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martedì 23 marzo 2021


Quarta gamma, inversione di rotta

Il risveglio della IV gamma diventa "virata": i dati di febbraio consolidano i segnali di fiducia di gennaio e lasciano intravedere una possibile, concreta ripresa testimoniata dal segno più della settimana numero otto. Negli ultimi dodici mesi il settore ha fatturato 811 milioni di euro, con un -7,2% anno su anno e un febbraio in calo del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2020  (era -1,8% a gennaio); ma dopo tre settimane negative, conforta il +2,2% messo a segno nella quarta settimana del mese, in un raffronto che fa riferimento al periodo pre-Covid, quando i fresh cut performavano "normalmente". E la sensazione, spiega il presidente di Uif IV Gamma Andrea Montagna, è che marzo stia confermando il cambio di passo nel confronto con il terzo mese dello scorso anno, in cui le prime due settimane erano state buone e le ultime due avevano segnato l'inizio del declino. "I dati evidenziano la resilienza del settore", sottolinea Montagna. 



Tra i singoli segmenti spiccano le insalate in busta, che valgono l'80% circa dell'aggregato: stando ai numeri Nielsen hanno perso il 2,4% anno su anno, crescendo però del 3,1% nella settimana otto.



Nei 12 mesi presi in esame, l'e-commerce legato alla IV gamma ha raggiunto quota 12 milioni di euro, in progresso del 127%. Nello stesso periodo, il calo in volumi complessivo (-3,8%) è rimasto sensibilmente inferiore a quello a valore: "Questo perché sugli scaffali hanno trovato più spazio del solito verdure da cuocere e insalate di formato maxi, sopra i 200 grammi, che assicurano meno marginalità". Un mercato che ha perso valore, insomma, e che vede di buon occhio la ripresa delle insalate in busta medio-piccole "che trainano tutta la categoria".


Andrea Montagna

Venendo ai canali distributivi gli ipermercati (25% del mercato circa), hanno perso in un anno il 4,5% di quota; è andata meglio per i supermercati (-2%) al cui interno si vendono il 50% dei prodotti di categoria; il libero servizio (10% del mercato) ha ceduto invece l'8% mentre i discount (15-17% circa del valore complessivo) confermano il loro stato di grazia, testimoniata da un balzo del +3,6%, seppur in calo dopo il +6,2% di gennaio. "La crescita di questo formato - conclude Montagna - è un ulteriore elemento che spiega la devalorizzazione del mercato, anche se il discount non vince solo con il prezzo ma anche perché si configura sempre più come negozio di prossimità: i competitor farebbero bene a cogliere come il problema non sia relativo al listino, quanto piuttosto alla diversa frequenza d'acquisto".

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