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mercoledì 19 ottobre 2016


La lotta al caporalato è legge

La lotta al caporalato nelle campagne italiane adesso è legge. Ieri sera l'Aula di Montecitorio ha dato, infatti, il via libera definitivo al Ddl di contrasto al lavoro nero, varato dal Governo nell'agosto 2015, al termine di una campagna di raccolta contrassegnata da nuovi incidenti e morti in agricoltura, e che l'agosto scorso aveva ottenuto l'approvazione da parte del Senato.

Fortemente voluta da Maurizio Martina, ministro delle Politiche agricole, e da Andrea Orlando capo del dicastero della Giustizia, la legge introduce la sanzionabilità del datore di lavoro, oltre che del caporale; l'arresto obbligatorio in flagranza di reato; il rafforzamento dell'istituto della confisca; l'estensione alle vittime del caporalato delle provvidenze del Fondo anti-tratta; il potenziamento della Rete del lavoro agricolo di qualità.


"Lo Stato – il commento del ministro Maurizio Martina - risponde in maniera netta e unita contro il caporalato con questa nuova legge attesa da almeno cinque anni. Ora abbiamo più strumenti utili per continuare una battaglia che deve essere quotidiana, perché sulla dignità delle persone non si tratta. E l’agricoltura si è messa alla testa di questo cambiamento, che serve anche a isolare chi sfrutta e salvaguardare le migliaia di aziende in regola che subiscono un’ingiusta concorrenza sleale. E’ ancora più importante averla approvata oggi che la campagna agrumicola è alle porte. Ringrazio i parlamentari che hanno dato il loro contributo a raggiungere questo risultato. C’è tanto lavoro da fare e una legge da sola non basta, ma le direzione che abbiamo tracciato è inequivocabile. Dobbiamo lavorare uniti per non avere mai più schiavi nei campi”.

“Tra le novità – ha spiegato Martina – è particolarmente importante il rafforzamento degli strumenti di contrasto civili e penali. Vengono colpiti i patrimoni con la confisca e viene resa più forte la rete del lavoro agricolo di qualità. Negli ultimi mesi abbiamo lavorato in diverse direzioni nell’ottica del contrasto complessivo del fenomeno. I controlli sono aumentati del 59% in un anno e abbiamo reso operative task force nei territori a rischio dove le ispezioni vengono portate avanti da ispettori del Lavoro insieme a Carabinieri e Corpo forestale. Con la legge compiamo un passo in avanti cruciale”.



Tra le principali novità della legge, l'inasprimento degli strumenti penali: con l'intervento normativo si stabiliscono, infatti, nuovi strumenti penali per la lotta al caporalato, quali la confisca dei beni come avviene con le organizzazioni criminali mafiose, l’arresto in flagranza, l’estensione della responsabilità degli enti. In Senato è stato introdotto l’allargamento del reato anche attraverso l’eliminazione della violenza come elemento necessario e che rendeva più complessa l’applicazione effettiva della norma. La nuova legge prevede anche la responsabilità del datore di lavoro, il controllo giudiziario sull’azienda che consentirà di non interrompere l’attività agricola e la semplificazione degli indici di sfruttamento. Indennizzi per le vittime: per la prima volta si decide di estendere le finalità del Fondo antitratta anche alle vittime del delitto di caporalato, considerata la omogeneità dell'offesa e la frequenza dei casi registrati in cui la vittima di tratta è anche vittima di sfruttamento del lavoro. 
E' poi rafforzata la operatività della Rete del lavoro agricolo di qualità, creata nel 2014 con il provvedimento Campolibero e attiva dal 1 settembre 2015. Con la norma si estende l'ambito dei soggetti che possono aderire alla Rete, includendovi gli sportelli unici per l'immigrazione, le istituzioni locali, i centri per l'impiego, i soggetti abilitati al trasporto dei lavoratori agricoli e gli enti bilaterali costituiti dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori in agricoltura. In sostanza, si introducono nuove vie sperimentali di intermediazione del lavoro agricolo, affinché si promuova la legalità e il rispetto dei diritti dei lavoratori. Allo stesso tempo si stabilisce l'estensione dell'ambito delle funzioni svolte dalla Cabina di regia della Rete stessa, che è presieduta dall'Inps e composta da rappresentanti di sindacati, organizzazioni agricole e Istituzioni. 
Con la nuova legge le amministrazioni statali saranno direttamente coinvolte nella vigilanza e nella tutela delle condizioni di lavoro nel settore agricolo, attraverso un piano congiunto di interventi per l'accoglienza di tutti i lavoratori impegnati nelle attività stagionali di raccolta dei prodotti agricoli. L'obiettivo è tutelare la sicurezza e la dignità dei lavoratori ed evitare lo sfruttamento ulteriore della manodopera anche straniera. Il piano - presentato dai ministeri del Lavoro e delle Politiche sociali, delle Politiche agricole alimentari e forestali e dell’Interno - sarà stabilito con il coinvolgimento delle Regioni, delle Province autonome e delle amministrazioni locali nonché delle organizzazioni di terzo settore.

I commenti
"Ci auguriamo che sia rapidamente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e diventi operativo per la imminente raccolta degli agrumi", ha dichiarato Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro alla Camera.
"Stiamo parlando di una legge che si propone di sconfiggere un’orribile piaga sociale che colpisce e squalifica il lavoro in agricoltura – ha aggiunto Damiano - Inoltre, l'intervento del Governo sulla tracciabilità dei voucher e sulla conferma del tetto di 2.000 euro annui per ogni prestatore d'opera che è utilizzato, pone le basi per un efficace contrasto della concorrenza sleale tra imprese e per il rafforzamento dell'agricoltura di qualità".

Il caporalato è una piaga da combattere poiché colpisce spesso la componente più debole dei lavoratori agricoli. E’ quanto ribadito dal presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, poche ore prima dell’approvazione da parte della Camera.
“Servono pene severe e rigorosi controlli – ha continuato Moncalvo – che colpiscano il vero lavoro nero e lo sfruttamento, portando alla luce quelle sacche di sommerso che, peraltro, fanno concorrenza sleale alle imprese regolari che hanno già intrapreso un percorso di trasparenza e sulle quali finiscono per concentrarsi esclusivamente oggi le azioni di verifica”.
“Ma – ha ricordato Moncalvo - è anche necessaria una grande azione di responsabilizzazione di tutta filiera, per garantire che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali, ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con un'equa distribuzione del valore che non è possibile se le arance nei campi sono sottopagate a 7 centesimi al chilo e i pomodori poco di più”.

Di “provvedimento giusto, equilibrato, frutto di un lungo e proficuo confronto con le parti sociali” ha parlato in una nota Luigi Sbarra, segretario generale della Fai Cisl. “Un testo che mette in campo strumenti penali aggiornati e misure che rendono più facile una strategia di contrasto partecipata dal mondo del lavoro e dell'impresa. Una legge buona, insomma, che offre risposte doverose agli oltre 400mila braccianti sfruttati nei campi ogni anno”.
La parola, ora, passa agli operatori. E al mercato.

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