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martedì 14 dicembre 2021


Agrumi, fondamentale gestire le importazioni

Fino all'entrata della Spagna nell'Unione Europea (avvenuta il 1 gennaio 1986), gli spagnoli si accontentavano solo della frutta stagionale e non importavano alcun tipo di frutto. Dopo l'entrata nell'Unione Europea è iniziata l'era del libero commercio: all'improvviso il mercato spagnolo si è riempito di mele italiane e francesi, di patate francesi, di prodotti esotici e quelli provenienti dall’emisfero sud.

Nel frattempo l'export spagnolo di frutta e verdura è cresciuto a dismisura, fino a soppiantare Italia e Francia, che fino a quel momento erano i principali fornitori di ortofrutta in Europa. Nel 1984 la Spagna esportava 3 milioni e 200 mila tonnellate di frutta e verdura (1 milione e 500 mila di agrumi, 1 milione e 103 mila di ortaggi e 530 mila di frutti diversi dagli agrumi) ma, appena una decade dopo l’entrata in Europa, il Paese ha raggiunto la cifra di 7 milioni e 700 mila tonnellate di export (di cui 2 milioni e 800 mila di agrumi, 3400 di ortaggi e 1 milione e 450 mila di frutta). Anche se in questo momento la crescita non è così esponenziale, negli ultimi 5 anni la Spagna ha mantenuto cifre tra i 13,5 e i 14,8 milioni di tonnellate. La destinazione principale delle nostre esportazioni è l'Unione Europea (a cui vendiamo tra il 92 e il 95% dei prodotti): Germania al primo posto, seguita da Francia e Regno Unito.
 
Storia delle importazioni


Esportazioni (blu) e importazioni (rosso) di agrumi spagnoli
Fonte: Datacomex

Nel primo grafico vediamo lo sviluppo delle importazioni ed esportazioni totali di agrumi degli ultimi 25 anni. Le esportazioni sono cresciute da 3 a 4 milioni di tonnellate, mentre le importazioni sono passate dalle 80 alle 280 mila nello stesso periodo. Dal 2000 ad oggi il tasso delle importazioni si è mantenuto sul 7,5% delle nostre esportazioni e solo in casi eccezionali superano la cifra dell'8,7%. I numeri cambiano però in base alla tipologia di agrumi considerata.
 
Arance e mandarini


Bilancio importazioni/esportazioni di arance (blu) e mandarini (rosso)
Fonte: Datacomex

Differenziamo l'analisi in base all’utilizzo degli agrumi per il consumatore: prima arance e mandarini, poi limoni e i pompelmi. Le importazioni più rilevanti sono quelle di arance: nel 1999 abbiamo superato per la prima volta le 100 mila tonnellate e nel 2020 siamo arrivati alle 190 mila tonnellate. Per questo motivo l'andamento del saldo è cresciuto e siamo rimasti per molti anni sopra il 10%, anche se nella tabella si osserva che nel periodo 2001-2008 detto saldo era superiore al periodo in corso.
A inizio secolo le esportazioni di arance erano circa 1 milione e 400 mila tonnellate e negli ultimi anni circa 1 milione e 600 mila tonnellate. Ora le cifre si sono stabilizzate e nel 2001 abbiamo importato 185 mila tonnellate; in questi 20 anni, in 7 occasioni hanno superato le 165 mila tonnellate.


Distribuzione mensile delle importazioni di arance e mandarini nell'anno 2020
Fonte: Datacomex

Per quanto riguarda i mandarini, anche se il saldo cresce del 2%, le cifre assolute si sono mantenute al di sotto delle 10 mila tonnellate fino al 2003, per poi crescere fino a 26mila tonnellate dell'anno scorso.
Se guardiamo a come avvengono le importazioni durante l'anno, il ritmo tra mandarini e arance è completamente diverso. Abbiamo preso come campione l'ultimo anno, il 2020, che si adatta abbastanza bene agli ultimi 5 anni e abbiamo confrontato la percentuale delle importazioni annuali totali di arance e mandarini per mesi.
Le importazioni delle arance vanno da maggio a ottobre quindi c'è una coincidenza delle arance marocchine ed egiziane con la campagna spagnola nei mesi di maggio e giugno. Per i mandarini osserviamo che stiamo importando allo stesso ritmo quasi tutto l'anno dato che durante le nostra campagna (da ottobre ad aprile) importiamo il 58% del totale e la maggior parte dei mandarini arrivano da Marocco, Israele ed Egitto.
 
Limoni e pompelmi


Bilancio importazioni/esportazioni di limoni e pompelmi
Fonte: Datacomex

Se analizziamo il bilancio importazioni/esportazioni di limoni e pompelmi nella tabella 4, osserviamo differenze molto definite rispetto agli altri prodotti. I pompelmi hanno numeri in calo: a inizio dello scorso secolo le importazioni erano intorno al 30% e ora i numeri sono dimezzati. Questo significa che c'è stata una netta crescita delle produzione spagnola e allo stesso tempo una riduzione delle importazioni. Durante il primo decennio del secolo le importazioni sono pari a 9500 tonnellate all'anno, nel secondo decennio solo 7500 tonnellate.


Distribuzione mensile delle importazioni di limoni (blu) e pompelmi (rosso) nel 2020
Fonte: Datacomex

Il comportamento dei limoni è molto simile a quello delle arance considerato che il saldo è passato dal 7% al 12%. I livelli di esportazione dei limoni sono cresciuti molto più di quelli delle arance, passati da una media di 460 mila tonnellate nel primo decennio a 620 mila tonnellate nel secondo, raggiungendo le 735 mila tonnellate negli ultimi due anni. Tra il 2005 e il 2008 il saldo import/export ha superato il 20%.
Vediamo come le importazioni di limoni e pompelmi siano sostanzialmente concentrate sui mesi complementari alla nostra stagione naturale (giugno, luglio, agosto e settembre) che accumulano quasi il 70% delle importazioni totali. Pertanto, da un punto di vista globale della campagna, possiamo dire che otto mesi sono il cuore della nostra campagna e quattro mesi sono il nostro complemento.
 
Evoluzione storica


Ritmo mensile delle importazioni di agrumi
Fonte: Datacomex

Se guardiamo in prospettiva, dal ‘95 ad oggi, vediamo come le importazioni mensili di agrumi nel complesso si siano evolute in termini assoluti. Nel ‘95 erano limitate ai mesi da luglio a ottobre mentre oggi si estendono da aprile a novembre: questo significa che la finestra mensile per le importazioni si è ampliata. Relativamente ai Paesi di provenienza, il 50% delle importazioni arriva dall'Ue. Se osserviamo il ritmo di spedizione, la maggior parte arriva dall'emisfero australe quindi le cifre da incrementare sono quelle del Sudamerica e dell'Africa del Sud.
 
I motivi per cui gli agrumi provenienti dall'emisfero sud entrano da altri porti al di fuori della Spagna sono diverse: logistica, per motivi di controllo all'entrata o altre cause. Il grande aumento delle importazioni è arrivato dai Paesi del Mediterraneo, che all'inizio non consideravamo dato che il loro calendario è uguale al nostro, mentre oggi le 61mila tonnellate di importazioni rappresentano il 22% del totale. Spicca il Marocco, dal quale acquistiamo 50.000 tonnellate di agrumi all'anno, principalmente nei mesi di maggio e giugno. L'apparizione dell'Egitto è già più di un aneddoto ed è difficile stimare il suo viaggio. Le 1.200 ton provenienti da Israele potrebbero diminuire man mano che la produzione spagnola di Orri cresce. Le importazioni da Messico, Stati Uniti, Cina e Australia le considero un paradosso considerato che hanno tutti protocolli diversi per le esportazioni e ad un costo più basso del nostro. Le nostre esportazioni costano 12 centesimi al chilogrammo e la nostra competitività ne risente, mentre gli altri Paesi lo fanno senza alcun tipo di protocollo.

Nel 1995, la Spagna ha importato 2.836.000 ton di frutta e verdura, di cui 75.000 ton erano già agrumi. L'anno scorso la Spagna ha importato 4.374.000 ton di frutta e verdura, di cui 280.000 ton di agrumi, che rappresentano il 6,40% delle importazioni totali.
Gestire le importazioni da parte del settore agrumicolo e indirizzare le nostre produzioni in modo che queste importazioni siano complementari per mantenere adeguatamente il ritmo dei consumi e non concorrenza diretta è il modo migliore per armonizzare gli scambi, considerato che la chiusura delle frontiere non sarà più una tecnica utilizzabile.

Articolo tratto da Valenciafruits.com

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Paco Borras
International Expert

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