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martedì 26 gennaio 2021


Spagna, il futuro della filiera agrumicola

Da quando gli agrumi hanno iniziato ad essere esportati a livello globale, la Spagna è sempre stata tra i Paesi protagonisti. Dal 1985 al 2005 la Spagna ha rappresentato quasi un terzo del totale delle esportazioni mondiali di agrumi, anche se non ha mai occupato la stessa posizione per la produzione: Cina, Brasile e Stati Uniti sono sempre stati ai primi posti tra i produttori mondiali di questi prodotti. Ancora oggi la Spagna mantiene la sua posizione da leader delle esportazioni mondiali con circa il 25% del totale, essendo al primo posto per le esportazioni di mandarini, per le arance divide la posizione con l'Egitto, per i limoni con il Messico, mentre non sono rilevanti le esportazioni di pompelmi. In produzione la Spagna è superata da India e Messico mentre la discesa degli Stati Uniti fa si che i due Paesi (Spagna e Usa) condividano una produzione media di 7 milioni di tonnellate.


Paco Borras

Ma ciò che è successo negli ultimi vent'anni nella Penisola Iberica ha provocato forti dubbi sul futuro dell'agrumicoltura nel Paese. E' evidente che la struttura produttiva, la catena del valore e il panorama dell'export sono cambiati e ci sono ora grandi dubbi per il futuro. La campagna 2018/2019, in cui si è superata per la prima volta la produzione di 7 milioni e 500mila tonnellate, è stata forse la peggiore della storia per mandarini e arance, ma non per limoni e pompelmi. Ha provocato una serie di proteste sociali sconosciute nelle zone di produzione classiche di Castellón y Valencia, una presenza costante sui mezzi di informazione e un'agitazione sociale che ha mobilitato le amministrazioni sia della Comunità valenciana che statali. 

In questo articolo cercheremo di avvicinarci alla domanda che il settore agrumicolo si è fatto negli ultimi anni, cercando di offrire una risposta il più ragionata possibile, ma che rimane in ogni caso soggettiva.

Risultati delle ultime campagne


A partire dai dati officiali sui valori delle esportazioni (Intrastat), dai dati reali delle cooperative, dalle informazioni pubblicate da operatori rilevanti nel settore, abbiamo elaborato una tabella sul risultato netto della produzione delle ultime 12 campagne (2008-2009 e 2019-2020).




La spiegazione della classificazione delle diverse campagne è:
-Male: non si coprono le spese annuali di produzione e nemmeno l'ammortamento degli investimenti e valore dei terreni.
-Equilibrio: Si coprono i costi di produzione e di ammortamento ma non c'è un beneficio netto per il produttore.
-Bene: C'è un beneficio netto per il produttore, che stimola il buon mantenimento e il rinnovamento delle aziende.
-Molto bene: i risultati netti sono sufficientemente attrattivi per stimolare il cambio varietale verso nuove varietà, così come la ricerca di nuove zone produttrici, sebbene siano necessari nuovi investimenti in irrigazione o per la movimentazione dei terreni.

Dalla tabella vediamo che i peggiori risultati sono attribuibili alle clementine in generale e alle Navel della prima parta della stagione (Navelinas e Navel classiche), che sono storicamente coltivate nelle province di Castellón y Valencia. Dall'altra parte i migliori risultati sono stati registrati dai mandarini club (Nadorcott, Tango, Orri, etc.) oltre che dai limoni e pompelmi.

I mandarini club rappresentano ora circa 250mila tonnellate di produzione e stanno crescendo grazie alle nuove coltivazioni che si avvicinano ai 12mila ettari, numeri per i quali la produzione potrebbe tra qualche anno raddoppiare, arrivando a circa 500mila tonnellate.
I limoni stanno conoscendo una buona crescita, tanto nel rinnovamento e nel miglioramento delle coltivazioni storiche, quanto nelle nuove coltivazioni che porteranno la Spagna a superare un milione e 500mila tonnellate prodotte in pochi anni. I risultati del resto delle arance, così come delle clementine, mandarini ibridi e le Navel, stanno portando all'abbandono delle piccole coltivazioni nelle zone storiche, cambi di coltivazione come quelli provocati a Ribera del Xúquer a Valencia con i kaki e con le prime coltivazioni di avocado e melagrane in zone storicamente conosciute come agrumeti.
Questi risultati, assieme all'evoluzione dei costi che chiaramente è stata più accusata nelle piccole aziende, sono la causa fondamentale dei mutamenti strutturali delle coltivazioni e dei cambi delle zone di produzione.

Variazioni dei volumi delle esportazioni agrumicole


In questa analisi, il concetto di azienda non è un appezzamento, ma un'area totale che è di proprietà o gestita da una persona fisica o giuridica. Per questo motivo dobbiamo tenere presente che nelle zone classiche di produzione di agrumi e soprattutto nella Comunità Valenciana, ciò implica che un'azienda agrumicola sia composta da diversi appezzamenti in luoghi diversi. Nelle province di Castellón e Valencia, molte aziende agricole tra 1 e 5 ettari, equivalgono alla somma di diversi appezzamenti che in molte zone hanno circa 0,5 ettari per appezzamento.
Nella tabella Nº 2 vediamo l'evoluzione in questi anni del numero di aziende agricole in base alla loro dimensione. Li abbiamo raggruppati per aziende di meno e più di 20 ettari.


Lo sviluppo del numero di aziende agrumicole in Spagna per ettari (superiori o inferiori a 20)

In 13 anni è scomparso il 35,17% di aziende inferiori ai 20 ettari ma sono cresciute del 21,61% le aziende superiori ai 20 ettari. Mentre le imprese inferiori a 1 ettaro sono passate da essere 52mila nel 2003 a 33mila nel 2016, un calo notevole nonostante queste piccole realtà negli ultimi 150 anni abbiano rappresentato il motore dell'industria agrumicola spagnola.


Lo sviluppo delle superfici delle aziende agrumicole in Spagna per ettari 
(superiori o inferiori a 20)

Le aziende inferiori ai 20 ettari rappresentavano il 68,68% del totale nel 2003 e sono scese al 53,64% nel 2016. Per il futuro continueranno a diminuire, a vantaggio di quelle più grandi e strutturate.


L'evoluzione delle tonnellate (in rosso) e degli ettari dedicati (in blu) 

Nel frattempo cresce la produttività media in Spagna. Secondo i dati Fao, negli ultimi 20 anni è passata da 19.500 a 22.700 tonnellate per ettaro. E' evidente che le piccole aziende tendono a scomparire, dal momento in cui i terreni non sono stati convertiti a nuove coltivazioni e non hanno avuto accesso alle novità varietali dei club, a tutto vantaggio delle coltivazioni più estese.

Fattori che hanno dato luogo al paradosso: mentre la Spagna perde ettari di agrumeti, cresce la produzione e raggiunge cifre record. Negli ultimi anni gli ettari coltivati sono diminuiti dell'1,67% dal 2003 al 2016 (vedi tabella 3) e nella campagna 2014/2015 si è raggiunta una produzione di 7milioni di tonnellate, mentre nel 2018/2019 la produzione ha raggiunto 7milioni e 500mila tonnellate ed è probabile che la campagna attuale 2020/2021 supererà i 7milioni.

Cambiamento delle zone di produzione spagnole


Produzione agrumicola spagnola suddivisa per zone 
(Comunità valenciana, regione di Murcia e Andalucia)

Tra i cambiamenti delle zone di produzione spagnole si ritrova una stabilizzazione della produzione della Comunità Valanciana (4milioni di tonnellate). Nemmeno Murcia e Andalucía si sono fermate: negli ultimi 20 anni Murcia è passata da 701mila tonnellate a 916mila tonnellate, mentre l'Andalucía è passata da 1milione e 100mila tonnellate a 2milioni e 300mila tonnellate.


Poduzione agrumicola spagnola suddivisa per zone 
(Comunità valenciana, regione di Murcia e Andalucia) 
e per aziende superiori a 20 ettari (in arancione) e inferiori (in blu)

Il peso storico dei piccoli appezzamenti nella Comunità Valenciana è un dato di fatto e tanto a Murcia come in Andalucía l'evoluzione delle nuove piantagioni ha portato a due aree in cui la maggior parte delle aziende agricole supera già i 20 ettari.

Evoluzione delle strutture di commercializzazione


Tonnellate di agrumi esportate dalle cooperative (in blu) e dal settore privato (in rosso) 
nei periodi storici 19779, 1992-1993 e 2018

Negli anni c'è stato un gran incremento degli esportatori, sia privati che cooperative, che ha coinciso con un aumento importante dell'export. Ma negli ultimi 25 anni abbiamo assistito alla scomparsa del 66% degli esportatori, nonostante il volume delle esportazioni sia continuato a crescere.
Questo significa che gli attuali esportatori sono più strutturati di 25 anni fa. La distribuzione degli agrumi spagnoli ha mantenuto questa struttura negli ultimi anni: il 25% al mercato domestico fresco, il 55% per le esportazioni fresche e il 20% all'industria di trasformazione.

Caratteristiche della filiera agrumicola in Spagna


Questi sono i principali modelli di integrazione verticale:

- Associati alle cooperative: aziende agrumicole che appartengono alla cooperativa per un periodo minimo di 5 anni, sono il 20-22% del totale
- Associati a Sat: Normalmente relazionata con una centrale ortofrutticola e mantiene una relazione duratura attraverso la Sat, sono il 12-15% del totale
- Integrato verticalmente: in questo compartimento ci sono le aziende agricole di proprietà diretta delle imprese private o delle famiglie proprietarie. Sono quelle maggiormente cresciute negli ultimi 30 anni e tra le sue aziende c'è una quantità rappresentativa delle varietà club. Sono l’8-10% del totale
- Indipendente: è il modello storico, rappresenta dal 55 al 60% delle aziende agrumicole spagnole

Il futuro degli agrumi in Spagna


Guardando ai prossimi 20 anni, le principali tendenze agrumicole spagnole seguiranno l'evoluzione del settore degli ultimi anni:
- Continuerà a diminuire il numero delle aziende agrumicole, soprattutto quelle di piccole dimensioni, in favore di una crescita delle più estese
- Gli ettari totali di agrumi si manterranno intorno ai 275mila ma continuerà a crescere la produttività fino a raggiungere 9milioni di tonnellate di produzione
- Continuerà la concentrazione di magazzini e strutture di commercializzazione, sia nel modello privato che cooperativo
- All'interno degli organismi interprofessionali si lavorerà in maniera armonica
- Si migliorerà la connessione tra produzione e industria di trasformazione.

La Spagna continuerà a mantenere un reddito positivo legato al settore grazie a:
- prodotti di ottima qualità
- successo dei mezzi di produzione e commercializzazione
- presenza nel mercato europeo, con 600milioni di consumatori
- logistica facilitata verso i grandi mercati con consegne ogni 48-72 ore
- calendario produttivo equilibrato per tutti gli agrumi
- sicurezza alimentare garantita dalle norme europee
- sostenibilità ambientale
- costi di trasporto relativamente più bassi degli altri produttori

Nel futuro del commercio mondiale, gli agrumi spagnoli continueranno per molti decenni ad essere un attore chiave.

*Il testo è un estratto dell'articolo pubblicato nel numero di novembre-dicembre della rivista FruiTrop.

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a cura di Paco Borras

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