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giovedì 9 novembre 2017


Innovazione genetica, l'Italia chiede regole chiare

“Lo sviluppo competitivo e sostenibile della filiera agroalimentare non può prescindere dalla ricerca vegetale. Le tecniche di genome editing rappresentano la naturale evoluzione di quelle metodologie che hanno assicurato fino ad oggi lo sviluppo dell’agricoltura e promettono di aprire le porte ad una nuova era. L’Italia deve sfruttare questa occasione, auspichiamo che l’Europa possa favorire l’introduzione di un quadro normativo chiaro, che faciliti l’applicazione dei nuovi metodi di breeding, anche e soprattutto tra le piccole e medie imprese”. Alberto Lipparini (nella foto), segretario generale di Assosementi, commenta così le risultanze del convegno organizzato ieri alla Camera dei deputati da Cia-Agricoltori italiani e Fondazione Eyu.

Ai lavori sono intervenuti tra gli altri il presidente nazionale della Cia Dino Scanavino, il presidente della commissione Agricoltura della Camera Luca Sani e il viceministro delle Politiche agricole Andrea Olivero

L’agricoltura italiana, è stato detto, ha un grande bisogno di innovazione genetica, per motivi commerciali, ambientali e tecnici. La sfida dell’ecosostenibilità è fondamentale: bisogna produrre di più e meglio, consumando meno suolo, acqua, fertilizzanti e prodotti chimici per la difesa delle piante. E dalle tecnologie di genome editing possono arrivare risposte importanti per un’innovazione a misura di agricoltura Made in Italy



Le opportunità offerte dalla ricerca vegetale sono state definite “straordinarie”. Il metodo che permette di selezionare caratteristiche migliorative delle piante senza introdurre tratti estranei alla pianta stessa, come avviene invece per gli Ogm “sembra cucito su misura per l’agricoltura italiana: la selezione delle piante, con questa metodologia, non intacca né la qualità né la tipicità delle produzioni e delle varietà locali, perché al di là del carattere desiderato non tocca null’altro del genoma della pianta”. 

L’introduzione di tecniche di miglioramento genetico, tra l’altro, potrà rivelarsi utile a sviluppare piante più resistenti alle malattie e ai cambiamenti climatici. Il genome editing -sottolineano Cia e Fondazione Eyu- dimostra che tradizione e innovazione possono andare a braccetto.

Tanto più che l’editing è una tecnologia "semplice e di facile utilizzo che non richiede grandi investimenti", quindi ideale "per essere sfruttata sia dalla ricerca pubblica che dalle piccole imprese". E’ però fondamentale ora garantire l’accessibilità alle nuove tecnologie in Europa e in Italia - è emerso in chiusura del convegno - Serve che l’Ue modifichi l’attuale normativa, distinguendo nettamente queste metodologie dagli Ogm, anche per evitare di introdurre tempi e costi di autorizzazione tali da impedirne lo sviluppo. Su questo fronte, Assosementi è in prima linea.

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