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martedì 8 giugno 2021


Crisi ciliegie, è simbolo di un modello da cambiare

“Le nostre ciliegie sono divenute un simbolo delle conseguenze che la pandemia potrebbe lasciarci in eredità. Si tratta di storture del sistema economico che come Fai Cisl stiamo denunciando da tempo, sostenendo ad esempio il disegno di legge contro le aste al doppio ribasso, ma che la tempesta perfetta della pandemia associata alle calamità naturali potrebbe rendere ancora più strutturali”. 

Lo scrive il segretario generale della Fai Cisl, Onofrio Rota, in un intervento pubblicato sul quotidiano digitale Il Sussidiario con il titolo “I modelli da rottamare per aiutare lavoro e qualità del cibo”. Commentando le recenti denunce da parte di alcuni produttori pugliesi sulle ciliegie vendute all’ingrosso a meno di un euro al chilo e oltre i 12 euro nella grande distribuzione, il sindacalista sottolinea l’urgenza “non solo di migliorare gli strumenti del mercato del lavoro, valorizzando gli enti bilaterali agricoli territoriali e le piattaforme digitali, ma soprattutto di riequilibrare il valore lungo tutte le filiere produttive e distributive e rendere il lavoro agricolo più attrattivo, grazie a maggiori tutele e riconoscimenti economici, una battaglia che stiamo conducendo anche a livello europeo, dove abbiamo chiesto che nella riforma della Pac subentri la clausola della condizionalità sociale”.

“Qualità del cibo e qualità del lavoro – scrive Rota – sono evidentemente due facce della stessa medaglia, eppure soltanto le mobilitazioni sindacali sono riuscite a far ottenere un bonus anche per i lavoratori agricoli e l’apertura di un confronto costante con il Governo su più fronti. Bisogna costruire proposte e condividere soluzioni. Ad esempio, così come è accaduto per il sistema bancario, anche nell’agroalimentare l’introduzione di tassi antiusura sarebbe una tutela importante per produttori e consumatori e, di conseguenza, anche per una più equa retribuzione del lavoro. Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali dovrebbe farsi interlocutore e indicare tramite l’Ismea quelli che sono i range idonei dei prezzi di ciascun prodotto, al di sotto del quale i consumatori sanno di contribuire allo sfruttamento dei lavoratori e all’affanno delle imprese, e al di sopra del quale si palesa una condotta speculativa da parte dei diversi intermediari commerciali. Questo sistema sarebbe un aiuto in più per tutti, per uscire dalla crisi con una ripresa virtuosa, che non incrementi le diseguaglianze e faccia leva sull’Italia migliore, su un nuovo modello economico radicato nella sostenibilità ambientale, sociale ed economica”.

Fonte: Ufficio stampa Fai-Cisl


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