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venerdì 19 febbraio 2021


Boeri e l'importanza del paesaggio

La cura del paesaggio rurale può rappresentare per l’intero settore dell'ortofrutta italiana una leva di comunicazione non indifferente. Un paesaggio - e quindi un ambiente - da cartolina come quello del Trentino, diventato nel tempo una meta turistica di livello internazionale, può riuscire a dare un valore aggiunto ai prodotti agricoli che lo stesso territorio offre, diventando un fattore di qualità da spendere sul mercato. Un concetto che Apot (Associazione dei produttori ortofrutticoli trentini) ha voluto rimarcare ieri durante il convegno “Economia e paesaggio, da contrapposizione e simbiosi" con l’aiuto di Stefano Boeri, architetto, urbanista ed esperto di paesaggio.

"Bisogna tornare ad avere una cultura del paesaggio e del territorio che comprenda l'atto della cura - ha evidenziato l’archistar - Il paesaggio boschivo, per esempio, ha bisogno della presenza umana e della cura dell'uomo. Negli ultimi anni si aperta una prospettiva nuova di coabitazione tra la sfera rurale, quella della natura spontanea e quella dell'uomo. Questo è un campo che va praticato con grande coraggio e attenzione". 



Apot ha al suo attivo molte iniziative che puntano verso la multifunzionalità del territorio, l’interconnessione tra aree come boschi, prati, ambienti urbanizzati e frutteti. Da qui l’idea di invitare Boeri come ospite d’eccezione. Che, nel suo intervento, ha offerto la testimonianza di come la coabitazione tra centri urbani, ambiente rurale e natura spontanea sia possibile. Anzi, questi tre elementi dovranno sempre più intersecarsi in futuro, dal momento che la visione planetaria condivisa è quella della sostenibilità. “La pandemia è un punto importante per cominciare a riflettere sul rapporto tra città, ruralità e natura. Dobbiamo sfumare questi confini e capire che fra queste realtà ci sono continue transizioni. Il nostro compito non è stabilire barriere, ma lavorare su queste transizioni in modo intelligente”.

“Così come dobbiamo aumentare le superfici biologiche vegetali e la presenza della biodiversità all’interno delle nostre città, dobbiamo ragionare su luoghi di presidio e di cura del paesaggio naturale su tutto il territorio”, ha proseguito l’architetto nell'evidenziare il motto "Più alberi nelle città, più umani nelle foreste”

Non sono mancati da parte di Boeri, numerosi esempi di opere concrete di intersecazione tra natura e urbanizzazione, primo fra tutti il Bosco Verticale di Milano, il primo edificio residenziale sostenibile, con facciate ricoperte da 800 alberi e oltre 20.000 piante, da lui realizzato nel 2014. Il nuovo progetto dell'architetto sulla Torre Botanica, presentato nei giorni scorsi sempre a Milano, fa un ulteriore passo in avanti: “Si tratta un modello legato alla storia del giardino all’italiana, che prevede aree con una propria specializzazione dal punto di vista botanico. In questo modo si può immaginare davvero un nuovo rapporto fra coltivazione, frutteti e presenza antropica all’interno di alcune aree cittadine”.


Torre Botanica

Dopo Boeri, il dibattito su “economia e paesaggio” è proseguito con l’intervento di una voce politica e autorevole, quella di Herbert Dorfmann, membro del Parlamento Europeo e correlatore per la strategia Farm to Fork: "Questa strategia rimane troppo Farm e poco Fork, in quanto lascia un po' da parte la trasformazione e soprattutto la distribuzione, che ha una grande responsabilità per la strada della sostenibilità e si prende una fetta importante del valore. E' chiaro che questa conversione ecologica ha bisogno anche di una sostenibilità economica delle aziende agricole". In merito al paesaggio, "io ho criticato ripetutamente che la Farm to Fork lascia troppo da parte la questione del paesaggio. I nostri paesaggi spettacolari sono così perchè li hanno creati gli agricoltori". Per Dorfmann è quindi importante che i sistemi produttivi attenti all’ambiente, al territorio e al paesaggio siano premiati. "Dobbiamo inoltre impegnarci per garantire la disponibilità di tutti i mezzi di produzione e favorire una veloce evoluzione tecnologica. Questo deve avvenire anche lavorando su nuovi prodotti fitosanitari e piante resistenti alle malattie".



A seguire si sono alternati alcuni altri interventi in collegamento da remoto, come quello di Stephan Weistpresidente di Freshfel e category manager del settore frutta e verdura di Rewe Germany, che ha sottolineato l’importanza di avviare il percorso della Farm to Fork: "La sostenibilità non è una scelta, ma è qualcosa che riguarderà le nostre vite future. Ciò che conta è affrontare le sfide e continuare a migliorarsi. Ed è per questo che la strategia Farm to Fork potrà aiutare tutti. Molti possono criticare la Commissione Europea, perchè probabilmente si è concentrata troppo sul biologico. A mio avviso, però, non contano tanto le percentuali degli obiettivi, quanto i piani reali che presenteranno i singoli stati Ue".



Kristian Moeller, amministratore delegato di Global Gap, società che valuta e certifica oggi la qualità del lavoro degli agricoltori di oltre 200mila aziende nel mondo, ha precisato: “All'interno e all'esterno dell'Ue bisogna trovare delle linee armonizzate in materia di  sostenibilità, per fare in modo che tutti i Paesi siano allo stesso livello e per promuovere l'import-export. L'altra cosa importante, poi, è la governance: occorre creare una legislazione a livello politico, adottando un approccio olistico che valuti non solo la sostenibilità ambientale, ma anche quella sociale ed economica. Un modello agricolo resiliente può aiutare anche a creare un paesaggio agricolo resiliente. Ecco perchè apprezziamo molto l'iniziativa dei distretti Trentino e Val di Non e faremo la nostra parte per rendere un partenariato pubblico-privato un successo per la popolazione locale”.

“Con l'adozione della strategia Farm to Fork c'è molto lavoro davanti a noi. Tutti gli attori della catena di approvvigionamento alimentare dovranno avanzare di pari passo per arrivarci. Ogni Stato membro, ora, dovrà occuparsi dello stabilire quali sono i valori su cui concentrarsi per raggiungere gli obiettivi generali dell'Ue. L'agenda è ambiziosa, ma lo dobbiamo alle generazioni future ed iniziare senza indugio ad uscire dalla nostra comfort zone”, ha aggiunto Celine Keidel della Direzione generale Agricoltura e Sviluppo rurale della Commissione Europea, team leader per l'analisi di mercato per frutta e verdura nell'unità che si occupa di monitoraggio del mercato e misure settoriali per vino, liquori e prodotti orticoli.



In chiusura Stefano Vaccari, direttore generale del Crea (Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria), ha confermato quanto l’Italia, rispetto ad altri Paesi del mondo, sia decisamente avanti a livello di ricerca e di innovazione in agricoltura. In particolare, secondo le sue analisi, il Trentino è uno dei territori più attenti alla sostenibilità. Secondo il suo punto di vista, oggi vediamo crescere agricoltori sempre più evoluti, segno di un forte cambiamento verso la sostenibilità colturale e di conseguenza economica.

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