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giovedì 25 febbraio 2021


«Sostenibilità, Gdo tra luci e ombre»

Grazie alla posizione tra fornitori e consumatori le imprese della grande distribuzione organizzata possono agire da "sustainability trigger", motori della sostenibilità: la loro attenzione a questo fattore e a una comunicazione sempre più chiara e trasparente determinano - e possono determinare - ricadute positive sulla catena del valore, stimolando l’intera filiera ad adottare comportamenti responsabili, dalle certificazioni alla tracciabilità, al controllo della qualità. E la marca del distributore è lo strumento ideale per dare concretezza e contenuti al percorso green.

Sono alcuni degli spunti emersi dal webinar "Gdo e agroalimentare: partnership virtuose per una filiera sostenibile" organizzato da Altis - Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica del Sacro Cuore - che si è svolto ieri pomeriggio alla presenza, tra gli altri, di Stefano Gambolò, direttore marketing del Gruppo Selex e Alessia Bonifazi, responsabile comunicazione & Csr di Lidl Italia.



Da una recente indagine di Altis tra 27 insegne emerge l'impegno dei retailer sul fronte della sostenibilità: di qui l'idea di un convegno su questo tema, anche alla luce del fatto che  per l’82,5% degli italiani risulta importante che i prodotti alimentari acquistati riflettano le proprie convinzioni etiche, sociali e ambientali.

In apertura, dopo i saluti istituzionali, Carlo Alberto Buttarelli di Federdistribuzione ha sottolineato come la sostenibilità sia al centro del modello di business delle aziende aderenti alla federazione; testimonianza del percorso intrapreso sono le quattro edizioni del bilancio di sostenibilità, l'impegno contro le aste al doppio ribasso, lo sforzo per creare consapevolezza in ambito ambientale all'interno della filiera, dai fornitori al consumatore. "Anche nel periodo della pandemia l'azione su questi fronti non si è allentata, anzi, è aumentata", ha chiosato Buttarelli, che ha ricordato il ruolo sociale della distribuzione, emerso chiaramente in questi mesi di emergenza Covid. 

"Oltre l'80% delle nostre aziende si rifornisce di prodotti locali, spesso a km zero -, ha aggiunto l'esponente di Federdistribuzione facendo riferimento all'importanza della Mdd per veicolare i valori, guidando la riscoperta delle eccellenze locali e delle piccole e medie imprese italiane, valorizzando le produzioni artigianali e orientando la spesa verso un orizzonte più sostenibile".



Alessia Bonifazi di Lidl Italia (foto sopra) ha spiegato come il discounter, forte di 680 punti vendita, interpreta il concetto di sostenibilità, lavorando a stretto contatto con una miriade di piccole e medie imprese dell'agroalimentare i cui prodotti vengono messi a scaffale ed esportati nel resto d'Europa e degli Stati Uniti; oltre 1,6 miliardi di euro il valore del "food" tricolore inviato all'estero nel 2019. "La responsabilità sociale abbraccia tutte le aree di nostra attività ed è parte integrante della promessa di qualità che facciamo quotidianamente al cliente per promuovere stili di vita sani, tutelare l'ambiente, offrire un contributo alla comunità", ha proseguito Bonifazi puntualizzando che l'85% dei prodotti Lidl, nel food, è a Mdd.



Stefano Gambolò di Selex, realtà che fattura 16 miliardi di euro, ha sottolineato il valore dell'italianità per il gruppo (sono oltre 430 le materie prime tricolori acquisite dai fornitori. Anche nel 2021 il packaging continuerà ad essere un elemento fondamentale in ottica sostenibilità, perseguita attraverso l’utilizzo di monomateriali, la preferenza per materiali riciclabili e riciclati. Obiettivo: immettere meno rifiuti sul mercato, facilitare lo smaltimento, eliminare i materiali non riciclabili e quindi più inquinanti. Da sette anni Selex redige un bilancio sociale e continuerà l'impegno sul versante green. 

Ma cosa emerge dall'indagine Altis tra 27 insegne italiane della distribuzione alimentare? Il 33% delle aziende considera il valore della sostenibilità quale driver di crescita adottando così buone pratiche sostenibili, tra cui: riduzione degli impatti ambientali (77%), solidarietà e presenza sul territorio (63%), innovazione e sostenibilità (52%), qualità dei prodotti e sicurezza dei clienti (48%) e attenzione alle persone (48%).

Il 67% delle imprese comunica la sostenibilità innanzitutto tramite il sito internet ed è in crescita il numero di azienda che pubblica Bilanci di sostenibilità (+23% del 2018-2019 sul 2017); tuttavia, spesso la comunicazione privilegia alcune aree della sostenibilità, come i prodotti ecosostenibili o le iniziative rivolte alla comunità, a discapito di altre per le quali non sono presenti informazioni. Il 56% delle aziende del campione inoltre non comunica nulla o pubblica poche informazioni sul proprio approccio alla sostenibilità, trascurando così i potenziali benefici a livello di miglioramento di immagine e aumento di competitività. Quindi c'è ancora margine di crescita.

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