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giovedì 8 gennaio 2015


Redditi agricoli, nel 2014 tracollo italiano: -11% sul 2013

Terminato un 2014 da dimenticare è tempo di bilanci. L'analisi che emerge deve portare a serie riflessioni. A pochi giorni dalla diffusione dei dati provvisori Eurostat, infatti, si rimane non troppo stupiti ma certamente con l'amaro in bocca. Gli agricoltori italiani soffrono molto di più rispetto ai principali competitors del vecchio continente sia nel breve che nel medio periodo. L'osservatorio europeo ha reso note le variazioni dei redditi reali per addetto su base annua di tutti gli Stati membri e l'Italia evidenzia un crollo dell'11% rispetto al 2013. Questo può essere in parte giustificabile dall'attenuante maltempo che ha sferzato la penisola per gran parte del periodo estivo.

Il reddito reale è ottenuto sottraendo l'inflazione al reddito nominale e dunque è un valido indicatore per identificare il benessere di un Paese o di categorie di soggetti fisici. La media Europea denota una contrazione dei redditi in agricoltura pari all'1,7% rispetto al 2013, dato non troppo allarmante considerati i tempi bui della deflazione. Con Francia e Germania positive (rispettivamente +1,2% e + 0,2), Spagna in calo del 4,5% fanno peggio dell'Italia solo Belgio (-15,5%) e Finlandia (-22,8) che non si possono certamente considerare come termini di paragone.

Ma la vera notizia drammatica è un'altra. L'analisi di medio periodo ci porta a paragonare il reddito degli agricoltori di 10 anni fa con quello registrato nell'anno appena concluso. Fatto 100 il reddito del 2005 in Italia oggi si registra una contrazione dei profitti pari allo 0,8 mentre la media europea veleggia con incrementi del 34,4%. Questo significa che nonostante l'abbassamento del costo del lavoro, sceso del 24,6%, le imprese agricole italiane non riescono a raggiungere introiti che siano superiori a quelli del passato.
Se in Francia e in Germania gli imprenditori agricoli guadagnano un 63,5% in più rispetto al decennio scorso, è necessario riportare in vita politiche di settore serie ed intervenire per risolvere, almeno, i principali problemi che attanagliano il comparto. Il rischio concreto è quello di perdere competenze e bellezze del nostro territorio.
 
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