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venerdì 23 aprile 2021


Pomodori, come avere una marcia in più

Venderli come confetti. Belli fuori, buoni dentro e garantiti dal marchio di fabbrica. I pomodori italiani hanno una marcia in più – fatta anche di storia e territorio – ma il differenziale qualitativo non sempre è ben percepito dal consumatore. Le tecnologie possono essere decisive in questo, nel selezionare i frutti per colore e grado di maturazione, in modo da offrire una proposta costante nel tempo, creare categorie definite per dolcezza e acidità, sviluppare referenze premium e fidelizzare il consumatore rispetto al brand.

E' la sfida futura che il pomodoro deve affrontare, quella del frutto singolo, della qualità costante e garantita. Una sfida di cui si è discusso ieri durante la nostra diretta "Pomodoro, quando la selezione dà valore" a cui hanno partecipato Raffaele Benedetti (reparto commerciale e membro del Cda di Unitec), Giovanni Sansone (responsabile acquisti ortofrutta Dimar - Gruppo Selex), Salvo Moncada (general manager Op Moncada), Daniele Lorenzini (direttore Op Lorenzini Naturamica), Sebastiano Fortunato (presidente Consorzio di tutela Pomodoro di Pachino Igp) e Roberto Della Casa (fondatore di Agroter e Italiafruit News).



“Il pomodoro è uno di quei classici esempi dove l'aspetto della garanzia, della continuità nella qualità, è tra gli aspetti più importanti – ha ricordato Della Casa - E' l'elemento chiave. Metà degli italiani non ricorda l'ultima volta che ha comprato un pomodoro veramente soddisfacente, questo perché il consumatore tende a somatizzare l'ultima esperienza che ha avuto e qui la discontinuità nella qualità del pomodoro è uno dei punti più drammatici del mercato e pregiudica buona parte dei successi che in realtà si sono fatti”.

E qui entrano in gioco le tecnologie che, come ha detto Benedetti, fino a qualche tempo fa avevano l'obiettivo di selezionare il pomodoro principalmente per calibro e colore. “Ma negli ultimi anni si è fatto un salto importante sotto il profilo della selezione dei difetti esterni, un altro passo in avanti nell'ottica di una sempre maggiore efficienza dei magazzini. Poi, negli ultimi anni, si è concretizzata una richiesta importante di valutare tecnologie che fossero in grado di rilevare alcuni parametri di qualità interna, come il grado brix e l'acidità. E' un nuovo percorso dove le caratteristiche esterne hanno bisogno di essere associate a quelle interne, un contributo importante per classificare e standardizzare la qualità”.

E chi ha adottato queste tecnologie sta ottenendo risultati interessanti, come ha raccontato Lorenzini. “Sul datterino ci abbiamo creduto sin dall'inizio, puntando su politiche di qualità. Negli anni abbiamo aumentato le superfici, ma ci mancava un sistema per fare uno screening sugli aspetti esterni e sulla qualità finale che andavamo a proporre al consumatore. Ora, in questo, ci sta dando una mano l'impianto Unitec, che cerca undici diversi difetti su ogni singolo frutto: questo è fondamentale per assicurare standard qualitativi sempre elevati e costanti”.

Ma la qualità deve partire dal campo e deve dribblare nuove avversità. “La selezione in magazzino è importante, ma la qualità inizia dal lavoro delle ditte sementiere – ha aggiunto Moncada – In produzione ci sono nuove problematiche, come il Tomato brown virus. La tecnologia è sicuramente un'arma in più per i frutti piccoli e affrontare il mercato”.



“Ottenere pomodori di qualità costante non è semplice, parliamo di ortaggi e non di prodotti industriali, ma il nostro impegno è massimo – ha precisato Fortunato – Il nostro areale, con 1400 ettari dedicati, parte avvantaggiato sul tema della qualità, grazie al clima particolare che favorisce la crescita del pomodoro. La tecnologia è utile per abbassare i costi di filiera: diciamo sì all'innovazione, alla tecnologia e alla ricerca”.

E di fermento nel comparto pomodoro ce n'è. Come ha fatto notare Sansone. “Negli ultimi anni è cambiato l'approccio del fornitore alla categoria, con selezione sempre più qualitative. Registriamo un aumento dei consumi dei cherry, interessano le varietà colorate che sono belle anche per le esposizioni; e poi un consumo crescente di prodotti nichel free. Continua il processo di snackizzazione e notiamo la fedeltà dei consumatori su brand riconosciuti e proposti con continuità”.

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