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mercoledì 21 settembre 2016


Il divorzio Novacoop–Eataly e le «eccellenze» dell'industria

Un divorzio breve e consensuale. Sembra essersi sciolto così il legame tra Eataly e Novacoop, una delle sette grandi cooperative di consumatori del "sistema Coop", operante in Piemonte. Ma leggendo gli articoli pubblicati negli ultimi giorni dal quotidiano La Stampa, con il botta e risposta tra Ernesto Dalle Rive, presidente di Novacoop, e Oscar Farinetti, patron di Eataly, le cose non sembrano poi essersi chiuse in modo così amichevole.

In sostanza, nell’intervista rilasciata a Fabrizio Assandri, Dalle Rive definisce illuminante e arricchente l’esperienza in Eataly ma “anche le storie più belle finiscono”.

“La nostra filosofia coincide su molti punti – spiega il presidente di Novacoop - ma siamo giunti alla conclusione che, o eravamo in grado di dare a Eataly un contributo maggiore, o tanto valeva procedere in autonomia. Quando abbiamo aperto Fiorfood (il negozio in Galleria San Federico a Torino che abbina vendita, somministrazione e libri, ndr), vedevamo una contraddizione a restare in Eataly, che per prima aveva sperimentato questo modello. Anche se il grande successo, va detto, l’ha portata a valorizzare i prodotti dell’industria”.

E fin qui nulla da eccepire. Forse, però, il passaggio che ha fatto “scaldare” Farinetti è questo: “Eataly è votata alle eccellenze, al territorio e alla cultura alimentare, ma abbiamo notato che con il passare degli anni è andata incontro alle esigenze di un consumo sempre più di massa e legato anche ai prodotti della grande industria”.

Dopodiché Dalle Rive conclude: “Abbiamo evidenziato la nostra determinazione, Eataly l’ha accolta. Capivano che la nostra presenza o si legava a un protagonismo maggiore nelle politiche della società, ma ci sarebbe stata una certa sovrapposizione, o niente. Delle tre Coop, che detenevano il 40% delle quote, solo Coopalleanza 3.0 mi pare mantenga una presenza, legata ad alcuni progetti comuni. Dall’alienazione delle quote noi di Novacoop abbiamo realizzato una plusvalenza superiore a 10 milioni di euro”.

E la risposta di Farinetti non si è fatta attendere troppo. Due ore dopo, la replica pubblicata sul sito online della Stampa. Alla sua maniera, prima la sorpresa (“I rapporti sono ottimi e faccio fatica a credere che Dalle Rive abbia fatto commenti negativi sul nostro assortimento”), poi la stoccata (“Novacoop è uscita dal capitale Eataly a fronte di una nostra richiesta che loro hanno gentilmente accolto: abbiamo prospettato loro di uscire con un ottimo guadagno, oppure di restare con una quota minore in un progetto più grande”).

Ma Farinetti precisa che meno del 5% dell’assortimento di Eataly è in comune con la grande distribuzione. “Si tratta di prodotti di buona qualità che ci aiutano a coprire la fascia del nostro primo prezzo”, mentre il 95% proviene da produttori di eccellenze, che è molto difficile trovare nella gdo.

Quindi l’attestato di stima: “Siamo sicuri di godere da parte di Novacoop della stessa stima che nutriamo per loro”. Ma ognuno per la propria strada.


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