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martedì 14 giugno 2016


Romania, stretta su offerta e pagamenti nei supermercati

Con 293 voti favorevoli e nessun contrario, il Parlamento romeno ha approvato una nuova proposta di legge – che modifica la legge 321/2009 sul commercio alimentare – che prevede pesanti restrizioni per i gruppi distributivi operanti in Romania.

La normativa, ideata dal parlamentare Marin Anton per sostenere i produttori nazionali, impone che almeno il 51% degli alimenti venduti nei supermercati e negli ipermercati siano di provenienza romena, ad eccezione del periodo compreso tra dicembre e febbraio, quando i retailer possono offrire al massimo il 70% di cibi esteri.

La proposta di legge, poi, restringe in modo significativo i tempi di pagamento tra distribuzione e produzione: passano a 45 a 7 giorni per i prodotti freschi e da 120 a 30 giorni per gli altri alimenti.

Il presidente romeno Klaus Iohannis si esprimerà ora sulla legge che, se sarà promulgata, diventerà attuabile entro sei mesi dalla sua entrata in vigore.

Il Consiglio per la concorrenza della Romania non si è opposto alla legge, ma ha espresso dubbi sull'implementazione sostenendo che per molto categorie non ci sono abbastanza fornitori per garantire la quota del 51%.

"L'opinione pubblica è stata deliberatamente ingannata facendo leva su uno dei più bei sentimenti dei rumeni: il patriottismo": questa la posizione critica dell'Amrcr, associazione di rappresentanza della grande distribuzione romena secondo cui la legge determinerà un forte aumento dell'inflazione.

Tra le misure approvate pesa infatti l'annullamento delle "tasse di scaffale" che vengono pagate dai fornitori alimentari per i servizi dei distributori (sconti, bonus, servizi pubblicitari e logistici, campagne di marketing, ecc.). I retailer, spiega la stessa associazione, saranno costretti ad aumentare i prezzi di vendita per evitare di incorrere in perdite.

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