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venerdì 28 febbraio 2020


Consumi in calo e prezzi bassi, i Mercati soffrono

Il coronavirus sta monopolizzando l’attenzione degli italiani ma i consumi di frutta e verdura invece di aumentare, premiando preziosi alleati per la salute contro ogni forma di influenza, restano stagnanti e i prezzi flettono: un paradosso per Fabio Massimo Pallottini, direttore del Centro Agroalimentare di Roma dove le vendite non decollano e l’economia stenta. Nella capitale il terziario soffre cali del 25%, con il crollo del turismo, scuole e mense chiuse e locali pressoché vuoti: i 450 ristoranti cinesi insediati nel territorio romano hanno smesso di rifornirsi di frutta è verdura, denuncia il Car.

“A Roma non c’ stato quell’accaparramento che nei primi giorni della settimana ha interessato i supermercati del Nord, sono aumentate soprattutto le richieste di prodotti secchi e scatolame”, spiega Pallottini. “Il commercio di ortofrutta è in difficoltà da tempo per l’eccesso di offerta di molte referenze generato in parte dal clima mite. Alla scarsa attenzione del consumatore si aggiunge ora la crisi della ristorazione, che negli ultimi giorni ha subito un crollo verticale. Ma è assurdo che in un momento nel quale tutti parlano di come reagire e combattere questa influenza virulenta, non ci sia una spinta nei consumi di prodotti unanimamente riconosciuti come benefici”.



“Qui al Car i servizi funzionano come sempre - aggiunge Pallottini (foto sopra) - e non abbiamo colto segni di psicosi, preoccupazioni eccessive o allarmi da Coronavirus tra gli operatori e i loro clienti. Il problema sono i continui ribassi dei prezzi all’ingrosso, allarmanti per le aziende del settore e dell’indotto”. E aggiunge: “Dispiace che i consumatori non abbiano colto l’opportunità di far man bassa di frutta e verdura a prezzi irrisori e il pieno di vitamina C per prevenire infezioni e virus”. 

Pallottini ieri ha partecipato al pranzo sociale allestito al Mipaaf da AssoIttica con la collaborazione di tutte le Organizzazione di settore, e della filiera dei mercati per dire “no alla retorica della paura”, e sottolineare che “i nostri prodotti fanno bene, sono sicuri, possono e devono essere consumati in tutta tranquillità dovunque, in Italia, in Europa, nel mondo”. Nel menù, tra l'altro, arancini con pomodoro, fritti vegetali frutta e verdura, un’esposizione di prodotti ittici e ortofrutta

Anche nei Mercati all'ingrosso del Nord Italia si conferma la situazione di stasi dei consumi ortofrutticoli con i grossisti che, per la prossima settimana, confidano nella totale apertura dei mercati rionali fuori dalla "zona rossa".



Al Mercato di Bergamo la paura maggiore, in ottica di lungo termine, è quella di perdere quote di vendite nel canale dell'Horeca, considerando che il coronavirus ha e avrà un impatto considerevole non solo sulla socialità delle persone nei luoghi pubblici (bar, ristoranti, ecc.), ma anche sul turismo. “L’Horeca, questa settimana, si è praticamente bloccato - dice a Italiafruit News Andrea Chiodi, direttore del Mercato ortofrutticolo di Bergamo - La chiusura delle chiese, degli stadi di calcio e delle scuole nelle regioni del Nord ha spaventato la popolazione. Ora, se ci saranno i presupposti giusti, il Governo dovrebbe dare segnali di apertura. Altrimenti anche chi finora è stato poco timoroso, comincerà a preoccuparsi”.

"In provincia di Brescia, i sindaci di molti comuni hanno chiuso i mercati rionali sia all’aperto che al chiuso. Di conseguenza, noi ne abbiamo risentito a livello di vendite", spiega a Italiafruit News Nicola Marcoccio, presidente di Fedagro Brescia. "Non si capisce il perché di queste decisioni: l’ambiente di un mercato rionale non è certo più rischioso, dal punto di vista di sicurezza igienico-sanitaria, di quello di un ipermercato! Speriamo che la Regione Lombardia possa dare direttive meno discrezionali per le prossime settimane”. 

(Ha collaborato Daniele Bianchi)
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