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lunedì 1 marzo 2021


Vendite in Gdo, arrivano le prime controcifre

Il 21 febbraio 2020 la scoperta del primo caso italiano di Covid-19. Il giorno seguente l’istituzione della prima zona rossa in 11 Comuni, tra cui Codogno e Vo’ Euganeo. Il 23, domenica, il primo assalto agli scaffali dei supermercati dell’era Coronavirus.

Serve contestualizzare per capire bene l’andamento dei dati delle vendite della Gdo dell’ultima settimana (dal 15 al 21 febbraio) e di quelle che seguiranno: un -6,19% delle vendite a valore che dice molte cose.

La prima è la conferma di un’impressione. Le file chilometriche fuori dai centri commerciali mostrate per la prima volta dai tg sono un trend iniziato al Nord, lo spicchio di Paese “colpito” in quel momento dal nuovo virus. L’area 1 della rilevazione Nielsen, che comprende Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia e Liguria, è un segno meno in doppia cifra: -10,04%. Nel Nord-Est, invece, la discesa si è fermata a -5,98%.

Le corse per accaparrarsi farina, legumi e guanti in lattice al Centro-Sud è iniziata qualche ora dopo, da lunedì 24 in poi. Per questo la flessione, al momento, è meno evidente. Toscana, Umbria, Lazio, Marche e Sardegna mettono insieme un -3,10% delle vendite a valore, mentre al Meridione si registra un calo dell’1,54%.

Numeri che, come da pronostico, portano la percentuale media di febbraio, e più in generale quella del 2021, a diminuire rispetto alle scorse settimane. Il secondo mese dell’anno si è assestato al momento sul -0,75%, mentre l'andamento del 2021 è passato dal 5,11% della settimana scorsa a 3,36%.

L’aspetto più interessante, però, è capire come la pandemia segnerà le vendite della grande distribuzione. Per farlo occorre fare un salto nel passato di due anni. Febbraio 2019, l’ultimo febbraio non condizionato dal Coronavirus, con gli italiani che mettono nei carrelli quello che più o meno hanno sempre acquistato. Rispetto a quei giorni, la settimana dal 17 al 23 febbraio 2020 ha fatto registrare una crescita delle vendite a valore dell’8,34%.

Lo scarto con il crollo di 365 giorni (-6,19%, come detto) è di poco superiore ai 2 punti percentuali. Segno che la pandemia sta ancora incidendo sui consumi. “D’ora in poi – spiega Nicola De Carne, retailer client business partner di Nielsen – sarà curioso capire quanto della corsa agli acquisti durante la pandemia verrà riassorbito con il graduale, e auspicato, riavvicinamento alla normalità. Rispetto a quei giorni drammatici l’andamento delle vendite si è abbastanza regolarizzato, complice una maggiore possibilità di muoversi”.

Quei due punti in più, però, un significato ce l’hanno. “Anche se il consumo di cibo non è più strettamente limitato all’abitazione come durante il lockdown – prosegue De Carne -, quella differenza contiene i tanti lavoratori ancora impegnati nello smart working, i limiti del coprifuoco e le restrizioni per bar e ristoranti. Nel tempo sarà fondamentale capire se si tratti di un fenomeno ancora passeggero o se i dati si assesteranno su quei valori”.

Fonte: La Repubblica


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