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venerdì 29 gennaio 2021


«Le nostre mandorle sono un vulcano di proteine»

Crescono alle pendici dell’Etna, nel territorio di origine vulcanica definito Sciara già dagli arabi, le mandorle de Il Mandorletto. L’azienda con sede a Maletto (Catania) ha avviato la sua attività nel 2016 quando due amici di vecchia data, Antonio Scuderi e Luigi Adornetto decidono di piantare mandorleti nel terreno distribuito tra le nere rocce vulcaniche. Ad oggi la coltivazione conta su tre ettari di superficie per un totale di 2000 piante della varietà Tuono e a breve ne verranno messe a dimora altre 500.

“All’inizio erano in molti a sconsigliarci questa coltivazione a causa degli alti costi di manodopera – spiega a Italiafruit Antonio Scuderi – ma noi siamo andati avanti lo stesso. Certo il terreno non è agevole e ci sono molte asperità ma vedere le piante che affiorano nelle rocce ci riempie di soddisfazione. Prima qui c’era un pascolo, oggi la colata lavica preistorica ricca di nutrienti ci aiuta a produrre mandorle dalle elevate proprietà organolettiche e nutrizionali: contengono meno olio e più di proteine rispetto alle altre. Come certificato da laboratori Accredia (l’ente italiano di accreditamento) le nostre mandorle possiedono il 26% di proteine. Non abbiamo una coltivazione biologica ma non utilizziamo diserbanti e fitofarmaci: per questo motivo nei nostri frutti si ritrova un profumo particolare generato dall’immenso numero di piante spontanee che cresce in mezzo al mandorleto”.



E aggiunge: “E’ partito tutto come un esperimento e quest’anno, dopo cinque anni dalla messa a dimora delle prime piante, siamo partiti con la prima raccolta ufficiale: siamo arrivati a 500 chilogrammi di prodotto sgusciato, cifra destinata a crescere. Per i prossimi anni il raccolto dovrebbe triplicare o addirittura quadruplicare, sperando in condizioni metereologiche favorevoli. Territorio e prodotto sono un binomio indissolubile, ecco perché a partire dal nome della nostra località Maletto è nato il nome dell’azienda: il Mandorletto”.



Il particolare terreno lavico non permette alcun tipo di meccanizzazione e la raccolta dei frutti è interamente manuale. Gli operari hanno imparato a sfruttare anche le tradizioni dei nonni, che prevedono l’utilizzo di un ombrello capovolto posto sotto le piante, che funge da contenitore per i frutti ed anche come appoggio tra le rocce laviche. “E’ lo stesso metodo già utilizzato per raccogliere i pistacchi – specifica Scuderi – i raccoglitori lo aprono, scuotono i rami e la mandorle cadono al suo interno. Poi lo richiudono e proseguono così la raccolta nei punti più difficili”.



La fase dell’asciugatura avviene in maniera tradizionale, con la semplice esposizione alla luce solare. Le mandorle sono poi commercializzate in confezioni curate nei dettagli, come l’elegante astuccio da 250 grammi (in foto sopra) o la confezione sottovuoto da 500 grammi.
L’azienda è ancora in fase di esplorazione per quello che riguarda i canali commerciali: “Puntiamo a un mercato di nicchia – commentano – per questo stiamo vendendo ad attività selezionate come bar e pasticcerie di alto livello. Finora i social (l’azienda è presente su Facebook e su Instagram) ci hanno dato riscontri molto positivi. I nostri clienti sono attratti in primis dalle caratteristiche delle nostre mandorle e dal packaging: facciamo spedizioni anche ad aziende e privati, tra i quali molti sportivi che apprezzano l’apporto proteico dei nostri prodotti”.



E conclude: “Il boom della frutta secca del primo lockdown ci ha sicuramente aiutati a far conoscere il nostro prodotto, la qualità delle nostre mandorle e la comunicazione online hanno fatto il resto”.

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