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giovedì 3 marzo 2016


Gruppo di contatto fragola, giallo sui dati

Le informazioni presentate dalle delegazioni di Italia, Spagna e Francia durante il Gruppo di contatto della fragola, tenutosi ieri mattina a Scanzano Jonico, in provincia di Matera, evidenziano importanti novità (ma hanno lasciato anche qualche dubbio) sul fronte della coltivazione e del commercio in Europa.

Illustrando i dati produttivi ai colleghi spagnoli e francesi, Francesco Nicodemo, coordinatore del Comitato di Prodotto Fragola nell'ambito dell'organismo interprofessionale Ortofrutta Italia, ha fatto sapere che il nostro Paese prevede per il 2016 di coltivare una superficie di 3.521 ettari, in calo rispetto ai 3.587 del 2015. Presentati, quindi, numeri diversi rispetto a quelli indicati dall'ultimo studio del Cso, che invece aveva stimato un incremento degli areali del 4% in questa stagione, per un totale di 3.740 ettari (clicca qui per consultare la notizia).


Di spalle, Francesco Nicodemo 

L'unica regione che aumenta le superfici produttive in misura significativa, ha detto Nicodemo, è la Basilicata che, passando da 704 ettari del 2015 ai 854 del 2016, diventa la maggiore area di produzione ai danni della Campania, la cui superficie totale rimane stabile a 815 ettari, stoppando così un trend riduttivo che proseguiva da diversi anni.

In terza posizione figura il Veneto che, secondo quanto presentato da Nicodemo, riporta il calo più importante a livello nazionale: stimato per il 2016 un crollo del 31% della superficie che passerebbe dai 509 ettari del 2015 a 350, soprattutto a causa di disinvestimenti sulle colture protette (310 ettari contro i 476 del 2015). Dal 2013 ad oggi, la regione avrebbe perso la "bellezza" di 266 ettari adibiti a serre e tunnel. L'ultima ricerca del Cso-Centro Servizi Ortofrutticoli, tuttavia, non conferma questo scenario. Anzi: per il Veneto si stimano 512 ettari. Contattato da Italiafruit News, Gianluca Bellini, della cooperativa veronese Apo Scaligera, riferisce di essere sicuro che le cifre presentate ieri per il Veneto non sono corrette.


Elisa Macchi (Cso) e Andrea Badursi (Assofruit Italia) durante la presentazione dei dati

Nicodemo ha spiegato, poi, che la Sicilia, con 315 ettari nel 2016, si conferma in quarta posizione perdendo, rispetto al 2015, 15 ettari in coltura protetta. Seguono l'Emilia Romagna, sostanzialmente stabile con 246 ettari, ed il Trentino Alto Adige con 214 ettari di cui 124 in coltura protetta. In Calabria le superfici produttive risultano stabili rispetto all'annata precedente e pari a 171 ettari, anche se viene previsto per il 2016 un incremento di oltre il 30% per i fragoleti in pieno campo.

Il Piemonte, dopo alcuni anni di continua crescita, registra una riduzione del 27% rispetto al 2015: con 100 ettari totali giunge al punto più basso delle ultime quattro annate. Anche in questo caso i dati confliggono con quelli del Cso, che ipotizza invece un trend stabile, per un totale di 140 ettari coltivati nel 2016.

Spostando l'attenzione sul mercato, le statistiche Ismea esposte da Nicodemo informano che l'Italia continua ad importare più del doppio rispetto a quanto esporta. Nel 2015 le vendite estere di fragole italiane hanno generato un valore di 32 milioni di euro, mentre l'import si è attestato a circa 68 milioni.



L'Italia, secondo l'Eurostat, ha perso dal 2000 ad oggi oltre il 50% del fatturato all'esportazione del settore fragole. Discorso opposto per la Spagna, che lo ha praticamente raddoppiato grazie alle azioni sviluppate per espandere il commercio in Regno Unito e Svizzera. La delegazione spagnola, ieri, ha evidenziato infatti che le esportazioni nel 2015 hanno raggiunto il valore di 549 milioni di euro e che Francia e Italia sono tra i primi clienti con, rispettivamente, 75mila e 25mila tonnellate. La compagine iberica, poi, ha spiegato che nel 2016 il Paese cercherà di raggiungere i risultati dell'anno precedente, quando la Germania si confermò primo mercato di riferimento con circa 100mila tonnellate. 


Rafael Domínguez Guillen e Alberto Garrocho Robles di Freshuelva

Secondo quanto confermato dai delegati spagnoli, il Paese registrerà quest'anno un calo delle superfici coltivate a fragole compreso tra l'8 ed il 10%, rispetto alla campagna precedente.

"Questa riduzione - ha sottolineato Gianluca Bellini -, unita all'anticipo produttivo di circa un mese che registra l'area di Huelva e di 15-20 giorni del Sud Italia, dovrebbe indirettamente favorire il mercato delle produzioni del Nord Italia".

"La Francia quest'anno prevede una produzione 2016 di 40-50mila tonnellate, che saranno destinate prevalentemente al mercato interno", la considerazione di Bellini.

In seguito all'esposizione dei dati generali, Italia, Spagna e Francia hanno discusso l'importanza di ampliare la disponibilità di prodotti fitosanitari, applicando la procedura di mutuo riconoscimento prevista dal regolamento n. 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, che tra i suoi obiettivi ha quello di definire un impiego armonizzato tra gli Stati membri. Si è convenuto, in particolare, di promuovere iniziative nei confronti dei rispettivi Ministeri per evitare l'eliminazione della cloropicrina, un "disinfestante - ha spiegato Giampiero D'Onofrio, agronomo di CJO (Gruppo Salvi) - impiegato largamente in tutti i Paesi produttori di fragole per la disinfestazione dei suoli. Attualmente è utilizzato in deroga e l'Inghilterra, in qualità di Paese relatore, sta valutando l'opportunità di inserire la cloropicrina in maniera definitiva nell'allegato 1 che comprende tutti i prodotti che non necessitano di deroga. Sapremo gli esiti entro il 2017. Fino ad allora si va avanti con le deroghe per determinati prodotti e in determinati periodi".


Giampiero D'Onofrio

"E' importante intervenire - ha detto il coordinatore Francesco Nicodemo - affinché sia standardizzato l'utilizzo di fitofarmaci fra tutti gli Stati membri". E rispetto ai casi di "naturalizzazione" ha spiegato: "Un fenomeno da contrastare, è strategico armonizzare i procedimenti di controllo e garantire il rispetto delle dichiarazioni di origine". E ancora: "Non bisogna cambiare le norme comunitarie che regolano la commercializzazione, ma andare nella direzione di renderle più flessibili come accade per altri prodotti, altrimenti si andrebbe verso un ribasso degli standard qualitativi compromettendo la salubrità delle produzioni stesse".

"Importiamo - ha riferito Andrea Badursi, di Assofruit Italia - prodotti che vengono da zone come il Nord Africa che hanno un alto contenuto di anti-parassitari il cui utilizzo è in alcuni casi addirittura vietato in Italia; noi non potremmo esportare in questi paesi se impiegassimo gli stessi anti-parassitari. Resta il fatto che abbiamo un prodotto di qualità elevata e dobbiamo essere più bravi e attenti a valorizzarla".

Per avere delucidazioni sul "giallo" delle stime produttive italiane si è dovuto aspettare la fine dell'incontro, con Nicodemo che nel pomeriggio si è chiarito con Elisa Macchi del Cso ammettendo alcuni possibili errori di valutazione. Tutto é bene quel che finisce bene.

Foto di Gianluca Pizzolla, ufficio stampa Coordinatore comitato Fragola e Asso Fruit Italia. 

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