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venerdì 25 giugno 2021


Manodopera agricola, produttori dimenticati

Il tema del reperimento della manodopera agricola è sempre di grande attualità. Nel nostro articolo di ieri (clicca qui per leggerlo), abbiamo evidenziato la proposta di Cia-Agricoltori italiani per coinvolgere nei lavori stagionali i percettori del reddito di cittadinanza. E, a dimostrazione dell’importanza dell’argomento, sulla nostra pagina Facebook si è ‘infiammato’ il dibattito.

C’è chi colpevolizza in primis i percettori del sussidio pubblico, come Mauro Fabbri che dice: “Guai a farli lavorare, sfruttatori! Meglio stare a casina al fresco a non far niente col reddito di cittadinanza”. Sugli stessi toni anche Tommaso Oriolo, che sostiene: “La soluzione sarebbe sospendere il reddito di cittadinanza da aprile a giugno”. Alla critica della categoria si aggiunge anche Pietro di Bennardo che dice: “La manodopera c'è ma a casa con il reddito di cittadinanza: prendono più soldi stando a casa in giornate lavorative con disoccupazione e noi lavoratori a soffrire il caldo e il freddo”.

Tra coloro che additano i produttori agricoli tra i responsabili della situazione c’è Donato Torchetti che scrive: “Se i produttori agricoli pagassero i braccianti addetti alla raccolta come da contratto di lavoro nazionale, tutti andrebbero a raccogliere”.



Dal dibattito emerge con forza la frustrazione degli imprenditori agricoli, che sentendosi privati di qualsiasi tutela, non accettano le sterili polemiche sulla figura del produttore-sfruttatore.
Tra loro c’è Teresa Santagada che scrive: “Ma tutti quelli che additano l'imprenditore agricolo come sfruttatore e ladro senza cuore, si sono mai chiesti com'è la sua vita? A quanto vende i sui prodotti all'origine? A quante tasse paga? Quanto spende di contributi Otd? Quante ore di lavoro al giorno fa? Quante ore al giorno i suoi familiari fanno con lui senza retribuzione? Quanti di loro non ce la fanno più? La realtà è che viviamo in un sistema che va totalmente rivisto senza accusati né accusatori!”.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Claudio Sanfilippo che sottolinea: “Nel Decreto Sostegni 2 il caro ministro dell'agricoltura ha destinato più di 400 milioni i euro per il bonus ai lavoratori stagionali, che a detta di lui hanno eroicamente lavorato in tempo di Covid. Ma per un istante ha riflettuto sul fatto che se i braccianti hanno lavorato è perché qualcuno ha continuato a garantire loro il lavoro? Mi sento così svilito da questi atteggiamenti verso gli autonomi”.

C’è chi intravede la soluzione per il settore solo nelle piccole realtà domestiche come Fabio Iapichella che scrive: “Una sola cosa dobbiamo fare: ridurre tutte le superfici al limite e fare tutto in casa senza dare lavoro a nessuno. Abbattere il costo della manodopera a zero e poi vediamo cosa farà il governo. Ma lo dovrebbero fare tutte le aziende, basta industria del commercio o della produzione ma solo realtà piccolissime fatte in casa”.

Diversi anche gli interventi di produttori che, arrivati al limite, hanno deciso di chiudere le proprie aziende. Come Gaetano Marani che scrive: “Stiamo facendo fronte al problema pianificando un abbattimento totale dell’ azienda di circa 25 ettari. Così dovremmo risolvere ogni tipo di problema: fitosanitario, di vendita del prodotto e della manodopera”.
Come lui anche Federico Bruttomesso: “50 anni di azienda frutticola, a fine anno diciamo basta per sempre. Anni fa furono le drupacee, ora le pere. A queste condizioni diventa improponibile continuare”.

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