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giovedì 7 luglio 2016


Mele del Friuli Venezia Giulia, stagione in calando

“La campagna è partita bene ed è finita male: i prezzi soprattutto per la varietà Golden, ancora preponderante sul territorio regionale, sono stati molto bassi. Il Friuli Venezia Giulia ha da tempo finito il prodotto risentendo del trend generale poco brillante e le liquidazioni, mediamente, non saranno sufficienti a coprire le spese". Peter Larcher presidente dell'associazione di produttori Mela Julia, i cui frutti sono presenti sul mercato prevalentemente da agosto fino a gennaio (“fino a quando non subentra il raccolto altoatesino”), inquadra così la stagione delle pomacee friulane. 

Un territorio nel quale è in atto una progressiva riduzione delle superfici: “Nel 2007 - puntualizza Larcher - gli ettari dedicati al melo, stando ai dati Istat, sfioravano i 1.500 ettari;  nel 2012 sono scesi sotto le 900 e nel 2016 dovrebbero attestarsi attorno ai 600 ettari. E l’emorragia prosegue: prevediamo un assestamento entro un paio d’anni, quando a rimanere saranno le aziende più professionali che hanno saputo investire e sono in grado di portare a casa quanto basta per coprire le spese”.

 Già, perché per Larcher la differenza è tra chi ha saputo innovare e chi è rimasto fermo:  
“Per la prossima stagione le aziende più strutturate, dotate di reti antigrandine, non avranno problemi: la carica è buona, i frutti non hanno problematiche fitosanitarie. Le imprese che invece non si sono adeguate risentiranno delle conseguenze dei fenomeni grandigeni, così come sarà in difficoltà chi gestisce impianti vecchi e punta su varietà sempre meno appetibili”. 

“Le realtà più strutturate - conclude Larcher - stanno riducendo l'incidenza di Golden e puntano sulle varietà rosse, in primis Gala; si assiste inoltre a una leggera crescita del biologico a fronte peraltro di una riconversione del convenzionale, non di nuovi investimenti. In Friuli non c'è la diversificazione che si riscontra ad esempio in Alto Adige, dove alla mela si associano piccoli frutti e verdure, e l’erosione delle superfici è inevitabile”. 

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