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lunedì 21 settembre 2015


Dati Istat: il settore perde superfici ma si riqualifica

Pochi giorni fa il capo del Governo Italiano, Matteo Renzi, ha partecipato ad Expo alla festa dell'agricoltura organizzata dalla Coldiretti. Essendo il primo ministro attivo sui "social" nella sua pagina Facebook riferendosi all'agricoltura scrive: "nel 2016 non si pagherà più l'Imu agricola, né l'Irap agricola. Un settore che sta crescendo in maniera vertiginosa nelle esportazioni e nelle assunzioni, soprattutto al Sud, ha bisogno del sostegno del governo".
Sulla parte riguardante le tasse nulla da eccepire. Viceversa, quando afferma che le assunzioni stiano crescendo in maniera vertiginosa, se ne potrebbe discutere, soprattutto alla luce dell'analisi che l'Istat ha pubblicato recentemente sull'agricoltura italiana.

In tre anni persi 430.000 ettari e 150.000 aziende

L'analisi riferita al 2013, che aggiorna i dati del censimento 2010, rivela un bilancio in chiaroscuro per il settore agricolo italiano. Innanzitutto sono andati in fumo 430.000 ettari di superficie agricola utilizzata (Sau) ed hanno chiuso i battenti 150.000 aziende in tre anni. Le colture orticole, dei frumenti duro e frutticole, hanno subito i cali di superficie più consistenti rispettivamente del: 15,2 %, 12,8% e 8,4%. Dati che testimoniano l'effetto delle crisi che da anni perdurano sul settore ortofrutticolo.

Tuttavia, non c'è stata una correlazione direttamente proporzionale fra calo delle aziende e delle superfici, che ha comportato un incremento della dimensione media aziendale da 7,9 a 8,4 ettari. Da notare, inoltre, come questo valore sia particolarmente eterogeneo lungo lo stivale: si passa dai 15,5 ettari del nord ovest ai 5,4 delle regioni meridionali peninsulari; il resto dell'Italia si aggira su valori poco sopra la media.

Aumentano le aziende multifunzionali e il Bio

Aspetti interessanti emergono dall'analisi della fisionomia delle aziende agricole. Al 2013 l'Istat verifica un aumento del 50% delle imprese multifunzionali, equamente distribuite fra nord e sud, grazie soprattutto allo sviluppo di impianti per la produzione di energia rinnovabile. Infine, viene confermato l'appeal del biologico, che registra un aumento delle aziende del 4,7% e del 2% delle superfici. Questi dati evidenziano come, se da un lato c'è stata un'emorragia di aziende agricole, dall'altro è in atto un processo di riconversione (seppur ancora limitato) con aziende che diversificano la loro attività agricola e che sono sempre più attente alla salubrità del prodotto ed alla sostenibilità ambientale. Analisi che potrà essere ancora più rosea alla prossima rilevazione Istat, se effettivamente, il governo abbasserà il carico fiscale che grava sulle imprese agricole e se le regioni sfrutteranno in maniera oculata i Piani di sviluppo rurale.

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