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martedì 21 giugno 2022


Lavoratori, la situazione si fa seria

Ci avviciniamo al giro di boa del 2022, la campagna della frutta estiva sta entrando nel suo clou e da Nord a Sud c'è un filo conduttore che lega tante imprese, del settore e non solo. Non parliamo dell'aumento dei costi produttivi - che pure rappresentano una piaga condivisa da tanti comparti economici - ma della bolla del lavoro: manca manodopera e non è uno slogan.

Dai frutteti alle serre, dai magazzini agli uffici, le aziende ortofrutticole sono alla disperata ricerca di forza lavoro: da figure specializzate a personale da inserire in posizioni che non richiedono particolari competenze. Il termomento della situazione è dato anche dagli annunci che si vedono circolare: ancora a giugno ci sono importanti cooperative - tra i gruppi più strutturati d'Italia e d'Europa - che si affidano addirittura a post sponsorizzati su Facebook per reperire carrellisti, addetti alla cernita, e facchini.



Una situazione davvero insolita. Si parla di assunzioni stagionali con contratti nazionali, a cui soprattutto nelle regioni settentrionali si aggiungono anche integrativi provinciali di un certo livello. Insomma, occupazioni inquadrate con tutti i crismi: tutto normato e tutto retribuito. Ma nonostante ciò le aziende sono in affanno nel reperire tutte le figure di cui avrebbero bisogno. Prima del Covid a questo punto della stagione tutte le posizioni erano già ampiamente coperte.

Dopo due anni in cui i magazzini deputati alla lavorazione della frutta estiva hanno lavorato a rallentatore - le gelate avevano falcidiato le produzioni e quindi i volumi erano al minimo storico - in questa campagna i numeri stanno tornando ai valori storici. Ma non si può dire la stessa cosa del personale. Tra chi è andato in pensione e che per mille motivi non è arrivato in Italia per la campagna estiva, c'è una notevole difficoltà a far fronte al turn-over.

In questo contesto c'è chi ha assunto i profughi ucraini - l’accesso al lavoro, infatti, è uno dei diritti che si acquisiscono con la richiesta della protezione temporanea europea - ma questo è solo pannicello caldo.



La politica è la grande assente di questa partita. Il decreto flussi - dicono le varie organizzazioni - si è rivelato sottostimato nella sua portata, oltre che in ritardo. Di politiche attive del lavoro a favore del settore primario non ce ne sono, formazione e ricambio generazionale in agricoltura sono parole sconosciute e i vari pasticci fatti con il Bonus del 110% in edilizia hanno assorbito parte della manodopera destinata ai lavori nei campi. E poi c'è l'effetto - forse più psicologico che concreto - del reddito di cittadinanza.

Il tempo è ormai scaduto. Per questa campagna c'è poco o nulla che si possa fare: l'ortofrutta ha già tanti fronti aperti e sfide non banali da superare, correre il rischio di ridimensionarsi perché non si trovano i lavoratori necessari - in un contesto economico difficile con un tasso di disoccupazione all'8,4% ad aprile - sarebbe una sconfitta per l'intero Paese.

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