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mercoledì 8 settembre 2021


Alla fiera di Rimini il sottosegretario Francesco Battistoni

Anche il Sottosegretario alle politiche agricole, Francesco Battistoni in visita nella prima giornata di Macfrut al Rimini Expo Center. Nell’occasione ha inaugurato l’area dedicata alle start up e alle giovani imprese innovative presenti in fiera, insieme a Carlo Ferro presidente di Ice-Agenzia e Renzo Piraccini presidente di Macfrut. 

“Visitando gli stand ho notato grande affluenza ed entusiasmo per la ripartenza in presenza di Macfrut e Fieravicola – ha commentato Francesco Battistoni, sottosegretario al Ministero delle politiche agricole in visita alle startup - Dopo un anno e mezzo di blocco a causa della pandemia questa è la prima occasione per far incontrare di nuovo domanda e offerta, mettendo in mostra le nostre migliori eccellenze dell’ortofrutta e del settore avicolo. Ringrazio le imprese per non averci fatto mai mancare niente e anche oggi sono qui a guardare verso il futuro con grande impegno".

Battistoni poi descrive il clima respirato nei padiglioni fieristici riminesi che ospitano le kermesse. "C'è grande positività - ha sottolineato - occasioni come queste, nel pieno rispetto delle norme sanitarie, sono di fondamentale importanza per progettare il futuro e ripartire insieme tutelando il Made in Italy. Macfrut riunisce tutti i comparti dell’ortofrutta, puntando sul futuro, sull’internazionalizzazione e innovazione tecnologica. Tutti questi aspetti insieme creano la strada verso un’agricoltura di migliore qualità”. 

Dello stesso avviso Carlo Ferro presidente di Ice-Agenzia, che insieme al sottosegretario Battistoni, ha inaugurato e visitato in prima persona gli stand dedicati alle imprese giovanili del settore ortofrutta, soffermandosi a lungo a parlare con gli espositori. Ferro ha evidenziato il momento positivo per l’export italiano. “L’Italia ha registrato performance molto positive – ha concluso entusiasta Carlo Ferro - Rimarco l’ipotesi che si potrebbe concretizzare in merito agli incentivi fiscali in aiuto alle aziende che lavorano con l’estero. Motivo in più per valorizzare i prodotti del territorio”. 

Le nuove frontiere della frutticoltura protetta
Quali vantaggi, caratteristiche, costi e benefici porta l'adozione di tecnologie protettive in frutticoltura? Un tema attuale per la filiera, in un periodo storico in cui le variazioni climatiche sono al centro dell'attenzione, dell'interesse e della ricerca applicata in agricoltura. Di questo si è parlato in un momento di approfondimento organizzato da Macfrut in collaborazione con le università di Bologna, Modena, Reggio Emilia e Ancona, dal titolo “Le nuove frontiere della frutticoltura protetta”. L'utilizzo delle protezioni nei filari, i teli o le reti anti grandine, pioggia e insetti, sono interventi che portano risultati in termini di qualità e salubrità ma devono essere “calibrati in funzione della geografia e tipologia del contesto nel quale si realizzano. Questi – sottolinea il professore di arboricoltura dell'università politecnica delle Marche?, Davide Neri – influiscono sull'equilibrio fotosintetico delle piante e quindi sulla qualità finale del prodotto”. 
L'indirizzo scientifico e tecnologico si sta indirizzando così oltre alla multifunzionalità degli impianti, anche sulla fotoselettività degli stessi. Tra gli esempi portati al Macfrut c'è quello legato alle esperienze adottate in cerasicoltura. 

Per il professore Stefano Lugli “la metodologia, sia essa di tipo monofila o mondoblocco, sia automatico o fisso, hanno risposte in termini produttivi e di protezione sensibilmente differenti tra una tipologia e l'altra”. Se dal punto di vista dell'efficacia e dell'efficienza degli interventi di difesa la ricerca conferma gli importanti contributi, uno degli aspetti che influiscono di più sull'adozione in campo, sono legati alla sostenibilità economico-finanziaria aziendale. 

Un capitolo non secondario che per il professore associato del Dipartimento di scienze e tecnologie agro-alimentari, Rino Ghelfi “alla luce delle analisi effettuate su una quindicina di tipologie di impianto differenti in ambito cerasicolo, si dimostra come i tempi di ritorno dell'investimento siano abbastanza lunghi per una produzione tradizionale. In termini percentuali nell'arco di almeno dieci anni. Inoltre si deve aggiungere anche un 20% in più di costo alla produzione medio. Più veloce invece è il rientro finanziario con produzioni più intensive”. 

Fonte: Ufficio stampa Macfrut


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