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mercoledì 24 luglio 2019


«Le arance rosse in Cina devono diventare uno status symbol»

L'export di arance rosse in Cina può aiutare l'intero comparto agrumicolo siciliano a crescere, sviluppando un'offerta premium e politiche di promozione e marketing evolute, tali da conquistare un mercato difficile e nuovo come quello cinese. Ne è convinto Ivan Mazzamuto, presidente della cooperativa La Normanna di Paternò (Catania), presente lunedì scorso al tavolo tecnico sugli agrumi in Cina convocato al ministero dello Sviluppo Economico (Mise).

"Il mercato cinese rappresenta sicuramente una grande opportunità di sviluppo per il nostro comparto agrumicolo, proprio per l’elevato numero di possibili consumatori che potremmo conquistare grazie alle peculiarità che ha la nostra arancia rossa - spiega Mazzamuto a Italiafruit News - Potremmo essere agevolati anche dal fatto che, in Cina, il Made in Italy rappresenta davvero uno status symbol".



I produttori italiani, però, devono delineare una strategia per far percepire ai cinesi l'unicità e le peculiarità dell'arancia rossa di Sicilia. "Dobbiamo essere bravi a comunicare al consumatore cinese le qualità organolettiche e benefiche delle nostre arance - prosegue l'imprenditore - creare in loro la consapevolezza che stanno acquistando un prodotto premium, un alto di gamma: questo ritengo sia l’unica strada da perseguire per affermare il nostro prodotto. Non possiamo permetterci di battagliare con agrumi provenienti da altri Paesi a basso costo".

In un mercato tanto grande come quello cinese le opportunità ci sono sicuramente, ma vanno colte. "Per fare ciò è necessario che venga predisposto un adeguato progetto di comunicazione, coordinato dalla Regione Sicilia e dal Distretto Agrumi di Sicilia con la supervisione del Ministero - osserva il presidente de La Normanna - Proprio di questo e di altro si è discusso all’interno del tavolo tecnico al Mise, dove sono stati presi in considerazione anche gli aspetti della logistica, che sicuramente andranno migliorati interpellando sia le compagnie navali che aeree. Si è infine affrontata - conclude Ivan Mazzamuto - la possibile revisione del rigido protocollo fitosanitario Italia-Cina".

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