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Fedagro: luci e ombre del Decreto Sostegni

Un Decreto sostegni con luci e ombre per Fedagromercati: “Accogliamo con soddisfazione quanto richiesto con tenacia dalla nostra Federazione, e cioè l’eliminazione dei codici Ateco per far ottenere un ristoro anche alle aziende italiane rimaste escluse ma ugualmente colpite dalle restrizioni subite durante la pandemia", commenta il presidente Valentino Di Pisa (nella foto).  "Tale impostazione infatti rischiava di escludere dal supporto del governo alcune categorie delle imprese che invece hanno sofferto nell’ultimo periodo e che stanno continuando a farlo anche ora". 

Per Di Pisa "questo decreto è un primo passo nei confronti degli imprenditori italiani ma non basta: le risorse devono arrivare quanto prima per rilanciare la rete imprenditoriale italiana, e di conseguenza anche i consumi, ma bisogna anche rafforzare gli stanziamenti individuati per coinvolgere le aziende più piccole sia dell’agroalimentare sia degli altri comparti".

Fedagro affonda il colpo: "Se da una parte abbiamo accolto con positività l’eliminazione dei codici Ateco, non possiamo dire la stessa cosa per l’esonero contributivo previdenziale da cui è escluso il commercio ortofrutticolo: è infatti previsto per l’agricoltura e per l’ingrosso di altri prodotti come le sementi e fiori e piante, ma non per l’ortofrutta e non si spiega il perché di questa decisione. Il nostro settore rappresenta un anello fondamentale ed imprescindibile per la filiera e per il nostro paese per moltissimi motivi: dalla sostenibilità al valore delle nostre produzioni, dalle competenze tecniche delle nostre aziende all’importanza del Made in Italy, dalla ricchezza della biodiversità italiana all’importanza della dieta mediterranea". 

"Ci auguriamo - aggiunge Di Pisa - che con l’ampliamento del fondo a favore del Mipaaf a 300 milioni di euro, previsto dall’articolo 39 del decreto, si possano prevedere delle risorse a favore del sistema dei Mercati all’ingrosso in quanto piattaforme logistico distributive al servizio della produzione e dei consumatori per la valorizzazione di tutta la filiera e delle nostre produzioni". 

"Per tutti questi motivi - conclude Di Pisa - non comprendiamo questa scelta e ci auguriamo che l’ortofrutta possa finalmente essere riconosciuta per quello che è con le sue potenzialità e le sue caratteristiche”.


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