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Bambù e frutta per un modello di sostenibilità

Vuole essere un modello di sostenibilità Kida organic forest, l'azienda dell'imprenditore e manager ferrarese Paolo Bruschi. I progetti parlano di un polmone verde alle porte di Ferrara che comprende una innovativa piantagione con diverse diverse varietà di bambù, un frutteto con ciliegie, pesche, albicocche, la coltivazione di grani antichi, arnie per la produzione di miele, un orto con 600 verdure bio, alcune centinaia di polli e anatre libere, una piantagione spontanea di camomilla selvatica.

Bruschi - che in passato ha lavorato per realtà come Arci, Fininvest, Omnitel, Poste italiane (di cui è stato vicedirettore generale) - è da qualche tempo approdato a questo nuovo progetto. "Un'azienda biosostenibile e circolare con 12 ettari di terra e l'obiettivo di portare 180mila piante di bambù in città", per i germogli (commestibili), per il legno e, soprattutto, per l'aria e l'ambiente, perché "ogni ettaro di piantagione di bambù è in grado di catturare ogni anno fino a 17 tonnellate di anidride carbonica, generando il 35% di ossigeno in più di un bosco".



"Quello che sta realizzando Paolo Bruschi è un progetto fortemente innovativo e che fa da apripista rispetto a temi fondamentali per il futuro. La sua non è solo una visione aziendale e un'operazione imprenditoriale ma è anche un'opera di forte sensibilizzazione sui temi dell'ambiente e della sostenibilità", ha detto il sindaco Alan Fabbri, che ieri ha fatto visita all'azienda.

"Sta a noi restituire qualcosa di quello che abbiamo avuto in eredità - conclude Bruschi - Coniugare un'attivitá economica con una ambientale è una prospettiva di sviluppo economico e un lascito per la comunità e per il futuro".

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