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giovedì 17 febbraio 2022


Tutto a 1 euro, guai ad accontentarsi

Anche nella selva dei rincari generalizzati è bene proporre prezzi per tutte le tasche, ma dalle boutique dell'ortofrutta ai banchi degli ambulanti con tutto a 1 euro il chilo c'è un mondo intero, ci sono soprattutto politiche commerciali – non sempre trasparenti, come vedremo - che rischiano di deprimere i consumi e sminuire il valore dell'ortofrutta.

In queste settimane dove si parla solo dell'inflazione su beni alimentari ed energetici ho deciso di passare una mattinata immerso nella distribuzione di ortofrutta, proprio per rendermi conto di persona della situazione prezzi, visitando diversi reparti di insegne della grande distribuzione organizzata, negozi di fruttivendoli e banchi al mercato.



Nella distribuzione moderna incontro bei reparti, ben tenuti, ordinati e con merce fresca, prezzi in linea con il momento, sapendo i costi della merce all’ingrosso e che i margini per chi vende sono compressi; qualche problema, invece, sorge quando faccio alcune domande agli addetti del reparto sui prodotti, ma di questo riparleremo. Anche dai fruttivendoli, spesso vere e proprie boutique specializzate dove la cura e la qualità si percepiscono già dalla presentazione, registro prezzi da piccoli dettaglianti, ma in linea con il periodo.

Arrivo quindi al mercato che si disloca su diverse piazze di Reggio Emilia, la mia città, da sempre punto di riferimento per gli acquisti e frequentatissimo. L'ortofrutta è la regina con i suoi innumerevoli banchi, uno spettacolo di colori, ma noto subito che quelli tenuti meglio e in regola con tutte le normative per la vendita al dettaglio sono quasi deserti, nonostante la merce bellissima e con persone preparate a servire i pochi clienti: i prezzi sono sostenuti, come i negozi privati.



Di fianco a questi, invece, ci sono altri banchi molto affollati di persone (anche senza distanziamento...): avvicinandomi balzano all'occhio enormi cartelli con i prezzi tutti uguali, tutto a 1 euro, indistintamente per tutte le referenze, senza ovviamente nessuna indicazioni delle provenienze, calibri o altri riferimenti come da normative di legge, con imballi riutilizzati che riportano impresse indicazioni diverse dal contenuto.

Conoscendo bene il valore di costo della merce, mi sovvengono molti dubbi su quei prezzi particolarmente bassi visti il periodo e il tipo di articoli. Comunque, la cosa certa è che questi “banchi” sono presi d'assalto dalle persone di diverse tipologie di età, dai giovani agli anziani, sia italiani che stranieri.



Mi domando perché i consumatori che negli ultimi anni chiedono a gran voce sempre più informazioni sui prodotti, sulle loro provenienze, in ottica sia salutistica che qualitativa, ora invece si accontentano... del nulla e basta il prezzo?

Anche per il consumatore diventa in effetti difficile capire il reale valore dei prodotti se i finocchi, le zucchine o i pomodori (tutti prodotti di II categoria ma non dichiarata) alcuni li vendono a 1 euro il kg e altri banchi a fianco dai 3 ai 5 €/kg, stesso discorso per gli agrumi, col prodotto a 1 euro vicino a referenze che oscillano tra i 2 e i 3 €/kg.

Mi chiedo quindi: ma il prodotto a 1 €/kg è buono perché costa poco? O perché costa meno di quello a fianco e quindi è ancora più buono? O forse perché nel 2022, causa questa impennata di aumenti, i consumatori avranno una maggiore attenzione al prezzo a scapito della qualità?



La distribuzione nel suo complesso dovrebbe dare una risposta a queste domande per impostare una strategia capace di difendere i consumi e tutelare i consumatori, senza però svilire il lavoro della filiera ortofrutticola. Ma in un mercato moderno gli attori devono competere ad armi pari: le normative che sono alla base del commercio (come l'indicazione del prezzo, articolo, provenienza, calibro) devono essere rispettate e fatte rispettare.

Alla fine di questa mia full immersion ortofrutticola ho constatato che nella maggior parte dei casi il settore gode di ottima salute, ma ci sono norme per la vendita che vanno rispettate da tutti, altrimenti i prodotti ortofrutticoli continueranno ad essere svenduti senza un giusto e reale valore, mescolando tutto indistintamente, innescando il circolo vizioso dei prezzi verso il basso di cui spesso, poi, ne diventa vittima chi produce e chi raccoglie.

Detto questo, la politica dei prezzi sarà centrale: tutti gli attori della filiera dovranno prestarvi la massima attenzione quest'anno che, si è già capito dalla situazione di gennaio, sarà molto difficile.

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Giampaolo Ferri
Retail Expert

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