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mercoledì 3 marzo 2021


Ortofrutta, l'altalena dei prezzi all'origine

L'altalena dei prezzi all’origine. Vuoi per lo scoppio della pandemia, vuoi per le bizze del clima o per dinamiche produttive, il 2020 ha offerto uno scenario da montagne russe per quanto riguarda le quotazioni garantite ai produttori ortofrutticoli italiani. Un esempio su tutti: le clementine. Se a gennaio del 2020, i valori all'origine erano aumentati del 136% rispetto all'anno prima, nel mese di dicembre si è registrato un crollo del 40% a fronte di una offerta tornata su livelli normali e dell'ampia quota di calibri piccoli. Un dato che emerge dalle analisi pubblicate dall'Ismea nel suo rapporto dedicato all'emergenza Covid-19 e agli effetti sul comparto agroalimentare.

Le arance ed i kiwi sono - come abbiamo scritto più volte negli ultimi mesi - tra i prodotti ortofrutticoli che hanno beneficiato maggiormente del primo lockdown di marzo-maggio 2020. Un aspetto che viene confermato dai valori all'origine rilevati in questo trimestre d’oro per i produttori nazionali di questi frutti. Le produzioni di Tarocco riportano infatti incrementi su base annua del 38% a marzo, del 35% ad aprile e del 22% a maggio. Mentre, nello stesso periodo, l'Hayward segnava crescite dei prezzi comprese tra il 33% ed il 63%. 

In merito alle arance, l'Ismea tiene anche a sottolineare come l’inizio della campagna 2020/21 sia stato caratterizzato da “quotazioni all’origine in aumento rispetto alla campagna precedente, stagione che peraltro era partita con una certa pesantezza”. Anche per il kiwi italiano, inoltre, si deve rilevare un ulteriore aumento dei prezzi all’origine su base annua (+10-11% circa) all'inizio dell’annata 2020/21 per i bassi volumi.



Un miglioramento dei valori medi rispetto alla situazione pre-Covid si può notare poi per le mele delle varietà Fuji (+15% a aprile e +25% a maggio) e Golden Delicious (+12% a aprile e +31% a maggio) prese in esame dai ricercatori dell'Ismea. E, a partire da maggio (con la riapertura della ristorazione e dell’Horeca), per la fragola che ha registrato un vero e proprio balzo dei valori nel mese di giugno: +52%. 

Quotazioni in decisa riduzione su base annua - questa volta all’inizio della nuova stagione - per le pere Abate Fetel, varietà simbolo della produzione nazionale che aveva registrato prezzi all’origine in crescita del 60% tra gennaio e marzo 2020 (a fronte della scarsità d’offerta data dal crollo produttivo del 2019). I produttori italiani, infatti, hanno cominciato la campagna in corso con un considerevole ridimensionamento dei valori franco magazzino (dal -21% di settembre al -17% di dicembre), “in virtù - come sottolinea il rapporto - di un’offerta tornata vicina a livelli normali e, quindi, superiore a quella dell’anno precedente”.

 

Il 2020 è stato poi un anno memorabile per quei pochi produttori di pesche, nettarine e albicocche (in particolare della Sicilia e del Sud Italia) che disponevano di una buona raccolta in seguito alle diverse gelate primaverili. Particolarmente significativo il caso delle albicocche, che sono passate dal +119% rilevato a giugno al +243% di agosto. Va segnalata anche la crescita dei valori su base annua di oltre il 60% per le ciliegie (a maggio e giugno), anch’esse penalizzate dai ritorni di freddo. Mentre per meloni e angurie si sono avute quotazioni nettamente inferiori a luglio (-31% i meloni, -44% le angurie), rispetto a quelle dello stesso mese del 2019: “La campagna commerciale è stata contraddistinta da una forte incertezza. L’avvio è stato positivo per entrambi i prodotti, ma nella parte centrale si è registrato un forte calo delle quotazioni franco azienda agricola, salvo poi riprendersi nella parte finale", sostiene l’Ismea.



Anche le verdure fresche hanno mostrato continui movimenti mensili dei prezzi all’origine durante tutto il 2020, come si può evincere dai dati Ismea - riportati nella tabella sottostante - che mettono in luce gli andamenti schizofrenici di pomodori ciliegini (forte crisi in Sicilia a giugno), zucchine romanesche, peperoni e melanzane (con valori esplosi in autunno per la mancanza di prodotto), lattughe romane e finocchi. La situazione di emergenza pandemica ha in certo senso estremizzato il mercato degli ortaggi, una categoria già di per sé soggetta a forti fluttuazioni collegabili a problemi climatici e al trend dell’importazione. Si pensi, solo per fare un esempio, agli effetti della crisi del turismo che è esplosa soprattutto nelle città d’arte e che continua tutt’ora. Una condizione nuova che i produttori di verdure hanno dovuto pagare sulla propria pelle.  

Per quanto riguarda infine le patate, richiestissime dalla Gdo durante il primo lockdown, si deve annotare il calo delle quotazioni all'origine all’inizio della campagna 2020/21. Le quali sono oscillate tra il -11% di agosto ed il -24% di dicembre rispetto agli stessi periodi del 2019. Questa tendenza risulta influenzata “dalla maggiore disponibilità di prodotto” di questa stagione. Di conseguenza, “le quotazioni franco magazzino hanno registrato una flessione su base annua".


 
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