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venerdì 8 luglio 2022


«La dolcezza non toglie l’amaro in bocca dei rincari»

I problemi dell’ortofrutta non risparmiano nessuno, anche i produttori di melone gialletto devono affrontare prezzi di produzione alle stelle, siccità e manodopera introvabile. L’azienda siciliana Consorzio Biviere, che dedica 40 ettari alla coltivazione del melone gialletto, affronta questa complicata situazione con la sua strategia.
“L’unica alternativa per essere competitivi in questo momento – afferma Giuseppe Burgio, responsabile commerciale del consorzio Biviere di Gela - è puntare sulle varietà precoci che offrono degli adeguati standard qualitativi e cercare di arrivare prima degli altri sui mercati, mantenendo un livello qualitativo alto. Da Biviere puntiamo sul melone gialletto Cartago, che è caratterizzato da trapianti molto precoci”. I trapianti di Cartago possono essere effettuati anche febbraio-marzo e permettono una campagna commerciale già operativa da metà giugno.




“Per performare la precocità di Cartago – spiega Burgio – abbiamo optato non per la classica coltivazione a campo aperto, bensì coltiviamo i nostri gialletti nei minitunnel che oltre ad anticipare la raccolta fungono anche da protezione per la coltura. Un altro aspetto caratteristico di Cartago è il livello di standardizzazione dei frutti, caratterizzati da una forma ovale e da una buccia molto rugosa, una polpa consistente e croccante. La pezzatura del frutto si aggira intorno ai 2 – 2,5 kg, aspetto molto gradito ai commercianti. Per scelta commerciale abbiamo ridotto le quantità per aumentare il peso del prodotto”.


Campagna iniziata bene

“La campagna commerciale – continua il responsabile vendite – è iniziata il 13 giugno con un prezzo medio di vendita attestato di 0,7 euro il chilo per poi scendere a 0,50, ma il problema sono i costi di produzione che non possono essere fronteggiati, abbiamo registrato un aumento dei costi di imballaggio del 200%. Dunque, anche la più rosea campagna commerciale difficilmente può tenere testa a questi aumenti. Inoltre, la siccità ha aggravato le dinamiche idriche dell’areale, perché sia la diga Disueri che la diga Comunelli non sono mai state gestite regolarmente, e adesso il territorio è senz’acqua, elemento imprescindibile per una coltura come il melone e si rischia di non poter piantare carciofi”.



Anche la manodopera sembra scomparsa, i lavoratori stranieri quest’anno non hanno gradito l’Italia e anche il reddito di cittadinanza ha contribuito ad allontanare le persone dai campi. “L’andamento del mercato – chiosa Burgio - sarà imprevedibile anche per dinamiche lontane dall’agricoltura”.

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