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mercoledì 9 febbraio 2022


«Cerco manodopera da novembre, non si trova nessuno»

Nicola Servadei è un agricoltore di Faenza che gestisce aziende agricole per un totale di 50 ettari coltivati per l’80% a frutteto e il restante a vigneto e seminativo. Da novembre è alla disperata ricerca di manodopera che non riesce a rintracciare. “Cerco due persone con un minimo di qualifica per effettuare la potatura dei frutteti – spiega a IFN – ma non si trova nessuno, né italiani, né extracomunitari”. Servadei (foto sotto) è anche presidente dei frutticoltori di Confagricoltura Ravenna e vicepresidente regionale dei frutticoltori, e sa bene che questo non è un problema solo suo.



“Le restrizioni dovute all’emergenza pandemica hanno inciso molto: tutto infatti è iniziato con l’introduzione dell’obbligo del Green Pass ad ottobre. Molti stranieri finita l’estate se ne sono andati e non sono tornati, oppure si sono spostati in altri settori, come l’edilizia, che sta attraversando un buon periodo grazie agli incentivi del Superbonus”. 
Fatto sta che lo scorso anno questa problematica non c’era e la forza lavoro si trovava tramite il passaparola tra dipendenti e conoscenti. “La condizione che vivo ora è difficile seppure non impossibile da sostenere, ma in previsione della raccolta è impensabile non riuscire ad affrontarla con più lavoratori. Siamo in 8 in azienda e se la campagna di raccolta fosse buona darebbe lavoro in totale a 14 persone”. 



Il Decreto Flussi pubblicato in Gazzetta Ufficiale ha dato il via libera a chi proviene da Paesi extracomunitari muniti di certificati di guarigione o vaccinali da più di 6 mesi compresi quelli ottenuti con il vaccino sputnik o altri non autorizzati in Italia con l’esito negativo di tampone effettuato 48 ore prima se antigenico o 72 se molecolare. Questo però per Servadei non è una certezza per trovare lavoratori in fase di raccolta: “La situazione potrà anche cambiare, ma affidarsi ai decreti flussi è un terno al lotto”, commenta. “Ci sono aziende che hanno tutti i parametri per assumere, ma l’accettazione della pratica avviene in ritardo. È un percorso difficile da intraprendere, andrebbe bene se il Decreto funzionasse”. 



Non possiamo nascondere che un altro motivo per cui la manodopera è carente, è legata alle condizioni lavorative del settore: “In Italia – prosegue il coltivatore - ci sono molti cittadini disoccupati, ma non scelgono questo mestiere perché il lavoro in agricoltura non è più attrattivo come una volta. Come Confagricoltura ora per assumere operai ci stiamo rivolgendo ad associazioni e centri di assistenza che accolgono chi si trova in difficoltà, anche persone che hanno fatto domanda di asilo politico, per provare a fare reinserimenti nel mondo lavorativo. Siamo fiduciosi di poter trovare qui le braccia che ci servono". 

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