trasformazione di frutta e verdura. L'attenzione di giornali e tv verso l'ortofrutta è alta, ma con questi numeri non è certo un accanimento dei media. Il settore non cerchi facili alibi: nascondendo la testa sotto la terra come uno struzzo rischia d allontanare il consumatore dal lato bello e buono di frutta e verdura, la cui reputazione - e il relativo valore - non può certo permettersi altre minacce oltre alle quotidiane difficoltà del mercato.

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