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Clementine, l'Italia impari dalla Spagna martedì 30 novembre 2021


«Clementine, l'Italia impari dalla Spagna»

“Abbiamo iniziato la campagna delle clementine a ottobre con il prodotto spagnolo e i prezzi sono stati molto alti. Ora con i frutti calabresi e pugliesi riusciamo a realizzare solo un quarto delle vendite”. A dirlo a Italiafruit News è Danilo Iacozza, commerciale di Fratelli L’Amante, azienda specializzata nella commercializzazione di agrumi sui principali mercati italiani.

 

Il problema, secondo Iacozza, è di organizzazione della filiera e i produttori italiani dovrebbero prendere ad esempio quelli iberici. “Le varietà spagnole precoci sono di qualità elevata e arrivano sul mercato quando ancora non ci sono altri frutti – dice il commerciale – per questo le vendite sono buone e i prezzi ottimali. Al contrario il prodotto italiano, per quanto di buona qualità, viene distribuito sui mercati tutto nello stesso momento con volumi abbondanti: non si può sperare che le vendite e i prezzi siano buoni come per il prodotto spagnolo”.
Al momento le uniche clementine vendute da L’Amante sono quelle con i calibri più grossi, la restante parte è destinata principalmente ai mercati esteri. “E’ l’unico modo per distribuire tutti i frutti, nonostante per i calibri più piccoli riusciamo a coprire appena i costi di produzione, che quest’anno sono ancora più alti” commenta Iacozza.

 

Il commerciale lancia una sfida ai produttori italiani: “Dobbiamo imparare a cooperare come gli spagnoli: solo con una buona organizzazione, si evitano sprechi di produzione e si garantisce un trend commerciale positivo e costante”.

Fratelli L’Amante colloca il suo prodotto tramite una rete di clienti fidelizzati in tutti i principali mercati italiani. “Lavoriamo con gli stessi clienti da tanti anni e la risposta è sempre positiva” sottolinea Iacozza. Tutte le referenze dell’azienda arrivano nei mercati dopo un’attenta fase di lavorazione e confezionamento: “Lavoriamo i nostri prodotti sia con il nostro brand che con il marchio dei distributori”.


 

“Spero che da qui in avanti aumentino i consumi del prodotto nazionale – conclude Iacozza – è l’unico modo per aiutare le aziende che fanno qualità e sostenere la filiera. I produttori sono il primo perno della catena agroalimentare e, se i guadagni non superano i costi di produzione, si rischia una perdita in qualità".

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