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martedì 9 febbraio 2021


Norme di commercializzazione, l'Ue vuole cambiare

La Commissione Europea ha pubblicato una roadmap per valutare la modifica degli standard di commercializzazione dei prodotti agricoli, compresi gli ortofrutticoli freschi: ha quindi avviato una consultazione, aperta fino al 16 febbraio, per conoscere il parere di settori, organizzazioni, amministrazioni, quale step verso la conferma, la modifica o la soppressione delle "norme" vigenti. Per Bruxelles, infatti, alcuni parametri sono ormai obsoleti e possono ostacolare gli sforzi per rendere il sistema alimentare più efficiente e green.



L'iniziativa mira dunque ad aggiornare gli standard con tre obiettivi: incoraggiare la fornitura di prodotti più sostenibili ai consumatori; semplificare la legislazione attuale, che utilizza diversi strumenti giuridici; allineare le norme dell'Ue con i requisiti del trattato di Lisbona.

Nella sua consultazione, la Commissione europea propone cinque alternative: eliminare gli attuali standard Ue e mantenere gli standard internazionali, nazionali o privati; non modificare le regole, limitandosi ad adattarle al Trattato di Lisbona; rivedere le attuali normative per ammodernarle, tenendo conto dei mutamenti tecnologici e dei nuovi mezzi di produzione, anche per aumentare il loro contributo alla sostenibilità del sistema alimentare; semplificare la normativa vigente; creare nuovi standard per raccogliere nuovi interessi dei consumatori in termini di salute o mezzi di produzione sostenibili; creare standard per tutti i prodotti agroalimentari.



Non è la prima volta che la Commissione Europea decide di rivedere gli standard di qualità commerciale riguardanti l'ortofrutta fresca: già nel luglio 2009 c'era stato un giro di vite che aveva ridotto le norme allora esistenti da 36 a 26. Successivamente ci sono state ulteriori riduzioni e attualmente sono 10 gli standard di qualità commerciale per frutta e verdura fresca.


Per Italia Ortofrutta le norme, oggi più che mai, devono fare riferimento ad alcuni principi cardine quali qualità, sostenibilità, distintività, semplificazione: "Serve un volano per rendere il Made in Italy ancora più appetibile e performante", commenta il direttore Vincenzo Falconi.


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