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lunedì 14 dicembre 2015


Actinidia, passi avanti nella lotta alla Psa al Crea Caserta

L'Italia è uno dei maggiori produttori al mondo di kiwi. Su una produzione globale che si attesta sui 90mila ettari (fonte Cso, Cina esclusa) l'Italia ne ha dedicati a questa coltura 25mila (dati del 2013). Ma la produzione è messa a rischio dalla batteriosi che crea grossi problemi agli agricoltori, soprattutto per l'assenza di strumenti ad hoc in grado di debellarla.

"Un primo passo contro lo Pseudomonas syringae pv. Actinidiae lo abbiamo fatto identificando quelle caratteristiche genetiche che non variano con l'infezione della pianta", spiega ad AgroNotizie Marco Scortichini, direttore del Crea Frutticoltura di Caserta. "Abbiamo nebulizzato le foglie della pianta con dosi variabili di Psa per poi andare ad individuare quei geni che restano stabili al variare delle dosi di inoculo".

Non si tratta di una cura, ma di un passo avanti nella ricerca per l'individuazione di fitofarmaci capaci di debellare il batterio. Una infezione che ad oggi viene trattata con prodotti nati per altre malattie, con potature ed eradicazioni. Il danno economico per l'Emilia Romagna, il Lazio, il Piemonte e il Veneto, le quattro regioni con le coltivazioni più estese, è elevato.

"Una volta individuati i geni che rimangono stabili possono poi essere utilizzati negli studi di interazione tra pianta ospite e batteri fitopatogeni, essenziali nel contrasto alla fitopatia", spiega Scortichini.
Lo studio, pubblicato negli Scientific Reports della rivista Nature, spiega come i "geni stabili individuati consentono non solo di valutare l'andamento di altri geni a seguito dell'infezione batterica, ma anche di monitorare correttamente la risposta generale della pianta colpita".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore: Tommaso Cinquemani 


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