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martedì 24 agosto 2021


Peperoni, le nuove varietà si otterranno più facilmente

In futuro sarà più facile ottenere nuove varietà di peperoni e peperoncini. E’ questo il risultato dello studio effettuato sulle bacche dal team internazionale di ricercatori (tra i partecipanti italiani anche Enea e Università di Torino), guidato da Pasquale Tripodi (Centro di ricerca orticoltura e florovivaismo del Crea) e da Nils Stein (Istituto tedesco Leibniz per la genetica delle piante e la ricerca sulle colture). Dopo aver ricostruito la storia genetica di queste solanacee, lo studio ne ha indagato i fattori determinanti per la propagazione a livello globale e quanto le tradizioni alimentari ne abbiano condizionato la biodiversità.

Sono stati oltre 10 mila i campioni di specie del genere Capsicum analizzate dagli scienziati a partire dalle banche internazionali del germoplasma: si tratta della più ampia collezione nel peperone finora caratterizzata e studiata, che rappresenta la diversità di oltre 130 paesi nel mondo, distribuiti in cinque continenti. 
“Mediante tecnologie di sequenziamento di nuova generazione – specifica la nota stampa del Crea - sono state sviluppate 26.000 sequenze barcode del Dna in grado di definire in modo univoco ciascun individuo oggetto di studio. Inoltre, sono stati adottati nuovi modelli di analisi genomica di popolazione, in grado di analizzare in modo accurato le similarità tra regioni geografiche di appartenenza delle accessioni, definendo le rotte evolutive della specie”.
Lo studio, condotto nell’ambito di ricerca europeo Horizon 2020, è stato pubblicato sulla rivista dell’Accademia americana delle scienze (Pnas). 


Obiettivi per il futuro

Durante lo studio, sono stati corretti gli errori di classificazione, eliminando le duplicazioni presenti: in questo modo si sono ottimizzati i dati custoditi nelle banche del germoplasma. Inoltre sono state identificate nuove regioni genomiche alla base di caratteristiche agronomiche d’interesse per la coltura, ad esempio per la pungenza della bacca o per il numero di pedicelli fiorali in grado di incrementare la produzione attraverso l’aumento del numero di frutti per pianta. 
“Quanto emerso apre interessanti prospettive per il peperone e il peperoncino piccante – spiega nella nota stampa Pasquale Tripodi, ricercatore Crea Orticoltura e Florovivaismo, coordinatore dello studio e primo nome della pubblicazione – Grazie alle informazioni genomiche sulle migliaia di accessioni esistenti e conservate nelle banche mondiali dei semi, sarà possibile sia lavorare a nuove potenziali varietà migliorate sia scegliere nuove aree verso le quali destinare le produzioni, sempre in un’ottica di resilienza al cambiamento climatico e di sostenibilità ambientale”.



Provenienza e piccantezza si leggono nella genetica

La ricerca ha confermato l’origine andina dei peperoni allo stato selvatico, oltre a precisare che la loro prima domesticazione è avvenuta nell’attuale Messico e in altre regioni dell’America meridionale.
“Grazie alla genetica – continua la nota stampa - è stato possibile ricostruire le rotte di espansione e differenziazione dei peperoni post-domesticazione. Sono stati identificati nuovi centri di diversità genetica in Europa Orientale, Africa e Sud Est Asiatico e individuate le diverse rotte commerciali che hanno permesso la diffusione e diversificazione del peperone dolce e del peperoncino in tali regioni”.
Se inizialmente le tipologie dolci hanno viaggiato tra il Centro-Sud America ed Europa, si sono poi diffuse in Medio Oriente e in Asia Centrale. L’Africa viene invece considerata porta di ingresso per entrambe le tipologie (dolci e piccanti) per i Paesi asiatici: le varietà africane registrano infatti proprietà intermedie tra quelle americane ed asiatiche. Se la Via delle Spezie ha aiutato la diffusione di bacche principalmente piccanti, quelle più dolci si sono sviluppate nell’areale Sud est asiatico.
Lo studio sottolinea anche che le regioni del genoma responsabili della piccantezza non erano distribuite in modo uniforme tra le varietà nelle diverse regioni del mondo, suggerendo “come i fattori culturali abbiano esercitato un importante influenza primaria sul modello di diffusione dei peperoni”. 

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