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Zucchine, tre chance per il futuro

Promuovere il concetto della salubrità, comunicare le funzioni d'uso e rendere più riconoscibili le produzioni locali/regionali sono tre chance che, in linea teorica, potrebbero consentire lo sviluppo futuro del mercato della zucchina italiana. E’ quanto emerso ieri durante la nostra Diretta social "Zucchino, risorsa e opportunità per l'orticoltura italiana" che ha visto la presenza di Syngenta e delle due cooperative Agribologna (140 ettari tra Emilia-Romagna, Lazio e Sicilia) ed AgriPeppe (100 ettari in Lazio e Sicilia).

“Lo zucchino è una risorsa fondamentale per l’Italia per una serie di motivi. Intanto è una coltura ubiquitaria: tranne le zone di alta montagna, non c’è Regione d’Italia in cui non venga coltivata. Inoltre è una produzione che si può realizzare tutto l’anno ed è dedicata al mercato italiano: i flussi d’importazione del nostro Paese sono limitati, così come quelli di esportazione (5% della produzione nazionale)”, ha detto Giuseppe Circella, product development specialist cucurbitace di Syngenta prima di mettere in luce i grandi “numeri” del comparto produttivo italiano (“oggi sono presenti circa 17mila ettari coltivati a zucchine, per una produzione di oltre 600mila tonnellate l’anno”) e l’orientamento della ricerca genetica dell’azienda (“la nostra attività sullo zucchino si focalizza su produttività, resistenze genetiche e architettura ottimale della pianta; in termini qualitativi, poi, miriamo all’uniformità e alla brillantezza del prodotto, ma anche alla conservabilità”).



“Nello zucchino circa il 60-70% dei costi di produzione riguarda l’attività di raccolta - ha ricordato Valentino Chiarini, responsabile agronomico di Agribologna - L’utilizzo di piante con portamento eretto è l’elemento fondamentale per riuscire a velocizzare la raccolta e migliorare la difesa delle produzioni sia per il biologico che per l’integrato”. 

Per quanto riguarda l’andamento di mercato, Salvo Sortino, direttore vendite della cooperativa AgriPeppe di Fondi (Latina), ha sottolineato il trend di crescita delle vendite di zucchine confezionate, collegabile alla pandemia. Ma rimane la necessità di trovare nuove strade per cercare di garantire un maggiore valore ai produttori: “Il valore è sempre troppo basso rispetto alle prospettive dei produttori agricoli”. Il presidente della stessa cooperativa, Luca Peppe ha aggiunto: “A mio avviso, i prezzi del mercato non sono idonei agli alti livelli di qualità e salubrità che esprimono le zucchine italiane. Spesso gli operatori commerciali paragonano le nostre zucchine a quelle di Spagna, Marocco o Egitto, concentrandosi esclusivamente sul prezzo e limitando il concetto di qualità all’estetica. Troviamo difficoltà a fare capire le differenze che ci sono tra i nostri prodotti e quelli esteri”. E’ quindi necessaria - secondo Peppe e Sortino - una più stretta collaborazione tra la produzione e la Gdo per promuovere gli sforzi fatti dalle aziende agricole italiane nel garantire prodotti salubri che minimizzano l’impatto ambientale. 



A livello strategico, il comparto italiano potrebbe lavorare sul marketing puntando sulla segmentazione per funzione d'uso in considerazione degli innumerevoli utilizzi in cucina della zucchina (lessata, grigliata, ripiena, fritta, in padella, cruda, ecc.). E’ quanto ha suggerito Roberto Della Casa, direttore scientifico del Monitor Ortofrutta di Agroter: “Se parliamo di orticole, lo zucchino è la seconda categoria più importante in termini di vendite a volume realizzate da ipermercati, supermercati e discount che operano in Italia - ha detto - C’è quindi la grande opportunità di segmentare. Dobbiamo seguire l’esempio dei comparti del Parmigiano Reggiano o del cioccolato, i quali sono riusciti ad aumentare il risultato economico e il valore percepito proprio attraverso la segmentazione (basata sui mesi di stagionatura e la percentuale di cacao)”.

"Ritengo che l’osservazione di Roberto Della Casa sia di fondamentale importanza per tutta la filiera italiana: segmentando il prodotto nazionale per funzione dell'uso, si avrebbe una leva ulteriore per mantenere lo zucchino una risorsa italiana e per difenderla dalle produzioni estere”, ha commentato da parte sua Circella.



E a proposito di localismi, il Gruppo Agribologna ha annunciato che è in procinto di lanciare il nuovo marchio collettivo “Zucchina chiara di Bologna” - in affiancamento al brand aziendale “Questo l’ho fatto io” - per valorizzare la produzione locale del Bolognese. “La Zucchina chiara di Bologna è un prodotto gentile e delicato, che va quindi gestito come una susina. Ecco perché la proteggiamo con il packaging per dare una qualità completamente diversa al consumatore, evitando quindi che il consumatore la manipoli sul punto di vendita”, ha concluso Lauro Guidi, presidente di Agribologna

Di seguito è possibile guardare la puntata integrale.



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