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venerdì 9 aprile 2021


«Finocchi e cipollotti, produzioni danneggiate dal clima»

Se pomodori, cime di rapa e melanzane possono contare su una domanda sempre costante e prezzi sostanzialmente stabili, le condizioni atmosferiche hanno lasciato amare conseguenze per le campagne di finocchi e di cipollotti. A dirlo a Italiafruit News è Mariano Buono, responsabile acquisti per l’azienda salernitana Auragricola, che commercializza i suoi prodotti principalmente con la Gdo (85%) e la restante parte con i mercati all’ingrosso.

Entrando nei dettagli dei trend ortaggi, l’azienda commercializza i pomodori delle tipologie oblunghe prevalentemente a provenienza siciliana. “Si tratta di prodotti qualitativamente validi e senza problemi a livello di ToBRFV - commenta Buono -  se gli altri anni avvertivamo un po’ di calo, quest’anno la domanda è stata costante e ha avuto prezzi interessanti. Sarà anche una questione delle temperature: più sono miti e più si è portati a consumare questa referenza. In estate saremo pronti a sostituire il prodotto siciliano con quello locale”.

 
Il core business dell’azienda rimane quello del finocchio, che viene prodotto durante tutto l’anno. Quest’anno però la campagna è stata anticipata dalle condizioni climatiche avverse: “Con il maltempo e la troppa pioggia, la produzione è stata altalenante e siamo stati costretti ad effettuare diverse offerte per evitare accavallamenti” specifica il responsabile acquisti.
Che prosegue: “I prezzi sono stati molto bassi: consideriamo che per avere condizioni economiche favorevoli alla produzione, i prezzi della stagione invernale (da gennaio a marzo) dovrebbero essere superiori a 1,20 euro al chilo; noi invece non abbiamo mai superato l’euro. Oltre a una produzione incostante, anche i consumi sono stati irregolari, principalmente a causa dei blocchi dettati dalla pandemia. Abbiamo in ogni caso cercato di favorire il prodotto a provenienza nazionale e, solo in caso di necessità, ci siamo affidati agli ortaggi esteri”.



Gli stessi problemi climatici che hanno anticipato la campagna del finocchio, hanno lasciato conseguenze amare anche sui cipollotti a provenienza campana.
“Nonostante gli ottimi consumi di quest’anno – illustra Buono – abbiamo avuto tantissime difficoltà con la qualità del prodotto: a novembre e dicembre la pioggia ha minacciato la tenuta degli ortaggi con i gambi verdi che crollavano e non riuscivano a superare le tempistiche di trasporti e logistica. La produzione si è dimezzata rispetto all’anno scorso perché con i campi allagati facevamo fatica a trapiantare”.
Dall’azienda sottolineano che, nonostante la concorrenza del prodotto egiziano, i cipollotti campani, quello Dop nocerino in primis, hanno avuto una media prezzi più alta rispetto agli altri anni.



Altro prodotto a provenienza campana commercializzato da Auragricola sono le cime di rapa: “questo articolo è cresciuto costantemente negli ultimi anni tant’è che abbiamo aumentato la produzione – specifica Di Buono – e anche quest’anno la domanda è rimasta costante con prezzi di vendita pari a 1,20 euro al chilo”. Nonostante la concorrenza con il prodotto pugliese, le referenze campane si differenziano sul mercato per “un sapore decisamente più dolce e caratteristiche organolettiche migliori”.

Più difficile il mercato delle zucchine, considerati gli alti costi di produzione e i prezzi sottoquotati. “Questi ortaggi stanno vivendo un momento difficile da quattro anni ormai” dice il responsabile acquisti.
Sono invece stabili le melanzane, con “consumi costanti e una media prezzi coerente al periodo”. Si tratta di prodotto a provenienza siciliana per la stagione invernale, mentre la provenienza si sposta al Centro/Sud Italia durante la mezza stagione.
Buone anche le quotazioni degli asparagi campani: “Anticipano il prodotto pugliese e sono presenti in quantità scarse – sottolineano dall’azienda – quest’anno in particolare il freddo pre-pasquale ha limitato la produzione alzando i prezzi ma ora sono già rientrati”.

Altissima l’attenzione di Auragricola nei confronti del packaging sostenibile. “Già prima dell’epidemia c’era la tendenza a fare più confezionato, ora è cresciuta ancora” dice il responsabile acquisti.
E prosegue: “Abbiamo lavorato molto sulle nostre confezioni: per esempio nei vassoi non usiamo più il polistirolo ma solo il Pet e in alcune linee di filiera anche l’R-Pet. Per esempio collaborando con Dimar, abbiamo realizzato anche delle confezioni personalizzate con vassoi in cartoncino e pellicola compostabile. Su tutti i packaging riportiamo le informazioni sui materiali e le modalità di smaltimento. Si tratta di impegno green consistente, che ci porta a spendere 20mila euro in più l’anno in confezioni ma, considerata la sensibilità odierna dei consumatori per l’ambiente, siamo disposti a farlo”.

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