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mercoledì 21 ottobre 2020


Produzione e Horeca indicano la rotta ai Mercati

Limiti e opportunità dei Centri agroalimentari, possibili alleanze di filiere e nuove strategie per le piattaforme ortofrutticole, chiamate a puntare su servizi, logistica, digital, ma anche sostenibilità e internazionalizzazione: si è parlato di questo ieri mattina nel webinar "Dalla competizione tra canale moderno e normal trade quale futuro per i mercati all'ingrosso?" organizzato dal Caar di Rimini alla presenza di qualificati esponenti della produzione e dell'Horeca.

"Dobbiamo uscire dal nostro mondo per confrontarci e raggiungere tutti - ha esordito il direttore del Caar Valter Vannucci - Negli ultimi dieci anni i Mercati hanno perso il 10% dei volumi mentre il normal trade è cresciuto, soprattutto a livello di Gdo".



Stefano Soli di Valfrutta, dopo aver ricordato le varie tipologie di commercio di ortofrutta al dettaglio (dagli specialisti, alle boutique della frutta fino ai category killer che "sparano" prezzi a 99 centesimi) ha sottolineato l'importanza della marca per il dettaglio e per l’ingrosso sia in termini di volumi che di rappresentazione della qualità. Ma proprio l'ingrosso può fare di più, evitando l'utilizzo improprio degli imballaggi "griffati", fornendo dati certi e reali per capire l’evoluzione delle vendite.



Enrico Bucchi, vicedirettore Alegra, ha messo in luce come "le regole d'ingaggio dei supermercati oggi siano notevolmente cambiate e ampliate rispetto a qualche anno fa nell'ottica di perseguire la massima efficienza e sostenibilità del lavoro: dobbiamo garantire continuità, servizio logistico nell'evasione della quantità e nell'assortimento, ma anche progettualità". 

"L'Italia purtroppo - ha aggiunto - è carente in strategia rispetto alle molteplici sfaccettature del sistema distributivo, dal discount dai piccoli negozi locali. Noi non possiamo fare a meno dei supermercati, siamo partner e cerchiamo di fornire un abito su misura; nel canale tradizionale serve qualità e competenza ma mancano alcune regole fondamentali per entrare in relazione". Il problema della filiera? "Lo scaricabarile: chi ha un problema lo riversa a valle".



Antonio Giovannetti, direttore commerciale Marr, realtà del food service che vale 1,7 miliardi di euro, ritiene che il Covid sia un acceleratore di nuove abitudini: "Il segmento del fresco è fondamentale per il fuori casa; nello street market in particolare rileviamo una forte evoluzione e specializzazione. E c'è la corsa al digital". "Per l'ortofrutta - ha concluso - servono interlocutori affidabili e strutturati che garantiscano continuità, qualità, efficienza e tracciabilità"

Nel suo intervento Paolo Gerevini, Dg di Melinda, ha definito l'ingrosso "cruciale sia per volumi, sia per capillarità, sia per la qualità, che viene premiata". Ma servirebbe un passo in più, "un approccio di sistema da parte dei Mercati ortofrutticoli italiani".



E Davide Luchesa (sopra a sinistra, a fianco di Gerevini), responsabile commerciale del consorzio trentino, ha spiegato che Melinda sta cercando di brandizzare sempre di più e coinvolgere a fondo i grossisti anche attraverso lo storytelling. Ci sono però storture da correggere: "Persone che cambiano partita Iva e si lasciano alle spalle i debiti non dovrebbero avere accesso nei Mercati italiani". 



La parola è passata quindi ai rappresentanti dei Centri agroalimentari: Alessandro Bonfiglioli, direttore Caab, ha ricordato come l'Emilia Romagna dei Mercati sia sulla buona strada per aggregare i principali poli.  E ha snocciolando poi quattro chance in termini di core business (alla luce della riscoperta del canale tradizionale), digitalizzazione (la presenza capillare sul territorio può essere punto di forza per il canale online organizzato che ha bisogno di logistica di prossimità veloce ed efficiente), sostenibilità (Mercati quali hub ideali per una city logistic sostenibile) e infine internazionalizzazione (in veste di soggetti attuatori di politiche di ampio respiro dell'agroalimentare).



L'omologo di Veronamercato, Paolo Merci, ha sostenuto la necessità di rivitalizzare i Mercati facendo rotta sulla logistica e sulla digitalizzazione che offre infinite opportunità. Ma restano tanti nodi da sciogliere e le lacune, dalla catena del freddo al codice a barre, frenano lo sviluppo. "Il Mercato dovrà diventare sempre più un centro di evasione degli ordini, valorizzare la funzione di intermediazione, ma serve un cambio di mentalità da parte degli operatori e occorre ripensare gli orari: quelli notturni non agevolano il ricambio generazionale".



Fabio Massimo Pallottini, direttore di Italmercati, ha ribadito che i mercati italiani sono troppi: "In Francia e in Spagna ne hanno una ventina, dovremmo arrivare a un network di strutture nazionali importanti su cui investire e far investire". Molti Centri agroalimentari sono moderni, e tuttavia "si è cambiato il contenitore ma non il contenuto". Tra i progetti, quello di arrivare a una piattaforma digitale comune. E ha concluso: "Vogliamo aggregare i grandi Centri agroalimentari per portarli all'interno della Pac".

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