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lunedì 26 luglio 2021


«Uva sotto l'euro, un'offerta poco dignitosa»

Un'offerta che lascia a bocca aperta. L'uva da tavola a 0,99 euro il chilo che Eurospin proporrà il prossimo weekend (clicca qui per leggere la notizia) ha fatto sobbalzare gli operatori del comparto, non tanto e non solo per il prezzo (basso).




"Siamo consapevoli che il mercato ha le sue logiche, che domanda e offerta si devono incrociare per il bene di tutti, da chi produce a chi distribuisce, fino ai consumatori che debbono acquistare - questa è la premessa che fa a Italiafruit News Massimiliano Del Core, presidente della Commissione italiana uva da tavola - Ma il prezzo espresso in vendita, in questo momento della campagna, deve essere tutt'altro. Siamo nelle fasi iniziali della stagione, tra l'altro quest'anno partita in leggero ritardo sia in Sicilia che in Puglia: ci troviamo davanti a prodotto selezionato, è quindi poco consono venderlo come se fosse una promozione massiva, di quelle che si fanno nel bel mezzo della campagna, se non nelle fasi finali. Una promozione di questo tipo adesso toglie appeal al prodotto: per avere un articolo civetta all'interno del punto vendita rischio, agli occhi del consumatore, di togliere fascino all'uva da tavola. Non voglio criticare le logiche promozionali della Gdo, una catena può decidere anche di perdere su una promozione, ma non è questo il punto: se non si trasferisce valore, poi, l'offerta rischia di essere poco dignitosa per il prodotto stesso".



Con quel prezzo, in poche parole, si manda un messaggio sbagliato: in questo periodo, tanto per dare un metro di paragone, un'uva di seconda è pagata attorno a 1,30/1,40 euro il chilo, uscire al dettaglio con un prezzo sotto l'euro è quindi parecchio aggressivo. "Anche perché i costi della filiera sono molto impegnativi - aggiunge Del Core - Ce lo ribadiscono ogni giorno i nostri associati alla Cut: tutti stiamo facendo i salti mortali per coprire i programmi redatti con la distribuzione, è difficile farlo proprio a causa della partenza ritardata. Ancora l'uva non è al top delle loro caratteristiche organolettiche, sia quella con semi che le seedless: ma è normale essendo all'inizio. La distribuzione, però, ci induce a partire sempre con gran lena, anche per dare continuità alle forniture oltremare o egiziane: è una strategia comprensibile, ma bisogna tenere conto delle condizioni pedoclimatiche dei vari territori. Altrimenti il rischio è quello di una falsa partenza, di entrare sul mercato con un prodotto non idoneo: iniziare troppo presto è un tranello nel quale gli operatori cadono, indotti talvolta dalle richieste della Gdo: ma poi è una scelta che si ritorce contro chi produce, perché se il gusto non convince il consumatore, poi la collocazione dei volumi successivi non trova una risposta. E' una tendenza che registriamo già da qualche anno, c'è un concorso di colpa, per carità, ma quando il clima o le caratteristiche dei frutti non ci consentono di spingere sulla precocità, per il bene della filiera è bene attendere".



Un ragionamento che vale soprattutto per il mercato interno. "Gli italiani conoscono bene la stagionalità dell'uva e sono attenti alle caratteristiche organolettiche. Diverso è l'effetto all'estero: in Europa, dove sono abituati a consumare uve da diverse provenienze, quando provano le prime uve italiane e spagnole iniziano già a trovare un prodotto adeguato ai loro gusti - conclude Massimiliano Del Core - E' quindi importante seguire il mercato ed organizzare le promozioni non a tavolino ma in costante dialogo con i territori di produzione, e soprattutto senza uscire con prezzi che fanno apparire l’uva da tavola, eccellenza della qualità italiana, come una commodities priva di valore aggiunto".

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