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lunedì 24 maggio 2021


Sementi italiane ai cinesi? Verisem diventa un caso

Con i cinesi che puntano all’acquisizione dell’italiana Verisem si rischia il monopolio mondiale sui semi di ortaggi ed erbe aromatiche in una situazione in cui già 2 semi su 3 (66%) sono in mano a quattro multinazionali straniere. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti su dati centro studi Divulga per la Giornata mondiale della Biodiversità del 22 maggio in riferimento all’operazione di vendita dell’azienda romagnola che con 2200 produttori è leader mondiale del suo settore, ha 5 siti produttivi (3 in Italia, 1 in Francia e 2 negli Stati Uniti), distribuisce in 117 Paesi e realizza il 54% del suo fatturato in Europa, il 20% nelle Americhe, il 19% fra Asia e Pacifico e il restante 6% in Medio Oriente.

La Verisem, che ha 198 dipendenti in Italia, 62 negli Stati Uniti e 20 in Francia e 4 fra Russia e Slovenia, è una delle più importanti realtà italiane nel campo delle sementi con un patrimonio di conoscenze scientifiche e tecniche produttive che ne fanno un asset di rilevanza strategica per il Paese e per la difesa della sovranità alimentare nazionale in un momento storico in cui – sottolinea la Coldiretti - gli effetti dell’emergenza Covid su commercio internazionale e consumi hanno fatto emergere l’importanza vitale del cibo e degli approvvigionamenti alimentari. "Per questo – evidenzia Coldiretti – è necessario che il Governo eserciti la Golden Power in modo che il controllo della Verisem con tutto il suo potenziale produttivo resti sotto la bandiera italiana".

"Sul caso Verisem è giusto, opportuno e doveroso che il sistema Italia si attivi per difendere un patrimonio nazionale qual è la ricchezza unica, originale e distintiva dei nostri semi", commenta Federico Vecchioni, Amministratore Delegato di Bonifiche Ferraresi.
"Bf Spa - unico gruppo agroindustriale italiano quotato in Borsa - è componente essenziale del comparto e intende fare la sua parte nei tempi e nei modi opportuni. E così mi aspetto che tutto il sistema agroalimentare, politico e finanziario nazionale faccia lo stesso. Insieme a Coldiretti e alle Istituzioni nazionali condividiamo la necessità di difendere le aziende cardine del settore agroalimentare nazionale che rappresentano da sempre i migliori esempi dell’eccellenza italiana”.


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